Il sapore amaro del pompelmo, così diverso da quello dolce dell’arancia, si deve in gran parte a una famiglia di molecole chiamate flavanoni. Tra queste, una delle più studiate è la naringenina, spesso confusa con una sua “parente stretta”, la naringina. Capire la differenza tra le due non è un dettaglio da chimici: aiuta anche a comprendere meglio un tema di sicurezza reale, quello delle interazioni tra pompelmo e farmaci.
Cos’è la naringenina
La naringenina è un flavanone, una sottoclasse dei flavonoidi, presente naturalmente negli agrumi, in particolare nel pompelmo, ma anche nell’arancia amara (bergamotto e chinotto compresi) e, in quantità minori, nel pomodoro, soprattutto nella buccia. È la forma “aglicone” della molecola, cioè priva di zuccheri legati alla struttura di base.
La differenza tra naringenina e naringina
Qui nasce spesso la confusione. La naringina è invece un glicoside: chimicamente è naringenina legata a uno zucchero particolare, il neoesperidosio. È proprio la naringina, non la naringenina, il composto principalmente responsabile del caratteristico sapore amaro del pompelmo, ed è la forma prevalente presente nel frutto fresco e nel succo.
Quando il pompelmo viene digerito, la flora batterica dell’intestino stacca lo zucchero dalla naringina attraverso un processo chiamato idrolisi, liberando la naringenina, che viene poi assorbita. In altre parole: si mangia soprattutto naringina, ma buona parte di quello che il corpo effettivamente utilizza è naringenina. Sono quindi due molecole diverse, ma strettamente collegate nel loro percorso all’interno dell’organismo.
Cosa dice la ricerca
La naringenina è una delle molecole vegetali più studiate in laboratorio: le ricerche preliminari, condotte soprattutto su modelli cellulari e animali, hanno esplorato il suo comportamento come antiossidante e il suo possibile ruolo nel metabolismo dei lipidi. Si tratta, va detto con chiarezza, di ricerca preclinica: non esiste ad oggi un’indicazione sulla salute (claim) autorizzata da EFSA per la naringenina assunta come tale, e i risultati ottenuti in laboratorio non possono essere automaticamente trasferiti a un effetto garantito nell’uomo attraverso l’alimentazione. Il pompelmo resta comunque un frutto interessante dal punto di vista nutrizionale, ricco di vitamina C, fibre e acqua, da inserire in un’alimentazione varia ed equilibrata.
Il punto di sicurezza più importante: pompelmo e interazioni con i farmaci
C’è un aspetto della famiglia degli agrumi amari che merita un’attenzione particolare, ed è bene trattarlo con la massima serietà. Il pompelmo (frutto intero e succo) è noto da tempo per interagire con diversi farmaci, alterandone l’assorbimento nel sangue. Il meccanismo principale coinvolge l’inibizione di un enzima intestinale, il CYP3A4, responsabile del metabolismo di numerosi principi attivi: se questo enzima viene inibito, alcuni farmaci vengono assorbiti in quantità molto più elevata del previsto, con il rischio concreto di un sovradosaggio.
La ricerca scientifica ha identificato le furanocumarine (come la bergamottina) come i principali responsabili di questa interazione, mentre il contributo specifico di naringina e naringenina a questo fenomeno è stato oggetto di studio ma resta meno centrale rispetto alle furanocumarine. Ciò non toglie che il pompelmo, nel suo insieme, resti uno degli alimenti più noti per questo tipo di interazione, tanto che in molti foglietti illustrativi di farmaci si trova un avviso esplicito in merito.
Tra le categorie di farmaci per cui è stata documentata un’interazione clinicamente rilevante con il pompelmo figurano, a titolo di esempio, alcune statine, alcuni calcio-antagonisti utilizzati per la pressione arteriosa, alcuni immunosoppressori e alcuni farmaci antiaritmici. L’elenco e la rilevanza dell’interazione variano da farmaco a farmaco e anche da persona a persona.
Il consiglio pratico è semplice e vale sempre: chi assume farmaci in modo continuativo dovrebbe leggere sempre il foglietto illustrativo alla voce “interazioni” e, in caso di dubbio, chiedere al proprio medico o al proprio farmacista di fiducia se può consumare pompelmo o succo di pompelmo in tranquillità. Non è necessario evitare il pompelmo “per principio”: è necessario informarsi caso per caso, perché per moltissimi farmaci non esiste alcuna interazione nota.
Naringenina e integratori: cosa sapere
La naringenina si trova anche in alcuni estratti vegetali ed integratori a base di agrumi. Anche in questo caso valgono le stesse cautele valide per il frutto fresco: chi è in terapia farmacologica dovrebbe sempre segnalare al medico o al farmacista l’assunzione di qualsiasi estratto di agrumi, proprio per il possibile coinvolgimento della stessa famiglia di enzimi.
Domande frequenti
Naringenina e naringina sono la stessa cosa?
No: la naringina è il glicoside (naringenina più uno zucchero) presente nel frutto, la naringenina è la forma libera che il corpo assorbe dopo la digestione.
Il succo di pompelmo interagisce con tutti i farmaci?
No, l’interazione riguarda specifiche categorie di farmaci metabolizzati da un enzima intestinale chiamato CYP3A4. In caso di terapie in corso, la parola d’ordine è chiedere sempre consiglio al proprio medico o farmacista.
La naringenina ha un claim di salute approvato?
No, ad oggi non esiste un’indicazione sulla salute autorizzata da EFSA specifica per la naringenina.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Proprio per il tema delle interazioni farmacologiche trattato in questo articolo, ricordiamo quanto sia importante rivolgersi sempre al proprio medico o farmacista di fiducia prima di iniziare l”assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie in corso, gravidanza o allattamento.



