Diossine e PCB negli oli di pesce sono un capitolo specifico del controllo qualità degli integratori lipidici. Un olio marino può avere un profilo di acidi grassi perfettamente documentato e, nello stesso tempo, richiedere verifiche sui contaminanti organici persistenti. Queste famiglie di sostanze sono studiate perché possono permanere nell’ambiente, entrare nelle reti alimentari e accumularsi in determinate componenti lipidiche. Conoscere il titolo in EPA e DHA, quindi, non basta per leggere un rapporto completo di sicurezza della materia prima.
La valutazione richiede precisione terminologica. Si devono distinguere diossine e furani, PCB con attività diossina-simile e PCB non diossina-simili; occorre poi comprendere perché il laboratorio utilizza equivalenti tossici, picogrammi, nanogrammi e criteri upper bound. Le norme europee fissano limiti per categorie specifiche di alimenti e oli, mentre EFSA ha aggiornato nel giugno 2026 la propria valutazione scientifica. Questo articolo raccoglie gli elementi necessari a impostare una verifica professionale senza trasformare un risultato analitico in un’affermazione salutistica.
Che cosa sono le diossine e perché persistono nell’ambiente
Con il termine «diossine» si indicano spesso, nella comunicazione comune, diversi composti della famiglia delle policlorodibenzo-p-diossine e dei policlorodibenzofurani, abbreviati in PCDD e PCDF. Non sono ingredienti alimentari e non svolgono alcuna funzione nutrizionale. Possono formarsi o essere rilasciati nell’ambiente in relazione a determinate attività antropiche e ad alcuni processi di combustione; la loro presenza negli alimenti richiede monitoraggio e riduzione delle fonti di contaminazione.
Queste molecole hanno caratteristiche che favoriscono persistenza e distribuzione lungo le catene alimentari. Gli ambienti marini non sono uniformi e il profilo di contaminazione può variare tra specie, aree di pesca, età degli organismi, tessuti e filiere di trasformazione. Un lotto di olio non rappresenta automaticamente tutti i prodotti di una specie o di una provenienza; è il materiale reale acquistato che deve essere collegato alle evidenze di qualità.
Nel controllo delle materie prime si considera la presenza di diversi congeneri, cioè specifiche molecole appartenenti alle famiglie monitorate. Per questo un rapporto serio di diossine non coincide con la determinazione di una sola sostanza. La sommatoria regolatoria deriva da un elenco definito di composti e dalle regole previste per ponderarli.
PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili
I policlorobifenili, noti come PCB, comprendono numerosi congeneri che differiscono per struttura e proprietà. Alcuni sono classificati come dioxin-like, o PCB diossina-simili, perché condividono aspetti rilevanti del meccanismo tossicologico considerato per diossine e furani. Questi composti entrano nella somma degli equivalenti tossici insieme alle diossine, secondo i fattori applicabili.
I PCB non diossina-simili, invece, sono valutati in una voce distinta. Ai fini dei tenori massimi dell’Unione europea è importante l’insieme di sei PCB indicatori, spesso indicato come ICES-6: PCB 28, 52, 101, 138, 153 e 180. Il risultato viene espresso come somma delle concentrazioni in unità di massa, senza attribuire a tale valore la stessa interpretazione della somma delle diossine in equivalenti tossici.
Confondere queste due misure produce errori sostanziali. Un risultato in nanogrammi per grammo riferito ai sei PCB non diossina-simili non può essere confrontato direttamente con un limite in picogrammi di equivalenti tossici per grammo. Il responsabile qualità deve quindi ottenere tre risultati distinti quando la categoria normativa lo richiede: somma delle diossine, somma di diossine e PCB diossina-simili, somma dei PCB non diossina-simili.
Perché nel certificato compaiono WHO-TEQ e TEF
Le varie molecole diossina-simili non hanno identica potenza tossicologica. I fattori di equivalenza tossica, o TEF, sono coefficienti utilizzati per esprimere la potenza relativa dei composti rispetto a un riferimento. Moltiplicando le concentrazioni dei singoli congeneri per i rispettivi coefficienti e sommando i contributi si ottiene un risultato in equivalenti tossici, o TEQ. Questo consente una misura comune per gruppi di sostanze che non sarebbero correttamente descritti da una somma in massa semplice.
La dicitura completa conta. Un rapporto può citare WHO-TEQ accompagnato dall’anno di riferimento dei fattori utilizzati. Il lavoro scientifico EFSA del 2026 utilizza fattori WHO aggiornati al 2022, mentre alcuni limiti legali e serie storiche possono essere riferiti ad altre versioni. I numeri calcolati con serie di fattori diverse non sono automaticamente comparabili come se fossero la stessa grandezza. Quando emerge un dubbio bisogna chiedere al laboratorio di specificare la versione dei TEF adottata e, se necessario, ricostruire il calcolo secondo le disposizioni applicabili.
Per la stessa ragione una modifica della valutazione scientifica del rischio non equivale all’immediata modifica di tutti i tenori massimi previsti da una legge. EFSA fornisce valutazioni scientifiche; i limiti giuridici sono stabiliti dagli atti normativi. Confondere i due livelli può portare a dichiarazioni inesatte sulla conformità di un lotto.
La valutazione EFSA aggiornata nel giugno 2026
Nel giugno 2026 EFSA ha pubblicato un aggiornamento della valutazione dei rischi legati a PCDD/F e PCB diossina-simili negli alimenti e nei mangimi. Utilizzando i fattori WHO-TEF del 2022, il parere ha stabilito una nuova assunzione settimanale tollerabile (TWI) di 0,6 picogrammi WHO-2022-TEQ per chilogrammo di peso corporeo alla settimana. Il valore è stato ricavato considerando gli effetti critici osservati nello sviluppo riproduttivo e il corpo complessivo delle evidenze scientifiche disponibili.
La precedente valutazione EFSA del 2018 aveva utilizzato fattori WHO del 2005 e un valore settimanale di 2 pg WHO-2005-TEQ/kg di peso corporeo. Riportare oggi soltanto il numero del 2018 senza menzionare il nuovo parere produrrebbe un’informazione incompleta. Occorre però sottolineare che le due cifre usano sistemi di fattori differenti; non è corretto interpretare la relazione aritmetica tra 2 e 0,6 come una misura diretta e isolata del cambiamento di una singola concentrazione nel pesce o nell’olio.
La TWI è un riferimento per l’esposizione cumulativa nella dieta, non un limite di concentrazione espresso per grammo di olio e non una quantità da inserire meccanicamente nel certificato di analisi di un lotto. L’esposizione deriva da molte categorie alimentari ed è valutata considerando consumi, peso corporeo e distribuzione dei contaminanti. I dati del 2026 rafforzano l’importanza di ridurre l’esposizione, ma la loro applicazione pratica va tenuta distinta dalle soglie regolatorie.
Il regolamento (UE) 2023/915 e gli oli marini
Il regolamento (UE) 2023/915 fissa tenori massimi per diversi contaminanti alimentari. Nella sezione dedicata agli inquinanti organici persistenti alogenati, il punto 4.1 riguarda diossine e PCB. Le categorie interessate includono prodotti della pesca, fegati di pesce, oli marini e altre matrici, con limiti e basi di espressione differenti. Per questo si deve leggere la riga esatta dell’allegato e non applicare a qualunque prodotto la soglia trovata in una ricerca generica.
Come esempio, la voce 4.1.10 nella versione consolidata consultata nell’ottobre 2026 considera gli oli marini, inclusi olio corporeo di pesce, olio di fegato di pesce e oli di altri organismi marini immessi sul mercato per il consumatore finale. Per quella specifica categoria la tabella riporta 1,75 pg WHO-PCDD/F-TEQ/g di grasso per la somma delle diossine, 6,0 pg WHO-PCDD/F-PCB-TEQ/g di grasso per la somma di diossine e PCB diossina-simili e 200 ng/g di grasso per i PCB non diossina-simili. Il riferimento alla destinazione al consumatore finale va letto con attenzione: non basta estrapolare questa riga a ogni olio industriale sfuso senza analizzarne l’effettiva classificazione.
Le altre categorie dell’allegato possono prevedere criteri differenti, per esempio il fegato di pesce come alimento o determinati prodotti della pesca. Anche le specificazioni sui contaminanti, sul peso umido e sul grasso cambiano tra voci. Per un integratore in capsule, la verifica deve considerare il ruolo dell’olio come ingrediente e la classificazione dell’alimento finito, senza applicare automaticamente una soglia prevista per un’altra matrice.
Che cosa significa «upper bound»
Nell’allegato del regolamento i tenori massimi pertinenti a diossine e PCB vengono riferiti a concentrazioni calcolate con il criterio upper bound. In termini semplificati, per ciascun congenere con risultato inferiore al proprio limite di quantificazione, il calcolo assume la concentrazione pari a quel limite di quantificazione. Il criterio è diverso dal lower bound, nel quale determinati risultati inferiori al LOQ vengono trattati come zero nel calcolo della somma.
Questa convenzione rende il dato confrontabile secondo una regola definita, ma richiede metodi con adeguata sensibilità. Un insieme di LOQ elevati potrebbe far crescere artificiosamente una somma upper bound rispetto a quella ottenuta con una tecnica più sensibile. Perciò non basta leggere il numero finale: occorre verificare il profilo analitico e il rispetto dei requisiti applicabili alle prestazioni del laboratorio.
La differenza tra somma upper bound, somma lower bound e concentrazione effettivamente quantificata merita una spiegazione nei documenti interni per chi approva gli acquisti. Un confronto tra rapporti ottenuti con regole diverse, anche se riportano unità simili, può condurre a giudizi non validi. Una guida generale sul tema è LOQ: perché non significa zero.
Metodi di analisi e controlli ufficiali
La determinazione di diossine e PCB in matrici alimentari richiede procedure capaci di isolare e distinguere numerosi congeneri a livelli molto bassi. La normativa europea include il regolamento (UE) 2017/644, che disciplina metodi di campionamento e analisi nell’ambito dei controlli ufficiali su determinate matrici alimentari. La scelta del laboratorio dovrebbe tener conto dei metodi utilizzati, delle prestazioni dimostrate e dell’effettiva copertura degli analiti da inserire nel rapporto.
Le tecniche confermative impiegano metodiche strumentali altamente selettive, con spettrometria di massa e requisiti rigorosi di assicurazione qualità. In altri contesti possono essere previste metodiche di screening seguite da conferma quando necessario. Per un committente non è sufficiente conoscere il marchio dello strumento: bisogna verificare se l’analisi comprende tutte le sostanze necessarie, come sono stati trattati i risultati sotto LOQ e se la matrice dell’olio marino rientra nella validazione pertinente.
Il documento dovrebbe esplicitare la base del risultato, le unità, il gruppo di congeneri, i fattori TEF, il criterio upper bound, i limiti di quantificazione e l’eventuale incertezza riportata secondo le regole applicabili. Un rapporto troppo sintetico può essere richiesto in versione completa. Se si intende usare il dato per una decisione su un lotto destinato al consumatore, la riconducibilità del campione al materiale ricevuto deve essere verificabile.
Campionare un olio senza perdere la rappresentatività
Un olio può presentare variazioni tra serbatoi, fusti o sotto-lotti, soprattutto quando la merce proviene da miscele o è stata movimentata in più fasi. Il campionamento dovrebbe seguire un piano coerente con la dimensione e la natura del lotto, con una chiara registrazione dei contenitori interessati e dell’eventuale composizione di campioni incrementali. L’identificazione univoca è essenziale: un dato strumentale corretto su un campione non rappresentativo non permette di descrivere automaticamente tutta la partita.
Recipienti, attrezzature di prelievo e condizioni di conservazione devono essere concordati con il laboratorio. In generale è importante evitare contaminazioni crociate, errori di etichettatura e situazioni che rendano impossibile verificare la catena di custodia. Anche l’eventuale controcampione deve essere conservato secondo un criterio documentato.
La frequenza delle analisi dipende dal piano di autocontrollo e dai requisiti applicabili. Per un nuovo fornitore, una nuova area di provenienza o un olio di composizione differente può essere ragionevole aumentare la profondità delle verifiche. È invece scorretto presentare una frequenza identica di test come obbligatoria per qualsiasi olio marino, senza riferirla a una specifica disposizione.
Olio corporeo e olio di fegato: perché serve distinguerli
La denominazione «olio di pesce» comprende materie prime con origini e lavorazioni diverse. Gli oli ottenuti dal corpo del pesce e quelli ottenuti dal fegato possono differire per composizione e profilo di contaminazione; alcuni contaminanti lipofili rendono particolarmente importante la valutazione della matrice. La classificazione non deve essere dedotta dal solo aspetto del liquido o dalla parola «marine» in etichetta.
Un capitolato ben scritto riporta materia prima di origine, lavorazione, specifica commerciale, trattamenti di raffinazione o purificazione, eventuale miscela con altri oli e dati di tracciabilità. La corretta identificazione permette di orientare le analisi e di utilizzare la voce normativa pertinente. Deve inoltre rendere possibile il collegamento con eventuali certificazioni o controlli eseguiti a monte.
La decisione qualità non si esaurisce nel valore diossine/PCB. A seconda dell’ingrediente possono essere rilevanti ossidazione, composizione lipidica, contaminanti di processo diversi, metalli o altri requisiti. Un parametro non sostituisce gli altri e non permette di affermare che un prodotto sia «puro» in senso assoluto.
Purificazione e riduzione dei contaminanti: quali evidenze cercare
I produttori di oli marini possono adottare trattamenti volti a ridurre alcuni contaminanti. Nel valutare la documentazione è però necessario distinguere la descrizione di una tecnologia dai risultati dimostrati. Una dichiarazione secondo cui un olio sarebbe stato sottoposto a purificazione non consente di conoscere automaticamente il tenore residuo di tutte le famiglie di sostanze. Sono i dati analitici pertinenti e il controllo del processo a permettere di formulare un giudizio.
Le tecnologie di trattamento possono avere obiettivi diversi e modificare caratteristiche dell’olio che devono restare entro specifica. Un rapporto qualità ben impostato collega l’eventuale fase di purificazione alla composizione finale, agli indicatori ossidativi e ai contaminanti inclusi nel piano di rischio. Quando cambiano impianto, origine o parametri di lavorazione, il fornitore dovrebbe informare il cliente professionale secondo quanto concordato.
Per evitare rassicurazioni non verificabili, nei documenti commerciali è preferibile citare un metodo di controllo e un risultato riferito al lotto, anziché descrivere genericamente l’olio come «detossificato». Sul sito Noebis, il tema complementare dello stato ossidativo è trattato nella guida TOTOX e perossidi degli omega-3.
Come impostare la specifica d’acquisto per un olio marino
La specifica deve riportare la denominazione tecnica dell’olio, l’eventuale origine biologica, il lotto e le caratteristiche essenziali previste dalla formulazione. La sezione relativa ai contaminanti dovrebbe descrivere le famiglie di analiti richieste e richiamare i criteri applicabili alla categoria individuata. È preferibile indicare la versione o la modalità di aggiornamento del riferimento normativo, perché una specifica statica può diventare obsoleta.
Il certificato di analisi dovrebbe chiarire se siano stati determinati PCDD/F, somma PCDD/F e PCB diossina-simili e PCB indicatori non diossina-simili, con unità e convenzioni appropriate. Serve inoltre verificare che il rapporto si riferisca al lotto consegnato e che eventuali risultati dichiarati per uno stock originario siano rappresentativi delle miscele o delle lavorazioni successive.
La verifica si inserisce nei controlli generali descritti nella guida al certificato di analisi delle materie prime. Il CoA è un punto di partenza per una decisione documentata: non equivale all’intero fascicolo di qualifica del fornitore e non elimina gli obblighi dell’operatore alimentare.
Cosa fare in caso di risultati vicini ai tenori massimi
Un valore vicino a una soglia pertinente richiede anzitutto un controllo della base di calcolo: si tratta di peso del grasso o di peso del prodotto? Il risultato è espresso nella versione TEQ richiesta? La somma è calcolata upper bound? Il laboratorio ha incluso tutti i congeneri previsti? Le unità di misura sono coerenti con la riga dell’allegato? Questa verifica precede qualsiasi conclusione commerciale.
In seguito occorre considerare la regola decisionale, l’incertezza e le altre prescrizioni previste per i controlli. Una differenza tra due laboratori può derivare da campionamento, tecniche, LOQ o interpretazione. Non è professionale scegliere semplicemente il numero più favorevole e ignorare l’altro; serve una valutazione delle cause e, se pertinente, un nuovo campionamento pianificato e tracciabile.
Se una non conformità è accertata, bisogna gestire il materiale secondo il sistema di autocontrollo, esaminare eventuali impieghi produttivi e valutare gli obblighi derivanti dalla situazione concreta. È essenziale conservare rapporti originali, comunicazioni del fornitore, registri di quarantena e decisioni del responsabile. La gestione strutturata delle anomalie riduce il rischio che una criticità rimanga confinata a un messaggio informale tra acquisti e magazzino.
Conta terzi: responsabilità tra committente e stabilimento
Quando l’olio è destinato a un integratore prodotto conto terzi, il capitolato dovrebbe stabilire chi seleziona il fornitore, chi autorizza l’acquisto, chi definisce il piano di prova e chi prende la decisione di rilascio. La ripartizione delle attività contrattuali deve essere coerente con le responsabilità effettive degli operatori alimentari. Se il cliente fornisce direttamente la materia prima, ciò non rende superflua la verifica documentale del materiale che entra nello stabilimento.
È utile prevedere l’obbligo di comunicare cambiamenti di origine o processo e di fornire il rapporto completo per le famiglie di contaminanti pertinenti. La documentazione interna deve inoltre collegare il lotto dell’olio alle produzioni nelle quali è stato utilizzato. Quando un materiale è suddiviso, miscelato o parzialmente impiegato, la registrazione delle quantità è un elemento decisivo per la tracciabilità.
Queste verifiche si integrano con l’HACCP per integratori e con le procedure di quarantena e rilascio. Un buon sistema evita sia l’approvazione basata su una sola dichiarazione generica sia la duplicazione inutile di controlli non giustificati dal rischio.
Come parlare di qualità senza attribuire effetti al prodotto finito
La conformità a limiti di contaminanti è una condizione di sicurezza alimentare, non un beneficio fisiologico della capsula. Una frase come «il lotto di olio è stato controllato secondo le specifiche applicabili per diossine e PCB» può essere verificabile se esistono documenti reali e corrispondenti; non sarebbe corretto trasformarla in una promessa di prevenzione di malattie o in una garanzia assoluta di assenza di rischi.
Le eventuali indicazioni salutistiche relative ai nutrienti presenti negli oli, come EPA e DHA, devono essere considerate separatamente. Se si intende comunicare un effetto fisiologico, occorre verificare che esista un claim autorizzato per la sostanza interessata e che siano soddisfatte le condizioni d’uso. Tale effetto non va attribuito automaticamente al prodotto commerciale nel suo complesso né collegato artificiosamente alla sola assenza di contaminanti.
Anche i contenuti editoriali devono essere trasparenti: un’immagine generata digitalmente di un laboratorio non prova che quello specifico laboratorio sia stato visitato o che le analisi raffigurate siano state eseguite da un determinato operatore. Le immagini di questa guida sono illustrative e la documentazione dei controlli reali resta separata.
Checklist per il rilascio dell’olio
Identificazione: origine dell’olio, specie o miscela, lavorazioni rilevanti, numero di lotto e catena documentale. Categoria normativa: voce dell’allegato del regolamento UE utilizzata, eventuali condizioni specifiche e versione consolidata consultata. Risultati: tre gruppi di misure quando pertinenti, unità e base di espressione corrette, versioni TEF e metodo di calcolo.
Metodo: laboratorio e prestazioni analitiche verificati per matrice e analiti, limiti di quantificazione adeguati e gestione coerente delle concentrazioni sotto LOQ. Decisione: rilascio o blocco registrato, eventuale indagine aperta, collegamento del campione e del CoA al lotto effettivamente presente in magazzino. Rivalutazione: frequenza dei controlli aggiornata quando cambia il rischio di filiera.
Domande frequenti
I PCB diossina-simili e i PCB indicatori sono un’unica analisi?
Possono essere compresi in un piano analitico articolato, ma il loro significato e le unità di espressione sono differenti. Bisogna verificare che il rapporto restituisca i gruppi di risultati richiesti senza confonderli.
Il nuovo valore EFSA 2026 sostituisce i limiti per l’olio?
No. La TWI scientifica riguarda l’esposizione cumulativa; i tenori massimi per le categorie alimentari restano disciplinati dagli atti normativi vigenti e dalle loro eventuali modifiche.
Un olio molto ricco di omega-3 è necessariamente meno contaminato?
Il titolo in acidi grassi non permette di dedurre i livelli di diossine o PCB. Occorrono valutazione della filiera e risultati analitici pertinenti.
Il laboratorio può usare qualunque versione dei TEF?
La versione dei fattori deve essere indicata e risultare coerente con lo scopo del rapporto e con le regole applicabili. Un confronto fra risultati con fattori differenti richiede cautela.
Una dichiarazione «non rilevato» basta per il rilascio?
Non senza conoscere congeneri coperti, LOQ, convenzione di calcolo, identificazione del lotto e sensibilità del metodo. La decisione qualità richiede una lettura dell’intero rapporto.
Conclusioni
Il controllo di diossine e PCB negli oli di pesce richiede di conoscere la differenza tra famiglie chimiche, risultati in TEQ e PCB indicatori, basi di espressione e criteri upper bound. Il quadro normativo dell’Unione europea deve essere applicato alla categoria corretta e non ridotto a una cifra prelevata da una tabella senza contesto. La valutazione EFSA del 2026 rappresenta un aggiornamento importante per comprendere il rischio da esposizione cumulativa, ma non sostituisce la verifica legale del singolo lotto.
Un capitolato trasparente, analisi adeguate e tracciabilità delle materie prime costituiscono la base per produrre integratori con decisioni documentate. L’attenzione al contenuto di contaminanti organici persistenti deve affiancarsi, senza confondersi, agli altri controlli di composizione, stabilità e qualità dell’olio.
Fonti
- EFSA CONTAM Panel, 2026, Update of the risk assessment on dioxins and dioxin-like PCBs in feed and food, DOI: 10.2903/j.efsa.2026.10103.
- EFSA CONTAM Panel, 2018, Risk for animal and human health related to the presence of dioxins and dioxin-like PCBs in feed and food, DOI: 10.2903/j.efsa.2018.5333.
- Regolamento (UE) 2023/915, versione consolidata, allegato, voce 4.1 e categorie pertinenti.
- Regolamento (UE) 2017/644, metodi di campionamento e analisi nei controlli ufficiali per diossine e PCB.
- Comunicazione ufficiale EFSA del 10 giugno 2026 relativa all’aggiornamento scientifico.
Nota editoriale: contenuto educativo sviluppato con supporto di strumenti di intelligenza artificiale e riferimenti scientifici verificabili. L’immagine in evidenza rappresenta una scena illustrativa, non un’analisi o un laboratorio aziendale realmente fotografato. Le informazioni non sostituiscono il parere professionale, la verifica della normativa vigente o l’esame del fascicolo di un lotto da parte dei responsabili competenti. Aggiornamento: ottobre 2026.






