C’è un flavonoide che porta il nome di una pianta con cui, in realtà, condivide solo la storia della sua scoperta e non la sua origine principale: è la rutina, isolata per la prima volta dalla ruta (Ruta graveolens) ma oggi conosciuta soprattutto per la sua presenza nel grano saraceno. Vediamo cos’è, dove si trova davvero e perché va tenuta distinta dalla quercetina, con cui viene spesso confusa.
Cos’è la rutina
La rutina è un flavonolo glicosilato: chimicamente è formata da una molecola di quercetina legata a uno zucchero disaccaride chiamato rutinosio (da cui il nome). Questo piccolo dettaglio chimico non è irrilevante: la presenza dello zucchero rende la rutina più solubile in acqua rispetto alla quercetina “nuda” (l’aglicone), ma ne modifica anche l’assorbimento a livello intestinale, dove deve prima essere scissa dai batteri del microbiota per liberare la quercetina che l’organismo può utilizzare più facilmente.
È per questo che rutina e quercetina, pur essendo chimicamente quasi la stessa molecola, non vanno considerate intercambiabili: hanno cinetiche di assorbimento diverse e, di conseguenza, comportamenti diversi una volta assunte.
Da dove viene il nome (e da dove viene davvero la rutina)
Il nome “rutina” fu coniato nell’Ottocento perché la molecola venne isolata per la prima volta dalla ruta comune, una pianta aromatica mediterranea da secoli utilizzata nella tradizione erboristica popolare. Oggi, però, la fonte alimentare più concentrata e commercialmente rilevante di rutina non è la ruta, ma il grano saraceno (Fagopyrum esculentum): in particolare le foglie e i fiori della pianta ne contengono quantità molto elevate, tanto che il grano saraceno resta ancora oggi la materia prima principale per l’estrazione industriale di rutina a livello mondiale.
Altre fonti alimentari di rutina includono i capperi, gli agrumi (dove si trova insieme a esperidina, diosmina e naringenina), le mele (soprattutto nella buccia), gli asparagi e alcune verdure a foglia verde. Il grano saraceno, va precisato, non è un cereale in senso botanico: è uno pseudocereale, un seme di una pianta della famiglia delle poligonacee, tradizionalmente privo di glutine.
Il “complesso vitamina P”: un nome storico da conoscere
Chi si interessa di erboristeria avrà probabilmente incontrato il termine “vitamina P” associato alla rutina e ad altri flavonoidi simili (come l’esperidina). Si tratta di un nome storico, coniato negli anni ’30 del Novecento dal biochimico Albert Szent-Györgyi (lo stesso scienziato che isolò la vitamina C), quando si pensava che questi composti fossero vitamine vere e proprie essenziali per la resistenza dei capillari.
Le conoscenze scientifiche successive hanno chiarito che i flavonoidi come la rutina non sono vitamine in senso stretto: non soddisfano i criteri che definiscono una vitamina (una sostanza essenziale che l’organismo non può sintetizzare e la cui carenza causa una specifica patologia da carenza). Il termine “vitamina P” è quindi oggi considerato storicamente superato e non viene utilizzato nella nomenclatura scientifica o normativa attuale.
Uso farmaceutico storico e cosa vale invece per gli integratori alimentari
Come altri flavonoidi di questa famiglia, anche un derivato della rutina (l’idrossietilrutoside, una forma chimicamente modificata) è stato per decenni la base di farmaci registrati destinati a un uso specifico, sotto prescrizione o consiglio medico, con dosaggi ed evidenze cliniche proprie di quel medicinale. Questo, però, riguarda uno specifico farmaco a base di un derivato semisintetico della rutina, con un proprio percorso di autorizzazione regolatoria: non ha nulla a che vedere con la rutina come ingrediente di un integratore alimentare.
A oggi, nel registro europeo delle indicazioni sulla salute (Regolamento CE 1924/2006, gestito da EFSA), non esiste alcun health claim autorizzato per la rutina come ingrediente di un integratore alimentare. Un integratore che la contenga non può quindi vantare alcun effetto specifico sulla circolazione, sui capillari o sul microcircolo: si tratterebbe di un claim non autorizzato, indipendentemente dall’uso storico che se ne è fatto in ambito farmaceutico.
Rutina e quercetina: come distinguerle in etichetta
Un consiglio pratico per chi legge le etichette degli integratori: se trovate scritto “rutina” o “rutoside”, si tratta della forma glicosilata; se trovate scritto “quercetina” (o “quercetina diidrata”, la forma più comune in commercio), si tratta della forma aglicone, priva dello zucchero. Sono due ingredienti diversi, spesso presenti insieme nella stessa formulazione proprio perché offrono profili di solubilità e assorbimento complementari, ma non sono la stessa cosa e non andrebbero mai indicati come sinonimi.
Domande frequenti
Rutina e quercetina sono la stessa cosa?
No. La rutina è la quercetina legata a uno zucchero (rutinosio). Chimicamente sono molto simili ma hanno comportamenti di assorbimento diversi nell’organismo.
Il grano saraceno contiene glutine?
No, il grano saraceno è naturalmente privo di glutine: è uno pseudocereale, non un cereale in senso botanico, anche se va sempre verificata l’assenza di contaminazione crociata nei prodotti finiti se si segue una dieta senza glutine per motivi medici.
La “vitamina P” esiste davvero?
È un nome storico ormai superato, oggi non più utilizzato scientificamente: la rutina e i flavonoidi correlati non sono classificati come vitamine.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun modo il parere di un medico o di un farmacista. Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



