Sito ufficiale Noebis Pharma · Spedizione gratuita da €49,90 · Tracking incluso

Basta pronunciare la parola “cromo” e in molti pensano subito a scorie industriali, conce del cuoio o inquinamento ambientale. È un’associazione comprensibile, ma anche una delle confusioni più diffuse e ingiustificate quando si parla di nutrizione: il cromo che si trova negli alimenti e negli integratori non ha nulla a che vedere, dal punto di vista chimico e tossicologico, con quello temuto in ambito industriale. Capire la differenza è più semplice di quanto sembri, e aiuta a leggere con più serenità le etichette.

Due elementi chimici con lo stesso nome, comportamenti opposti

Il cromo può presentarsi in natura in diversi stati di ossidazione, ma dal punto di vista nutrizionale e tossicologico ne contano soprattutto due: il cromo trivalente (Cr3+) e il cromo esavalente (Cr6+). Non si tratta di due “varianti” intercambiabili dello stesso ingrediente, ma di due forme chimiche con comportamenti biologici completamente diversi.

Il cromo trivalente è la forma che si trova naturalmente negli alimenti ed è quella riconosciuta dall’EFSA come oligoelemento essenziale per l’organismo. Il cromo esavalente, al contrario, è una forma che si genera quasi esclusivamente attraverso processi industriali (come la produzione di acciaio inossidabile, la concia del cuoio o alcuni trattamenti galvanici) ed è classificato come sostanza cancerogena per inalazione in ambito professionale, secondo la normativa europea sulle sostanze chimiche (Regolamento CLP e Regolamento REACH). Il cromo esavalente non è mai utilizzato, né sarebbe legalmente consentito, in alimenti o integratori alimentari: la sua pericolosità riguarda l’esposizione professionale per via inalatoria o cutanea in contesti industriali, un ambito normativo e di rischio del tutto separato da quello dell’alimentazione.

Perché negli integratori si trova solo la forma trivalente

Quando un’etichetta di un integratore alimentare riporta “cromo”, si sta sempre parlando della forma trivalente, l’unica ammessa dalla normativa europea sugli integratori (Direttiva 2002/46/CE e successivi allegati) e l’unica riconosciuta come nutriente essenziale. All’interno di questa categoria, però, esistono diverse forme chimiche, scelte dai produttori principalmente per motivi di stabilità, biodisponibilità e praticità di formulazione:

Cromo picolinato: è la forma più diffusa negli integratori, ottenuta legando il cromo trivalente all’acido picolinico. Viene preferita per la sua buona stabilità chimica e per una biodisponibilità generalmente considerata favorevole rispetto a forme inorganiche più semplici.
Cromo cloruro: una forma inorganica più semplice ed economica, storicamente tra le prime utilizzate, con una biodisponibilità generalmente inferiore rispetto alle forme organiche.
Cromo polinicotinato (o nicotinato): legato all’acido nicotinico (una forma di niacina), è un’altra forma organica utilizzata soprattutto nel mercato nordamericano.
Lievito arricchito di cromo: cromo organicato all’interno della biomassa di un lievito alimentare, una forma che ne favorisce l’assimilazione naturale ma che richiede standardizzazione del contenuto in cromo per garantire dosaggi costanti.

Tutte queste forme, se conformi ai requisiti di purezza previsti dalla normativa, sono considerate fonti idonee di cromo negli integratori alimentari: la scelta tra l’una e l’altra è quindi principalmente una questione di formulazione, stabilità e costo, più che di sicurezza, dato che si parla sempre e comunque della forma trivalente.

Cosa contribuisce davvero, secondo l’EFSA

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare riconosce al cromo due indicazioni sulla salute autorizzate, quando l’assunzione giornaliera raggiunge la soglia prevista dalla normativa: il cromo contribuisce al mantenimento di livelli normali di glucosio nel sangue e contribuisce al normale metabolismo dei macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi). Sono indicazioni circoscritte, che descrivono un contributo a processi fisiologici che nell’organismo funzionano già normalmente: non equivalgono in alcun modo a un’azione terapeutica, né a un intervento su condizioni cliniche, che restano sempre di competenza medica.

Le fonti alimentari

Il cromo trivalente è presente, seppur in quantità variabili e generalmente modeste, in broccoli, cereali integrali, noci e frutta secca, lievito di birra e alcune carni. Come per molti oligoelementi, il contenuto negli alimenti vegetali dipende molto dalla composizione del terreno di coltivazione, motivo per cui l’apporto alimentare può variare sensibilmente da una regione all’altra e da una stagione all’altra.

Un chiarimento che vale la pena ricordare

La confusione tra le due forme del cromo non è solo un dettaglio chimico da addetti ai lavori: è uno dei motivi per cui, talvolta, un ingrediente perfettamente sicuro e persino essenziale per l’organismo viene guardato con sospetto solo per un’omonimia con una sostanza usata in tutt’altro contesto. Nella scelta di un integratore, ciò che conta davvero è verificare che il prodotto dichiari chiaramente la forma trivalente e la specifica forma chimica utilizzata (ad esempio picolinato o cloruro), informazioni che per legge devono comparire in etichetta.

Come sempre, in caso di gravidanza, allattamento, patologie (in particolare diabete o alterazioni della glicemia) o terapie farmacologiche in corso, il consiglio del medico o del farmacista resta il punto di riferimento più sicuro prima di iniziare un’integrazione.


Chi siamo
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.