Perché il corpo continua a “sentire” le onde anche da fermo
Capita quasi a tutti almeno una volta: si scende da una barca dopo una giornata in mare, magari dopo ore passate su un gommone, una barca a vela o un traghetto, e per minuti o addirittura ore il pavimento sembra ancora muoversi sotto i piedi, come se il corpo non si fosse ancora accorto di essere tornato sulla terraferma. Non è suggestione e non è un segnale di qualcosa che non va: è semplicemente il modo in cui il sistema dell’equilibrio si riadatta a un ambiente stabile dopo ore di stimolazione continua da parte del moto ondoso, un fenomeno molto comune tra chi va per mare regolarmente e ancora di più tra chi lo fa solo occasionalmente, magari durante le vacanze estive dopo una gita in barca o un’escursione in gommone verso qualche cala.
Durante la navigazione, l’orecchio interno, gli occhi e i recettori dei muscoli e delle articolazioni lavorano insieme, in modo automatico e per lo più inconsapevole, per capire come è orientato il corpo rispetto allo spazio circostante, e per ore intere si abituano a un pavimento che si muove in continuazione, imparando quasi a “prevedere” il prossimo movimento dell’onda per mantenere l’equilibrio senza sforzo cosciente. Quando si torna a terra, questi tre sistemi devono ricalibrarsi rapidamente su una superficie che invece resta ferma, e nel frattempo il cervello continua per un po’ a generare le stesse previsioni di movimento a cui si era abituato in barca: è proprio questo disallineamento temporaneo tra ciò che il corpo si aspetta e ciò che percepisce realmente a dare la caratteristica sensazione di dondolio, chiamata comunemente mal di terra, che in inglese viene descritta con il termine “land sickness” o “dock rock”, ed è un fenomeno studiato anche in ambito aeronautico e spaziale perché lo stesso principio di riadattamento si osserva, in forme diverse, anche dopo lunghi voli o dopo periodi trascorsi in assenza di gravità.
Chi ne risente di più e quanto dura di solito
La sensazione di dondolio dopo lo sbarco tende a essere più marcata dopo navigazioni lunghe o particolarmente mosse, con mare formato o vento sostenuto, ed è generalmente più comune in chi soffre già facilmente di chinetosi, il classico mal di mare, oppure in chi ha una sensibilità vestibolare più accentuata per motivi individuali legati alla propria fisiologia. Anche l’età e il livello di allenamento a stare in barca giocano un ruolo non trascurabile: chi naviga spesso, come marinai, velisti o appassionati di pesca, tende ad abituarsi più in fretta sia all’andata sia al ritorno grazie a un sistema vestibolare più allenato al cambiamento, mentre chi sale in barca solo occasionalmente durante le vacanze estive può percepire il fenomeno in modo più intenso e prolungato rispetto a chi è più abituato.
Nella grande maggioranza dei casi la sensazione si esaurisce da sola nel giro di poche ore, e spesso basta il tempo di una cena o di una serata per non accorgersene quasi più, tornando alla normale percezione dell’equilibrio senza bisogno di alcun intervento particolare. In alcune persone può protrarsi per uno o due giorni, soprattutto dopo crociere lunghe o traversate di più giorni consecutivi in mare aperto, senza che questo debba destare particolare preoccupazione: è semplicemente il tempo che il sistema dell’equilibrio impiega a completare il proprio riadattamento, un processo che varia molto da persona a persona e che con l’abitudine e la ripetizione dell’esperienza tende progressivamente ad accorciarsi nel tempo.
Cosa fare per sentirsi meglio più in fretta
Non esiste un modo per far sparire la sensazione all’istante, ma alcune abitudini semplici possono aiutare il corpo a riadattarsi con meno fastidio nelle ore successive allo sbarco, favorendo un ritorno più rapido alla normalità. Camminare con calma su una superficie stabile, evitare movimenti bruschi della testa nelle prime ore e concentrare lo sguardo su un punto fermo e distante, come l’orizzonte, un edificio o un oggetto immobile, aiutano il sistema visivo e vestibolare a sincronizzarsi più rapidamente con un ambiente che ora è realmente fermo, riducendo il conflitto di segnali tra vista, equilibrio e propriocezione che genera la sensazione di instabilità percepita.
Anche restare ben idratati durante e dopo la giornata in barca, evitare alcolici nelle ore immediatamente successive allo sbarco e concedersi qualche minuto seduti in un luogo tranquillo e ombreggiato se la sensazione risulta particolarmente fastidiosa possono fare la differenza nel percepire meno disagio. Chi tende a soffrirne spesso trova utile anche evitare di fissare lo schermo dello smartphone o del computer nei primi minuti a terra, perché il movimento delle immagini sullo schermo mentre il corpo sta ancora ricalibrando l’equilibrio può accentuare temporaneamente la sensazione di instabilità e la lieve nausea che a volte l’accompagna, prolungando il fastidio più del necessario.
Quando la sensazione dura troppo a lungo
Se il dondolio percepito si esaurisce entro un paio di giorni, come accade nella grande maggioranza dei casi, non c’è motivo di preoccuparsi: è una risposta fisiologica normale e transitoria del sistema dell’equilibrio, non un segnale di malfunzionamento o di un problema di salute sottostante. È invece opportuno parlarne con un medico se la sensazione persiste per più di qualche giorno, se peggiora invece di attenuarsi gradualmente con il passare del tempo, oppure se si accompagna a sintomi come forti capogiri, difficoltà a mantenere l’equilibrio anche stando fermi in piedi, nausea intensa e prolungata oppure un mal di testa insolito e persistente che non si attenua.
In casi rari e comunque da valutare sempre con un professionista sanitario, una sensazione di dondolio molto persistente dopo un viaggio in barca, che può protrarsi per settimane o addirittura mesi anziché risolversi in pochi giorni, può indicare una condizione chiamata sindrome da mal di sbarco, in cui il riadattamento del sistema dell’equilibrio richiede molto più tempo del solito per ragioni non ancora completamente comprese dalla ricerca scientifica. Non è un’emergenza medica, ma è comunque una situazione che merita un consulto per essere inquadrata correttamente da uno specialista e per capire quali accorgimenti pratici possono aiutare nel frattempo a convivere con il disturbo in attesa che si risolva gradualmente.
Uno sguardo agli integratori Noebis
Per il benessere di tutti i giorni, dai un’occhiata alla gamma di integratori Noebis Pharma: vai al catalogo. Segui sempre le indicazioni riportate in etichetta.


