Quando una nuova materia prima arriva in uno stabilimento che produce integratori alimentari, il nome stampato sul sacco e il certificato del fornitore sono elementi necessari, ma non equivalgono sempre a una verifica indipendente dell’identità. La spettroscopia FTIR, in particolare nella configurazione ATR-FTIR, può offrire un riscontro rapido sul profilo chimico di alcuni materiali. Per usarla correttamente bisogna sapere che cosa misura, quale riferimento è disponibile e quali impurità o sostituzioni potrebbe non distinguere.
Questa guida spiega i principi dello spettro infrarosso, la preparazione dei campioni, la creazione di una libreria di riferimento, i limiti degli estratti botanici e l’integrazione con altre analisi. I riferimenti scientifici provengono da studi su alimenti, integratori e materiali farmaceutici: vengono utilizzati come evidenza metodologica, senza far passare i criteri di settore farmaceutico per obblighi automatici dell’industria alimentare.
Che cos’è la spettroscopia FTIR e quale informazione restituisce
FTIR significa Fourier-transform infrared spectroscopy, spettroscopia infrarossa in trasformata di Fourier. Il sistema registra come un campione interagisce con radiazioni di differenti numeri d’onda, producendo uno spettro nel quale bande e intensità sono legate a vibrazioni molecolari. Non si ottiene una fotografia della molecola né un catalogo automatico di tutte le sostanze presenti: si osserva una risposta complessiva che può contenere segnali sovrapposti, influenzati dalla matrice e dalla modalità di misura.
Per alcune sostanze relativamente pure, il profilo permette di distinguere materiali diversi con elevata utilità pratica. Un campione di un eccipiente può mostrare un andamento caratteristico che si confronta con una sostanza di riferimento idonea. Per una miscela complessa di botanici, invece, molte molecole contribuiscono contemporaneamente allo spettro. Un’alta somiglianza con un riferimento non implica che tutte le caratteristiche della materia prima coincidano, soprattutto se cambiano cultivar, metodo estrattivo, concentrazione o supporti tecnologici.
Il dato di uscita può essere espresso come assorbanza oppure trasmittanza, normalmente in funzione del numero d’onda in cm⁻¹. Le bande nell’area comunemente chiamata fingerprint possono risultare informative, ma interpretarle richiede contesto chimico. Un algoritmo che produce una percentuale di corrispondenza è soltanto una parte del risultato: soglia, libreria, preparazione e prestazioni della classificazione devono essere state definite e verificate.
FTIR-ATR: perché viene spesso preferita nella routine
Nella tecnica ATR, attenuated total reflectance, un piccolo campione viene posto in contatto con una superficie ottica, spesso un cristallo progettato per la misura. Il segnale deriva dall’interazione della radiazione con una porzione superficiale del materiale. Per molte polveri è possibile effettuare una lettura con preparazione limitata, senza realizzare pastiglie con bromuro di potassio come in alcune tecniche tradizionali. Questo rende l’ATR attraente per controlli rapidi, ma non elimina la necessità di procedure precise.
Pressione di contatto, granulometria, presenza di particelle grossolane, umidità e pulizia del cristallo possono modificare la qualità dello spettro. Una polvere compattata male sulla superficie può apparire diversa dallo stesso ingrediente misurato correttamente. Per alcuni campioni oleosi o viscosi sono necessarie modalità di manipolazione dedicate. Tra un campione e il successivo la superficie va pulita secondo un metodo compatibile, per evitare il trascinamento di materiale e la comparsa di bande non attribuibili al nuovo campione.
La velocità dello strumento non deve spingere a saltare campionamento e tracciabilità. Un’analisi rapida su un’aliquota non rappresentativa può dare un dato preciso sul punto sbagliato del lotto. L’efficacia del metodo comincia da come viene prelevato il materiale e da quale porzione del contenitore è stata osservata, come approfondito nella guida al campionamento all’accettazione.
Identificazione, titolo e purezza non sono sinonimi
La verifica d’identità risponde alla domanda se il campione sia compatibile con la sostanza attesa, entro i limiti del metodo. Il titolo riguarda quanto di un determinato composto sia presente; la purezza si riferisce all’insieme dei requisiti che definiscono il materiale e alle eventuali impurità. Una corrispondenza FTIR con la libreria non dimostra automaticamente il contenuto di un marcatore al 98% e non quantifica in modo affidabile i contaminanti non rilevabili o non distinguibili nelle condizioni impostate.
È possibile sviluppare metodi quantitativi basati su spettri e modelli multivariati, ma richiedono calibrazione con riferimenti affidabili, un insieme rappresentativo di campioni e validazione per l’intervallo di concentrazione pertinente. Non basta addestrare un software con due campioni ideali. Per una determinazione specifica di composti in matrici complesse può essere più appropriata una metodologia cromatografica quale HPLC, spiegata nella guida alle analisi HPLC degli integratori.
Lo stesso ragionamento vale per la sicurezza. Un campione compatibile con il profilo atteso non è necessariamente esente da metalli pesanti, contaminanti microbiologici o residui soggetti a limiti specifici. I relativi controlli richiedono tecniche progettate per quei pericoli. Il laboratorio deve chiarire nel report se la prova sia di identità, di screening, di classificazione o una determinazione quantitativa validata: una descrizione generica come «FTIR conforme» non è sufficientemente informativa.
Come costruire una libreria di riferimento affidabile
La libreria di spettri è il cuore pratico della verifica. Per ciascun materiale vanno individuati campioni di riferimento la cui identità sia stata stabilita mediante documentazione e, quando necessario, metodi indipendenti. Occorre includere la variabilità ragionevolmente attesa: lotti, fornitori autorizzati, forme chimiche, eventuali stati di idratazione e caratteristiche delle matrici. Una libreria composta da un solo campione particolarmente pulito può funzionare in condizioni ideali e fallire con materiale commerciale conforme ma leggermente differente.
La costruzione comprende regole per acquisizione dello spettro, intervalli di numero d’onda, correzioni di baseline, normalizzazione e trattamento di picchi o rumore. Le procedure devono essere applicate in modo identico ai riferimenti e agli sconosciuti. Dopo un aggiornamento del software o la sostituzione di parti ottiche, è prudente verificare che le prestazioni siano rimaste adeguate. Ogni versione della libreria dovrebbe essere identificabile e utilizzata con criteri di accettazione associati.
È particolarmente utile inserire materiali potenzialmente confondibili, non soltanto quelli che il laboratorio desidera riconoscere. Un modello che non abbia mai visto una materia prima alternativa potrebbe forzare un campione sconosciuto nella classe più vicina, creando una falsa sicurezza. I casi di rifiuto e i campioni borderline vanno testati e registrati. La capacità di dire «non posso identificarlo con sufficiente affidabilità» è una caratteristica fondamentale di un buon metodo.
Il confronto dello spettro: lettura visiva e criteri misurabili
Il confronto visivo delle bande può essere un primo controllo qualitativo, soprattutto quando l’operatore riconosce caratteristiche chimiche ben definite. Tuttavia la sola sovrapposizione di due grafici può diventare soggettiva e poco riproducibile. È opportuno stabilire criteri operativi di similarità, frequenze diagnostiche, intensità relative o procedure di classificazione, a seconda del materiale. I limiti devono essere supportati da prove svolte con campioni noti e da una stima della variabilità.
Una soglia di similarità non è trasferibile automaticamente da un materiale a un altro. Le matrici complesse possono cambiare tra lotti legittimi; sostanze strettamente correlate possono produrre profili molto simili. L’esito dovrebbe distinguere compatibilità, non compatibilità e caso dubbio, con una regola per il ricorso ad altre analisi. La conservazione dello spettro grezzo consente una seconda lettura quando cambiano criteri o si apre un’indagine.
In presenza di software che utilizza analisi delle componenti principali o classificatori chemometrici, non basta osservare un grafico con gruppi apparentemente separati. Occorrono campioni esterni di verifica, distribuzioni realistiche dei lotti e controlli contro l’adattamento eccessivo del modello ai dati usati nell’addestramento. Una buona separazione grafica dei campioni noti può descrivere soltanto la libreria esistente, senza garantire l’accuratezza su nuovi materiali.
Cosa cambia per estratti botanici e polveri vegetali
Una polvere botanica contiene molte classi di sostanze: zuccheri, fibre, fenoli, acqua e altri componenti possono contribuire al segnale infrarosso. La concentrazione dei marcatori, la parte di pianta, l’origine geografica, l’essiccamento e la granulometria cambiano il profilo. Negli estratti commerciali entrano in gioco anche solvente di estrazione, titolo, rapporto droga/estratto e possibile presenza di supporti. È quindi facile confondere un cambiamento legittimo di processo con una sostituzione oppure, al contrario, non rilevare una adulterazione minoritaria.
Per evitare questo rischio, il piano di autenticazione deve definire il materiale che si intende identificare. Un estratto secco titolato con supporto non va confrontato in modo ingenuo con la pianta macinata integrale. Il certificato del fornitore serve a comprendere che cosa è stato prodotto, mentre i metodi analitici scelti devono verificarne gli aspetti rilevanti. La guida al DNA barcoding per gli ingredienti botanici descrive un approccio complementare che a sua volta presenta limiti quando il DNA è degradato o assente.
Lo studio di Deconinck e collaboratori (2018) ha valutato spettri IR con metodi chemometrici per rilevare e distinguere adulteranti in integratori vegetali. Nel contesto specifico di quell’esperimento il modello migliore ha ottenuto un’alta classificazione corretta su un set esterno, ma il dato non è una prestazione generalizzabile a qualunque botanico o matrice. L’utilità è mostrare come uno screening possa essere costruito e testato, non suggerire che l’FTIR renda inutili analisi mirate.
FTIR e NIR: differenze da non appiattire
FTIR indica una modalità strumentale di acquisizione degli spettri; la regione infrarossa può essere media (MIR) oppure vicina (NIR), con informazioni e modalità di interpretazione diverse. Nell’uso industriale il termine FTIR si riferisce spesso a uno strumento nel medio infrarosso con accessorio ATR, ma esistono sistemi FT-NIR. Le regioni spettrali non sono intercambiabili e una libreria costruita per una non si trasferisce automaticamente all’altra.
NIR è particolarmente utilizzata in alcuni contesti per misure rapide e applicazioni di controllo di processo con modelli calibrati. ATR-MIR può rendere più evidenti alcuni segnali legati ai gruppi funzionali in un campione. La scelta dipende dalla domanda: discriminare due forme simili, controllare l’identità di una materia prima semplice, stimare un parametro di una miscela o verificare la presenza di un’adulterazione. La decisione va sostenuta con prove comparative rappresentative.
Uno studio di Ali, Edwards e Scowen (2009) ha illustrato il potenziale di FT-NIR per distinguere diversi eccipienti e forme di lattosio in contenitori; è un risultato specifico della regione e della modalità di analisi impiegate. La sua citazione non permette di dichiarare che qualsiasi spettrometro ATR-MIR effettui le stesse identificazioni attraverso un contenitore chiuso. Nelle schede di laboratorio la tecnica esatta dovrebbe sempre essere indicata.
Un flusso di lavoro realistico per l’accettazione
Il materiale entra in stato di attesa, viene identificato tramite codice e lotto e viene prelevato un campione secondo la procedura applicabile. L’operatore prepara il cristallo, acquisisce un bianco o un controllo se previsto, misura un riferimento di sistema e registra lo spettro del campione. Il software effettua il confronto con una libreria approvata. Esito, parametri dello strumento, data, operatore e versione del metodo vengono conservati insieme al CoA della materia prima e alle altre prove di accettazione.
Se il risultato è compatibile, il responsabile può valutarlo come elemento del fascicolo di accettazione, ma non come sostituto degli ulteriori controlli previsti. Se è inconcludente, può essere necessaria una nuova misura, un diverso campionamento o un laboratorio di conferma con altra tecnica. Se risulta incompatibile, il materiale va gestito secondo la procedura per i lotti sospetti; non si dovrebbe modificare il limite di similarità soltanto per ottenere un esito favorevole.
Una buona procedura evita di attribuire al metodo più di quanto possa dimostrare. In una scheda di specifica può comparire «identità mediante confronto ATR-FTIR con libreria qualificata, secondo metodo interno n. X», con criteri e limiti espliciti. Questo rende il risultato comprensibile anche a chi dovrà interpretarlo mesi dopo, quando saranno cambiati lotti, fornitori o personale.
Validare il metodo sul materiale concreto
Quando si desidera utilizzare FTIR come prova decisiva d’identità per una determinata materia prima, è necessario dimostrare che il metodo discrimini il materiale previsto da sostanze plausibilmente confondibili. Gli esperimenti di selettività possono comprendere forme alternative, miscele e adulterazioni costruite in laboratorio, ove appropriate e gestite in sicurezza. Si valuta poi la ripetibilità fra preparazioni, operatori, giornate e condizioni realistiche. Non serve un esercizio astratto: serve sapere con quale probabilità il processo analitico sbagli nelle condizioni in cui verrà usato.
La sensibilità a piccole percentuali di adulterante dipende dal tipo di matrice e dal modello. Non è corretto fissare una percentuale minima rilevabile valida per tutti gli ingredienti. Se lo scopo è intercettare un contaminante soggetto a limiti di sicurezza, la tecnica deve dimostrare di poterlo misurare al livello pertinente, altrimenti è necessario un metodo specifico. Un modello di screening può essere ottimo nel separare classi macroscopicamente differenti e insufficiente nell’individuare quantità molto basse di una sostanza indesiderata.
Nel controllo della qualità la validazione serve anche a gestire i risultati borderline. Criteri di accettazione, gestione delle anomalie, manutenzione dello strumento e conferma con metodo indipendente devono essere proporzionati al rischio. Cambiare il fornitore può rendere necessaria la revisione della libreria senza che ciò significhi automaticamente che il nuovo materiale sia sbagliato. La nuova variabilità va studiata e documentata.
Limiti: che cosa non può promettere uno spettro
Una matrice complessa può nascondere componenti minoritari; bande simili possono appartenere a gruppi di composti differenti; acqua e vettori tecnologici possono dominare la risposta. Inoltre lo strumento misura ciò che è stato prelevato, quindi un campione non rappresentativo mantiene tutti i problemi del campionamento. Un esito negativo non individua automaticamente la sostanza sostitutiva, e un esito positivo non prova che tutti i parametri di qualità siano conformi.
Per i botanici, i test di microscopia, metodi cromatografici, DNA e tecniche basate sulla spettrometria di massa possono completare il quadro a seconda dello stato della matrice e del tipo di rischio. Ogni prova possiede limiti propri: il DNA può non essere recuperabile da estratti molto lavorati; un marcatore HPLC può essere presente anche in materiali di origine diversa; uno spettro FTIR può confondere componenti della stessa famiglia chimica. Il programma di controllo deve scegliere evidenze indipendenti rispetto alla specifica domanda d’identità e qualità.
Lo studio del 2022 di Walkowiak-Bródka e collaboratori su foglie e integratori di gelso bianco ha valutato ATR-FTIR combinata con chemometria rispetto a un analita specifico. È un esempio della possibilità di sviluppare modelli mirati, ma non dimostra che un modello nato per il gelso funzioni per capsule multivitaminiche o estratti diversi. La trasferibilità va provata con nuovi materiali e campioni esterni.
CoA, specifiche, materiali non conformi e norme alimentari
Il regolamento (CE) 178/2002 richiede all’operatore alimentare di rispettare la legislazione applicabile e supporta la rintracciabilità degli ingredienti. Il regolamento (CE) 852/2004 richiede di gestire adeguatamente le materie prime e di non accettare quelle note o ragionevolmente sospette di contaminazioni tali da rendere l’alimento non idoneo, nonché di proteggerle da deterioramento e contaminazione. Queste prescrizioni non indicano FTIR come metodo obbligatorio per ogni ingrediente: la tecnica è una scelta di controllo da valutare sulla base del rischio.
Le specifiche di acquisto della materia prima devono elencare criteri oggettivi di identità e di accettazione e, quando opportuno, metodi analitici utilizzabili. La prova FTIR può essere parte del piano, insieme a verifiche documentali, chimiche o microbiologiche. Un esito conforme non autorizza a utilizzare un lotto che fallisca un altro requisito critico. Un esito discordante va investigato e il lotto gestito secondo le procedure di segregazione.
Il rapporto tecnico dovrebbe evitare affermazioni come «materia prima 100% pura perché identificata con FTIR». Un’identificazione strumentale non dà di per sé il titolo né certifica l’assenza di contaminanti. È più corretto riportare il metodo, il confronto effettuato, la decisione e le sue condizioni di validità. Anche la comunicazione rivolta al consumatore deve restare accurata: la presenza di un laboratorio e di uno spettro non implica un beneficio salutistico del prodotto finito.
Costi, rapidità e limiti operativi per un produttore conto terzi
Uno strumento ATR-FTIR ben impostato può offrire tempi di analisi relativamente brevi e consumi ridotti rispetto a metodi con preparazione complessa. L’investimento reale include però costruzione delle librerie, campioni di riferimento, manutenzione, qualificazione dell’apparato, formazione del personale e gestione dei dati. Il costo per prova non coincide con il costo di acquisizione di uno spettro: una libreria carente può generare conferme ripetute e rallentamenti.
Per una piccola serie di ingredienti semplici, un protocollo mirato può essere utile. Per centinaia di estratti botanici molto diversi, il lavoro richiesto per mantenere riferimenti adeguati può essere notevole. Conviene selezionare i materiali in base al rischio di scambio, alla criticità della formula e alla discriminabilità dimostrata. È una decisione di laboratorio e di qualità, non una gara al numero di materie prime per cui il software visualizza un match.
Le differenze fra lotti devono diventare dati: numero di esiti compatibili, esiti dubbi, conferme esterne e problemi di prelievo. Solo così è possibile capire se lo screening rende il flusso più affidabile oppure moltiplica allarmi non informativi. Il metodo migliore non è necessariamente quello con più grafici, ma quello che aiuta a prendere decisioni tracciabili sui materiali reali.
Domande frequenti sulla identificazione FTIR
Una sola scansione basta? Dipende dalla procedura e dalla rappresentatività del campione. Ripetizioni e campioni diversi possono essere necessarie per dimostrare stabilità e per gestire matrici eterogenee.
FTIR misura esattamente la concentrazione di una vitamina? Non automaticamente. Occorre un metodo quantitativo specificamente calibrato e validato; spesso una tecnica cromatografica è più idonea.
Si possono identificare estratti botanici con una libreria generica? Non in modo affidabile senza valutare matrici, carrier, origine, processi e possibili materiali confondibili. La libreria deve essere qualificata per lo scopo.
Un risultato compatibile certifica la sicurezza del lotto? No. Identificazione, assenza di contaminanti, limiti microbiologici e titolo richiedono un insieme di verifiche pertinenti.
ATR-FTIR e NIR sono la stessa tecnica? No. Usano intervalli spettrali e configurazioni diverse; i modelli non sono automaticamente trasferibili.
Conclusione: uno screening utile deve conoscere i propri limiti
L’analisi FTIR può rendere più rapido il confronto fra un campione e un materiale di riferimento, soprattutto quando l’identità attesa è ben definita e la libreria è adeguata. Per estratti botanici e premiscele, però, l’interpretazione richiede particolare prudenza. La qualità del risultato dipende dalla scelta del campione, dalla preparazione, dalle regole di classificazione e dal metodo di conferma per i casi dubbi.
Una procedura solida collega lo spettro al lotto, ai documenti del fornitore, alle specifiche approvate e alle altre verifiche applicabili. L’obiettivo non è ottenere una percentuale di match molto alta sullo schermo; è prendere una decisione documentata sull’accettazione del materiale senza attribuire allo strumento capacità che non sono state dimostrate.
Fonti
- Deconinck E e collaboratori, Detection and identification of multiple adulterants in plant food supplements using attenuated total reflectance-Infrared spectroscopy, Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis, 2018. DOI 10.1016/j.jpba.2018.01.047. Studio su screening di adulterazioni con ATR-IR e chemometria.
- Popa RM, Fetea F, Socaciu C, ATR-FTIR-MIR Spectrometry and Pattern Recognition of Bioactive Volatiles in Oily versus Microencapsulated Food Supplements: Authenticity, Quality, and Stability, Molecules, 2021. DOI 10.3390/molecules26164837.
- Walkowiak-Bródka A e collaboratori, Analysis of White Mulberry Leaves and Dietary Supplements, ATR-FTIR Combined with Chemometrics for the Rapid Determination of 1-Deoxynojirimycin, Nutrients, 2022. DOI 10.3390/nu14245276.
- Ali HRH, Edwards HGM, Scowen IJ, Noninvasive in situ identification and band assignments of some pharmaceutical excipients inside USP vials with FT-near-infrared spectroscopy, Spectrochimica Acta A, 2009. DOI 10.1016/j.saa.2008.12.010, esplicitamente FT-NIR e non ATR-MIR.
- Regolamento (CE) n. 178/2002 e regolamento (CE) n. 852/2004, principi di sicurezza, responsabilità e igiene degli alimenti.
Nota editoriale: articolo realizzato con assistenza di intelligenza artificiale e controllo delle fonti citate. L’immagine originale è illustrativa e non rappresenta un risultato analitico reale ottenuto nel laboratorio di Noebis Pharma. Le informazioni non sostituiscono il parere di un laboratorio competente, la validazione del metodo applicabile e la decisione del responsabile qualità sulla specifica materia prima. Aggiornamento: ottobre 2026.






