Sito ufficiale Noebis Pharma · Spedizione gratuita da €49,90 · Tracking incluso

Le micotossine nelle materie prime vegetali sono contaminanti prodotti da alcune muffe in determinate condizioni. Possono interessare prodotti agricoli e ingredienti destinati a integratori, in funzione della pianta, della filiera e delle condizioni di raccolta, essiccazione o deposito. Riconoscerne il rischio richiede un approccio diverso da un semplice controllo visivo dell’ingrediente.

Muffa visibile e micotossina non sono la stessa cosa

La presenza di muffe e la presenza di micotossine sono fenomeni collegati in alcuni contesti, ma non equivalenti. Una materia prima può non mostrare alterazioni evidenti e contenere comunque sostanze indesiderate; al contrario non ogni crescita fungina produce le stesse tossine. L’analisi deve essere progettata per i composti pertinenti, senza dedurre conclusioni dall’odore o dall’aspetto.

Il problema va distinto anche dalla conta microbiologica, che riguarda il comportamento dei microrganismi nelle condizioni di prova. Un test microbiologico conforme non sostituisce automaticamente un controllo delle micotossine.

Quali contaminanti vengono considerati

In funzione della categoria alimentare e della materia prima, possono essere rilevanti sostanze come aflatossine, ocratossina A e altri gruppi disciplinati o valutati a livello europeo. Non esiste però un pannello di micotossine obbligatorio e identico per ogni integratore. Le priorità derivano dall’identità dell’ingrediente, dalla sua origine e dalle norme applicabili alla specifica matrice.

Il regolamento (UE) 2023/915 stabilisce tenori massimi per determinati contaminanti in specifici alimenti. Per verificarli è necessario consultare gli allegati aggiornati e non applicare automaticamente il limite di una categoria diversa.

Da dove nasce il rischio nella filiera

Le condizioni durante coltivazione, raccolta, essiccazione e stoccaggio influenzano il rischio. Umidità elevata, ritardi nella lavorazione e cattiva protezione dei materiali possono favorire situazioni sfavorevoli. Tuttavia una micotossina già presente non viene necessariamente eliminata da una successiva essiccazione. Il controllo deve quindi iniziare prima dell’arrivo della materia prima allo stabilimento.

Perché il prelievo è particolarmente importante

La distribuzione dei contaminanti in un lotto può essere irregolare. Un campione prelevato da un solo punto rischia di non rappresentare zone con concentrazioni diverse. È necessario utilizzare un piano di campionamento coerente con il tipo di materiale, il contenitore e le disposizioni applicabili.

In alcune matrici, le procedure analitiche prevedono più incrementi riuniti in un campione composito. Non significa però che un campione composito sia sempre appropriato: il metodo va scelto secondo il rischio e la finalità della prova.

Come leggere il rapporto del laboratorio

  • Analita: specificare la singola tossina o la somma di composti ricercati.
  • Unità: distinguere µg/kg e mg/kg; differiscono di un fattore mille.
  • Metodo: verificare che sia idoneo alla matrice.
  • Limite analitico: conoscere il significato di risultati inferiori alla quantificazione.
  • Campione: controllare la relazione con il lotto fisico e il piano di prelievo.
  • Valutazione: applicare il criterio corretto della norma o specifica.

Una materia prima secca è sempre sicura?

No. Ridurre l’umidità può essere utile per limitare ulteriori fenomeni microbiologici, ma non dimostra l’assenza di tossine già prodotte. Occorre inoltre distinguere umidità totale e attività dell’acqua, come approfondito nell’articolo attività dell’acqua e conservazione delle polveri.

Le decisioni in caso di non conformità

Un valore oltre il criterio applicabile impone un’adeguata gestione del materiale e la valutazione dei lotti eventualmente coinvolti. Miscelare un lotto non conforme con altro materiale per “diluire” il contaminante può essere vietato dalle disposizioni specifiche: le regole devono essere verificate prima di decidere qualsiasi recupero. La registrazione delle decisioni è indispensabile per la tracciabilità.

Come prevenire il problema all’ingresso

Una gestione prudente della fornitura può includere qualifica della provenienza, condizioni contrattuali su raccolta e stoccaggio, esame documentale, analisi proporzionate e verifica delle modalità di trasporto. Un sacco arrivato umido o danneggiato richiede attenzione anche quando il certificato del fornitore è favorevole: il certificato descrive il campione analizzato in una determinata fase, non tutte le condizioni successive.

Le specifiche devono essere comunicate prima dell’ordine e riesaminate quando cambia la filiera. Se una materia prima è destinata a più prodotti, il piano di controllo va collegato agli usi effettivi. Un buon storico analitico aiuta a orientare la frequenza delle verifiche, ma non giustifica l’assenza di controllo dei segnali di rischio.

Domande frequenti

Un certificato microbiologico sostituisce il test per le micotossine?

No. Le prove rispondono a domande diverse: una analizza microrganismi secondo il metodo, l’altra cerca specifiche molecole tossiche.

L’assenza di odore di muffa garantisce la qualità?

No. L’odore non è un metodo quantitativo per dimostrare l’assenza di contaminanti.

Il problema non riguarda solo l’analisi finale

Le micotossine sono sostanze che alcuni funghi possono produrre in determinate condizioni. La loro presenza in una materia prima non coincide necessariamente con la presenza visibile di muffa al momento del controllo. Fattori come coltivazione, raccolta, essiccazione e stoccaggio possono favorire o limitare le condizioni in cui si formano.

Per questo la prevenzione parte dalla qualifica della filiera e dalla gestione dell’umidità. Un prodotto apparentemente asciutto non è automaticamente esente da un problema sviluppatosi in una fase precedente. I documenti del fornitore sono importanti, ma non sostituiscono i controlli ritenuti necessari sulla base del rischio.

Perché il campionamento richiede attenzione

La contaminazione da micotossine può essere eterogenea, con concentrazioni diverse fra porzioni dello stesso lotto. Se si preleva una quantità poco rappresentativa, anche un metodo di laboratorio accurato può fornire un’immagine incompleta. Un piano adeguato considera numero dei prelievi, loro distribuzione, preparazione e omogeneizzazione del campione composito quando pertinente.

Occorre anche distinguere la ricerca di una singola micotossina da un pannello. Un esito favorevole per un composto non dimostra che ogni possibile metabolita sia assente. Le sostanze da cercare dipendono dalla matrice e dal rischio documentato.

Interpretare risultati e limiti

Il Regolamento (UE) 2023/915 stabilisce tenori massimi per contaminanti in determinate categorie di alimenti. L’applicazione richiede individuare il prodotto e la sostanza esatti: un limite relativo a una materia prima può non essere trasferibile senza ulteriori verifiche a un integratore formulato. Nel rapporto analitico sono utili unità di misura, LOQ, metodo, lotto e criteri di accettazione.

Il controllo delle sostanze fitosanitarie e quello dei microrganismi, discusso nell’articolo sui controlli microbiologici, rispondono a problemi diversi. Valutarli insieme permette un quadro più completo della materia prima.

FAQ

Se non si vede muffa, la materia prima è sicura?

L’assenza di muffa visibile non costituisce una prova di assenza delle micotossine. La decisione richiede dati e criteri adeguati alla matrice.

Le micotossine si eliminano tutte con l’essiccazione?

No. L’essiccazione può influenzare lo sviluppo microbiologico, ma non autorizza a presumere che sostanze già formate siano eliminate in modo affidabile.

Fonti