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Arsenico nelle alghe e negli ingredienti per integratori: il numero che compare più spesso nei certificati, «arsenico totale», non racconta da solo la parte più importante della storia. In una materia prima marina possono coesistere diverse specie chimiche dell’arsenico con comportamenti e profili tossicologici differenti. Per stabilire quali analisi siano realmente utili occorre distinguere l’arsenico inorganico dall’insieme delle forme organiche, comprendere la preparazione del campione e identificare la corretta destinazione alimentare del materiale.

Questo approfondimento è pensato per farmacisti, tecnologi alimentari, responsabili qualità e committenti di produzioni conto terzi. Analizza il rischio nelle macroalghe e in altre materie prime algali, le tecniche di speciazione, le conclusioni EFSA e l’evoluzione delle regole europee fino all’ottobre 2026. Non propone valori universali da applicare a qualsiasi specie: una procedura seria parte dall’identificazione botanica, dall’origine del lotto e dalla disciplina che riguarda quello specifico ingrediente.

Perché le alghe possono accumulare arsenico

L’arsenico è un elemento naturalmente presente nell’ambiente, al quale possono contribuire anche alcune attività umane. Le alghe vivono a contatto diretto con l’acqua e possono interagire con elementi disciolti nell’ambiente e con i sedimenti, a seconda della specie, dell’habitat e delle condizioni di crescita. La concentrazione finale di arsenico nel materiale raccolto non dipende quindi da un unico fattore, ma da una combinazione di caratteristiche biologiche e ambientali.

Il contenuto di un campione può variare tra aree geografiche, stagioni, parti dell’alga e lotti di raccolta. Anche lavaggio, essiccazione, estrazione e concentrazione possono modificare la quantità e la distribuzione delle forme chimiche nel materiale destinato a un integratore. Questo rende necessario descrivere con esattezza la matrice: un’alga intera essiccata e un estratto ottenuto con una procedura selettiva non sono necessariamente comparabili.

Un errore ricorrente consiste nell’attribuire automaticamente a tutte le «alghe» le caratteristiche analitiche di una singola specie. Le macroalghe brune, rosse e verdi non costituiscono un materiale uniforme. Inoltre, una polvere commerciale definita «spirulina» appartiene a un gruppo biologico differente dalle macroalghe marine e richiede la propria valutazione di identità e processo; il solo nome commerciale non giustifica l’applicazione di dati raccolti su un’altra matrice.

Arsenico totale e arsenico inorganico non sono sinonimi

L’arsenico totale è la quantità complessiva dell’elemento che una determinazione analitica rileva in un campione dopo opportuna preparazione. L’arsenico inorganico, comunemente indicato come iAs, è invece costituito, nella definizione pertinente, da specie come arsenito As(III) e arsenato As(V). Nelle alghe possono essere presenti anche forme organiche, inclusi arsenozuccheri, che contribuiscono alla misura totale ma non devono essere automaticamente sommate all’arsenico inorganico.

La distinzione ha un significato tossicologico concreto. Le valutazioni scientifiche attribuiscono particolare rilievo all’esposizione cronica all’arsenico inorganico. Alcune specie organiche hanno profili differenti, ma ciò non equivale a poterle definire indistintamente innocue: per alcuni composti permangono lacune nella conoscenza e il contesto di esposizione resta importante. La conclusione professionale è che un valore totale elevato merita approfondimento, non che rappresenti sempre la stessa quantità di iAs.

Dal punto di vista operativo, una determinazione totale può funzionare come controllo preliminare, ma non sostituisce una speciazione quando la decisione dipende dalla quota inorganica. Un singolo dato in mg/kg, senza dichiarare la forma chimica, il metodo e la matrice, non può essere usato per confronti tossicologici attendibili.

Che cosa significa effettuare una speciazione dell’arsenico

La speciazione è l’identificazione e quantificazione delle diverse forme chimiche di un elemento. Nel caso dell’arsenico, l’obiettivo di una prova per la quota inorganica è determinare le specie pertinenti senza confonderle con altre forme naturalmente presenti nelle alghe. In particolare, arsenozuccheri e composti organici possono dare problemi analitici quando il metodo cromatografico non li separa in modo adeguato.

Per questo il laboratorio non dovrebbe limitarsi a consegnare un risultato con la scritta «arsenico», soprattutto quando la valutazione richiesta riguarda l’iAs. Occorre sapere se la prova sia stata eseguita per l’arsenico totale o per una specifica somma di As(III) e As(V), come siano avvenute l’estrazione e la separazione delle specie, quali standard siano stati utilizzati e se la matrice algale sia coperta dalla validazione.

La distinzione tra analisi elementare e speciazione è rilevante per diversi ingredienti alimentari e viene trattata, in generale, anche nella guida Noebis su ICP-MS e analisi dei metalli negli integratori. Una tecnica sensibile per misurare l’elemento totale non garantisce da sola che il laboratorio abbia separato le specie chimiche.

Come funzionano HPLC-ICP-MS e LC-ICP-MS

Una delle combinazioni strumentali usate nella ricerca e nell’analisi dell’arsenico è la cromatografia liquida ad alte prestazioni accoppiata alla spettrometria di massa con plasma accoppiato induttivamente, indicata come HPLC-ICP-MS. La parte cromatografica separa le specie presenti nell’estratto; il rivelatore elementare misura il segnale dell’arsenico nelle frazioni che escono dalla colonna. Il metodo può essere particolarmente utile quando è necessario distinguere forme che in una misura totale contribuirebbero allo stesso risultato.

Le condizioni di estrazione restano decisive. Una procedura troppo aggressiva può alterare alcune specie; una procedura non sufficientemente efficace può lasciare parte del materiale non estratto. Anche la coeluizione, cioè l’uscita simultanea di sostanze diverse dalla colonna, può compromettere la corretta attribuzione del segnale. È perciò importante verificare che il laboratorio abbia affrontato le interferenze proprie delle alghe.

Uno studio pubblicato nel 2024 da Sim e collaboratori ha sviluppato un metodo HPLC-ICP-MS per la determinazione dell’arsenico inorganico nelle alghe riducendo il problema della coeluizione con gli arsenozuccheri. È un esempio di come la ricerca analitica affronti limiti tecnici reali. Non significa che ogni prova etichettata come HPLC-ICP-MS abbia identiche prestazioni: matrice, standard, recupero, LOQ e validazione devono essere esaminati per il caso concreto.

Che cosa dice EFSA sull’arsenico inorganico

EFSA ha aggiornato nel 2024 la valutazione del rischio associato all’arsenico inorganico negli alimenti. Il documento esamina l’evidenza sulla relazione fra esposizione cronica e alcuni effetti sanitari, con particolare attenzione ai dati di cancerogenicità. Per i professionisti della qualità il messaggio centrale è che la presenza di iAs deve essere valutata in relazione all’esposizione e alle proprietà delle specie chimiche, senza ritenere sufficiente una generica dichiarazione di «arsenico naturale».

Nel 2023 EFSA ha inoltre pubblicato una valutazione specifica dell’esposizione a metalli e iodio attraverso il consumo di alghe e alofite nella popolazione europea. Il lavoro mette in evidenza l’eterogeneità dei dati e la necessità di monitorare la composizione dei prodotti. Quando un integratore contiene alghe, il controllo dell’arsenico non dovrebbe dunque essere isolato dal resto del profilo minerale e dalla quantità giornaliera suggerita dal prodotto.

Un parere EFSA non è, da solo, un valore massimo legalmente applicabile a tutti i lotti. Le valutazioni scientifiche contribuiscono alla gestione dei rischi, mentre i tenori massimi vincolanti devono essere individuati negli atti normativi pertinenti e nelle eventuali condizioni di autorizzazione dell’ingrediente. Leggere correttamente questa differenza evita di attribuire alle opinioni scientifiche una funzione regolatoria che non sempre hanno.

Il quadro UE nel 2026: attenzione alle categorie e alle proposte

Il regolamento (UE) 2023/915 contiene una sezione dedicata all’arsenico, con limiti per specifiche categorie alimentari. La sua versione consolidata del 19 agosto 2026 definisce, per diverse voci, l’arsenico inorganico come somma di As(III) e As(V), e disciplina tra le altre matrici prodotti a base di riso, alcune categorie per l’infanzia, succhi e, dopo le modifiche del 2025, determinati pesci e altri prodotti della pesca. Queste voci non vanno estese automaticamente a una macroalga destinata a un integratore.

Alla data dell’aggiornamento di questo articolo, la consultazione della sezione 3.4 del testo consolidato non evidenzia una soglia unica armonizzata specifica per l’arsenico inorganico di tutte le macroalghe alimentari. Sono state avviate consultazioni e discussioni europee sui metalli e sullo iodio nelle alghe; una proposta o un documento di lavoro non è però un limite vigente finché non entra in vigore l’atto pertinente. Anche la presenza di requisiti per alcune categorie di integratori relativi ad altri metalli non autorizza a convertirli in un limite di iAs.

Ciò non significa assenza di obblighi: la sicurezza degli alimenti e la valutazione dei pericoli restano doveri dell’operatore, e possono essere pertinenti disposizioni generali, specifiche nazionali, condizioni relative a novel food o capitolati tecnici più restrittivi. La raccomandazione (UE) 2018/464 ha promosso il monitoraggio di arsenico e altri elementi nelle alghe e negli alimenti derivati; è utile come contesto di sorveglianza, ma non deve essere citata come se fissasse un tenore massimo identico per ogni specie.

Perché la specie e la parte utilizzata sono indispensabili

Un certificato corretto deve partire dall’identificazione della materia prima. Nome scientifico, parte impiegata, provenienza, periodo di raccolta, trattamento ed eventuale processo estrattivo sono informazioni che aiutano a stabilire se il campione sia confrontabile con quello analizzato dal laboratorio. Nel caso delle alghe, una differenza di specie o di località può influire sul profilo degli elementi in modo significativo.

Per alcune specie, come certe alghe brune impiegate in particolari cucine tradizionali, la letteratura ha segnalato livelli di arsenico inorganico che meritano attenzione specifica. Non è appropriato utilizzare questo fatto per affermare che tutte le alghe brune abbiano lo stesso rischio o che le alghe di altri gruppi siano sempre prive di problemi. Il criterio operativo consiste nell’esaminare il materiale effettivamente acquistato e i dati del relativo fornitore.

La verifica dell’identità si integra con i controlli di contaminazione. Per distinguere le due attività si può leggere la guida all’identificazione botanica delle materie prime per integratori. Una specie correttamente identificata può comunque richiedere controlli chimici; un’analisi dei metalli favorevole non dimostra da sola l’autenticità della specie.

Dalle alghe essiccate agli estratti: che cosa cambia

Un estratto può essere ottenuto da alghe mediante acqua, solventi compatibili con l’impiego previsto o altri processi tecnologici. Durante la lavorazione le diverse forme dell’arsenico possono comportarsi in modo differente, in relazione alla solubilità e alle condizioni del processo. Non è corretto affermare che la quantità di arsenico inorganico nell’estratto coincida sempre con quella misurata nell’alga intera moltiplicata per il rapporto droga/estratto.

Il rapporto di estrazione è un parametro utile per descrivere il processo, ma non è una misura diretta del trasferimento di ogni contaminante. Se si desidera utilizzare un fattore di trasformazione, occorre disporre di dati specifici per materia prima e lavorazione oppure definire una verifica analitica appropriata sul materiale finito. Le affermazioni generiche come «l’estrazione rimuove i metalli» richiedono dimostrazione, perché la direzione e l’entità del trasferimento non sono universali.

Nei capitolati per estratti concentrati conviene specificare se il risultato atteso si riferisca alla polvere commerciale così come viene consegnata, alla sostanza secca o a una soluzione ricostituita. L’unità mg/kg senza la base di riferimento rischia di produrre confronti difficili, specialmente quando cambiano umidità e concentrazione del materiale.

Come leggere un certificato di analisi dell’arsenico

Il documento dovrebbe indicare il numero del lotto, la matrice, la data del campionamento, il laboratorio, la metodica e gli analiti. Per l’arsenico è necessario verificare se il rapporto riporti l’elemento totale, la somma di As(III) e As(V) o anche altre specie. Se la scheda commerciale cita soltanto «As: non rilevato» senza precisare la tecnica, il valore di quantificazione e il tipo di estrazione, il responsabile qualità ha poche informazioni su cui basare una decisione.

Il limite di quantificazione deve essere adeguato all’obiettivo della prova. Un risultato inferiore al LOQ non significa che la sostanza sia fisicamente assente, e un metodo non sufficientemente sensibile può impedire la verifica rispetto a una specifica. Occorre inoltre controllare recupero, eventuale stabilità delle specie durante preparazione e separazione e presenza di materiali di riferimento o controlli di qualità idonei.

Questi principi valgono anche per molti altri parametri: la guida Noebis sul certificato di analisi delle materie prime propone una verifica generale delle informazioni che non dovrebbero mancare. La speciazione dell’arsenico richiede, in aggiunta, una documentazione chiara dell’identità chimica delle forme misurate.

ICP-MS totale come screening: utile ma non conclusivo

Una determinazione di arsenico totale tramite ICP-MS può essere utile per costruire uno storico della materia prima, individuare variazioni e segnalare l’opportunità di approfondimenti. Se il contenuto totale è misurabile, non si può però assegnarlo integralmente alla frazione inorganica senza dati di speciazione. Al contrario, un totale misurato con metodo affidabile può rappresentare un limite superiore teorico della somma delle singole specie, entro le incertezze del metodo, ma non descrive la loro distribuzione.

Questo punto va chiarito nei documenti di qualifica, perché talvolta il fornitore utilizza un test totale per sostenere una dichiarazione specifica sull’iAs. Se tale dichiarazione influenza l’accettazione del lotto, il responsabile deve richiedere una prova coerente con la specie chimica rilevante o un razionale tecnico documentato che permetta di valutarne la sufficienza.

Le due analisi, totale e speciazione, possono essere complementari in un piano di controllo basato sul rischio. Le frequenze e i criteri decisionali vanno definiti a priori, evitando di cambiarli retroattivamente dopo aver visto un risultato inatteso.

Conservazione del campione e catena di custodia

Le tecniche di speciazione analizzano forme chimiche che possono rispondere in modo diverso alle condizioni di trattamento. Per questo il laboratorio dovrebbe indicare come raccogliere, conservare e spedire il campione, così da limitare modifiche involontarie. Le istruzioni possono variare in base a polvere, alga essiccata, prodotto fresco o estratto liquido; non è opportuno trasferire automaticamente una procedura elaborata per un campione d’acqua a una matrice algale.

La rappresentatività del prelievo è altrettanto importante. Un lotto formato da diversi sacchi o da materie prime miscelate può presentare eterogeneità; occorre registrare come sono stati scelti i contenitori, se siano stati creati campioni compositi e chi abbia eseguito le operazioni. L’analisi di un campione non identificato in modo univoco non permette di ricostruire la decisione sul materiale ricevuto.

Per un’impostazione generale si può consultare campionamento delle materie prime per integratori. La procedura operativa effettiva dovrà poi essere adattata al piano analitico e concordata con il laboratorio che esegue la speciazione.

Arsenico e iodio nelle alghe: due problemi diversi

Molte alghe richiedono attenzione anche per il loro contenuto di iodio, ma l’analisi dello iodio non sostituisce quella dell’arsenico, né viceversa. Lo iodio è un nutriente essenziale e le indicazioni sui suoi effetti fisiologici possono essere soggette a claim autorizzati a precise condizioni; l’arsenico inorganico è un contaminante da valutare nel quadro della sicurezza. Confondere i due parametri in un messaggio pubblicitario o in una scheda tecnica sarebbe improprio.

Per una formulazione con alghe occorre conoscere il contenuto di iodio per dose giornaliera prevista, considerare la popolazione di destinazione e verificare gli eventuali limiti o avvertenze applicabili. Il contenuto di iAs va invece valutato con riferimento alla quantità presente nella materia prima e all’esposizione potenziale derivante dal prodotto, nell’ambito delle norme e delle specifiche pertinenti.

Chi vuole approfondire le funzioni fisiologiche del nutriente può consultare la guida iodio, fonti alimentari e claim EFSA. I benefici eventualmente comunicabili sono riferiti alla sostanza nei termini autorizzati, non alla generica presenza di un’alga o alla confezione finita.

Il rischio di confondere proposte, limiti nazionali e norme UE

Nel dibattito sul contenuto di metalli nelle alghe compaiono numeri molto diversi. Alcuni derivano da consultazioni europee, altri da documenti nazionali, linee guida di settore, capitolati privati o pubblicazioni scientifiche. Una cifra estratta senza indicarne lo status può portare a presentare come legge europea un semplice obiettivo di qualità o una proposta ancora in discussione.

La procedura corretta consiste nel verificare fonte primaria, data, categoria merceologica e stato dell’atto. Se un limite è previsto dalle specifiche di un particolare novel food o da un accordo commerciale, bisogna identificarne l’origine. Se una soglia deriva da una misura nazionale, occorre valutare il mercato e la situazione concreta. Le fonti EFSA aiutano a comprendere la valutazione scientifica, ma non creano automaticamente una soglia valida per tutti i prodotti algali.

Per la verifica interna è utile conservare uno screenshot o un PDF della versione normativa consultata, con data e riferimento ELI, senza trattare una pagina secondaria di commento come sostitutiva del testo ufficiale. Il documento deve permettere a un altro revisore di ripercorrere la conclusione raggiunta.

Come costruire un piano di qualifica del fornitore

Il piano parte dalla descrizione del materiale: nome scientifico, gruppo biologico, luogo di coltivazione o raccolta, parte impiegata, processo e specifiche di confezionamento. Il fornitore dovrebbe fornire l’identificazione dei lotti e dichiarare le variazioni rilevanti. Successivamente si definiscono le analisi sui contaminanti coerenti con la matrice, tenendo conto della sua storia e della destinazione alimentare.

La speciazione dell’arsenico può essere inserita tra le prove qualificate per particolari materiali a rischio o quando richiesto da una specifica applicabile. Un piano sensato stabilisce anche le condizioni per aumentare la frequenza: nuovo fornitore, differente provenienza, variazione di processo, risultati inusuali, allerta ufficiale o modifica dell’impiego previsto. Non è invece utile dichiarare una periodicità universale senza alcun collegamento al rischio.

La qualifica va rivista nel tempo. In presenza di lotti con risultati discordanti, occorre indagare la qualità del campionamento, i metodi e le caratteristiche della partita. L’importante è mantenere separate le decisioni di acquisto e di rilascio qualità, così che le urgenze produttive non conducano a utilizzare materiale non ancora valutato.

Produzione conto terzi: responsabilità e specifiche di accettazione

Quando il cliente chiede un integratore contenente alghe, è utile stabilire sin dall’offerta tecnica chi seleziona la materia prima e chi fornisce la documentazione di qualità. Un ingrediente scelto dal committente non dovrebbe entrare in produzione senza identificazione e verifica dei requisiti pertinenti. L’operatore che produce o confeziona deve gestire i pericoli collegati alla propria attività, in coordinamento con il cliente e gli altri soggetti della filiera.

Il capitolato può prevedere l’analisi di arsenico totale, iAs e altri elementi secondo criteri motivati, oltre alla specifica dell’identità botanica e dei trattamenti ricevuti. È opportuno documentare il metodo di verifica, le unità, il limite di quantificazione richiesto, le responsabilità di approvazione e le azioni previste quando un dato non sia disponibile.

Se il controllo non ha ancora un risultato adeguato, il materiale deve conservare uno stato coerente di quarantena o blocco, secondo le procedure aziendali. La registrazione del rilascio e l’associazione della materia prima al prodotto finito permettono la tracciabilità nel caso in cui emergano nuovi dati o si renda necessaria una rivalutazione del rischio.

Quando un risultato è anomalo: gestione e rivalutazione

Un risultato inatteso non dovrebbe essere risolto confrontando semplicemente due numeri di laboratori diversi. Si deve prima verificare se entrambi abbiano cercato la stessa specie chimica, se abbiano analizzato lo stesso lotto e se l’estrazione fosse adeguata alla matrice. Un laboratorio che riporta arsenico totale e uno che indica soltanto arsenico inorganico possono produrre risultati differenti senza essere in contraddizione.

Quando la non conformità rispetto a una specifica è accertata, l’operatore deve registrare il blocco, esaminare la catena di fornitura, documentare il confronto con il fornitore e considerare eventuali implicazioni sui prodotti in cui il materiale sia stato usato. Il ripetersi delle analisi non deve diventare una ricerca selettiva del numero più favorevole: la discordanza è un dato da spiegare tecnicamente.

Un’azione correttiva può comprendere revisione della qualifica, modifiche al piano di campionamento, miglioramento delle specifiche o scelta di un fornitore alternativo. La chiusura della non conformità richiede la verifica che il problema sia stato affrontato e che le decisioni risultino tracciabili.

Come comunicare i risultati senza claim impropri

Una comunicazione corretta descrive il controllo reale. Ad esempio, un operatore può riferire di aver eseguito una determinazione della somma As(III)+As(V) su un lotto identificato con metodo specificato nel rapporto, quando può dimostrarlo. Dichiarazioni assolute come «alghe totalmente prive di contaminanti» non sono fondate su un insieme limitato di prove e trasformano impropriamente un’informazione di qualità in una garanzia universale.

Il fatto che un ingrediente sia controllato non costituisce un beneficio salutistico dell’integratore. Se il prodotto contiene una sostanza per la quale esiste un claim autorizzato, l’indicazione deve riguardare quella specifica sostanza, nel rispetto di testo e condizioni regolatorie. Non si possono attribuire a un prodotto finito effetti fisiologici o terapeutici per semplice associazione con un ingrediente o con il suo controllo analitico.

La trasparenza riguarda anche le immagini. Un’illustrazione generata con strumenti di intelligenza artificiale, come quella usata in questa guida, non equivale alla fotografia di una prova effettivamente eseguita da Noebis o di un determinato stabilimento. I documenti tecnici utilizzati per il rilascio dei lotti restano distinti dalle immagini editoriali.

Checklist prima dell’accettazione di una materia prima algale

Identità: specie corretta, tipo di alga o microrganismo, origine, parte impiegata, eventuale estrazione e lotto. Analiti: distinzione tra arsenico totale e inorganico, metodica di speciazione quando necessaria, altri elementi pertinenti e iodio valutato separatamente. Metodica: campo di validazione adeguato alla matrice, recuperi e interferenze esaminati, LOQ e unità comprensibili.

Norme: disposizioni applicabili controllate nella versione aggiornata, eventuali requisiti nazionali o specifici dell’ingrediente e stato giuridico dei documenti consultati. Decisione: approvazione o blocco documentati, rapporto collegato al lotto ricevuto e rivalutazione del rischio in caso di variazione della filiera. Questa sequenza aiuta a trasformare un rischio chimico complesso in attività verificabili.

Domande frequenti

Se l’arsenico totale è elevato, significa che l’alga contiene molto arsenico inorganico?

Non necessariamente. Il totale comprende diverse specie chimiche; per conoscere la quota inorganica occorre una prova di speciazione appropriata o una valutazione tecnica sufficientemente documentata.

Una prova ICP-MS è già una speciazione?

No, se viene usata per la sola determinazione elementare totale. Per separare le forme chimiche è necessario un metodo con una fase adeguata di separazione e validazione.

Tutte le alghe hanno la stessa distribuzione delle specie di arsenico?

No. Specie, ambiente e lavorazione incidono; i dati di una matrice non devono essere attribuiti automaticamente a un’altra.

Esiste una soglia UE unica per l’iAs di tutte le alghe destinate a integratori?

Non risulta una singola voce armonizzata di questo tipo nella sezione 3.4 del testo consolidato 2023/915 consultato per ottobre 2026. Restano gli obblighi generali di sicurezza e gli eventuali requisiti specifici applicabili al materiale e al mercato.

Una proposta della Commissione può essere usata come limite legale?

Una proposta può aiutare a comprendere l’evoluzione del quadro, ma la sua efficacia giuridica dipende dall’adozione e dall’entrata in vigore dell’atto. Occorre controllare lo stato normativo prima di citarla in un capitolato.

Conclusioni

La sicurezza di un ingrediente algale non può essere valutata soltanto da una cifra relativa all’arsenico totale. Le specie chimiche sono importanti, i metodi richiedono separazione e controllo delle interferenze, e la decisione sulla materia prima deve collegare risultati analitici, identificazione botanica e quadro normativo vigente. Le valutazioni EFSA del 2023 e 2024 forniscono un riferimento scientifico essenziale, ma non sostituiscono l’esame dei requisiti applicabili al lotto concreto.

Per chi sviluppa o produce integratori, un piano qualità serio definisce quali informazioni chiedere ai fornitori, quando ricorrere alla speciazione dell’arsenico, come conservare i campioni e chi autorizzi il rilascio. L’attenzione ai contaminanti deve essere documentata e proporzionata al rischio, senza ricorrere a dichiarazioni assolute di purezza o a claim estranei alla funzione delle sostanze nutritive.

Fonti

  • EFSA CONTAM Panel, 2024, Update of the risk assessment of inorganic arsenic in food, DOI: 10.2903/j.efsa.2024.8488.
  • EFSA, 2023, Dietary exposure to heavy metals and iodine intake via consumption of seaweeds and halophytes in the European population, DOI: 10.2903/j.efsa.2023.7798.
  • Sim R., Weyer M., Pétursdóttir Á.H., 2024, Inorganic arsenic in seaweed: a fast HPLC-ICP-MS method without coelution of arsenosugars, DOI: 10.1007/s00216-024-05250-8.
  • Regolamento (UE) 2023/915, sezione 3.4 dell’allegato, versione consolidata da verificare prima di ciascuna applicazione.
  • Raccomandazione (UE) 2018/464, monitoraggio di metalli e iodio in alghe, alofite e prodotti derivati.
  • Regolamento (UE) 2025/1891, aggiornamento dei limiti di arsenico inorganico per specifici prodotti della pesca: ambito diverso da una soglia generale per tutte le alghe.

Nota editoriale: testo informativo realizzato con assistenza di strumenti di intelligenza artificiale e riferimenti scientifici e normativi consultabili; l’immagine raffigura una scena illustrativa. Le informazioni non sostituiscono il parere dei professionisti della qualità, dei laboratori qualificati o delle autorità competenti e non costituiscono un giudizio su specifici lotti commerciali. Aggiornamento: ottobre 2026.