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Se oggi fosse necessario individuare tutte le confezioni di un integratore associate a una determinata materia prima, quanto tempo servirebbe per ricostruire la situazione? E, soprattutto, quante confezioni potrebbero essere effettivamente localizzate tra magazzino, grossisti, marketplace, farmacie e consumatori? La simulazione di richiamo, spesso chiamata mock recall, serve a mettere alla prova questa capacità prima che si verifichi un evento reale. È un esercizio organizzato, svolto su un caso ipotetico e controllato, che verifica la tenuta delle registrazioni e dei canali di comunicazione senza annunciare un richiamo al pubblico.

La prova non consiste semplicemente nel trovare un numero di lotto sul gestionale. Occorre seguire l’intero percorso: materia prima, dosaggio, prodotto finito, quantità confezionate, spedizioni, resi e giacenze. Una simulazione ben progettata misura tempi, completezza, incongruenze e responsabilità. Per un’azienda che produce integratori conto terzi è particolarmente utile, perché i dati possono essere suddivisi fra stabilimento, titolare del marchio e distributori. Di seguito esaminiamo come impostarla con criteri realistici e come leggerne i risultati.

Rintracciabilità, ritiro e richiamo: tre concetti distinti

La rintracciabilità è la capacità di seguire il percorso di un alimento, di un ingrediente o di una sostanza destinata all’incorporazione lungo le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione. Il ritiro è l’azione volta a impedire l’ulteriore distribuzione o commercializzazione di un prodotto coinvolto. Il richiamo, nei casi in cui sia necessario, riguarda anche i prodotti già arrivati al consumatore e comprende le comunicazioni e le azioni previste per proteggerlo. Questa distinzione conta sul piano operativo: non tutti gli incidenti richiedono le stesse misure, ma la capacità di individuare i lotti pertinenti deve essere disponibile in ogni caso.

Il Regolamento (CE) n. 178/2002 stabilisce all’articolo 18 i principi della rintracciabilità; l’articolo 19 disciplina gli obblighi degli operatori quando un alimento non è conforme ai requisiti di sicurezza, compresi i casi in cui sono necessari ritiro, informazione alle autorità e richiamo dei consumatori. Un esercizio di simulazione, a differenza di un evento reale, non è di per sé una comunicazione di rischio alimentare. Il suo compito è verificare in modo controllato se l’organizzazione sarebbe in grado di agire conformemente alle proprie responsabilità qualora ne ricorressero le condizioni.

Qual è lo scopo di un mock recall

Un esercizio efficace deve rispondere a una domanda concreta: possiamo identificare rapidamente i lotti potenzialmente coinvolti, riconciliare le quantità e raggiungere i destinatari giusti? La simulazione è utile per rilevare errori che spesso sfuggono ai controlli ordinari, per esempio documenti conservati in cartelle diverse, collegamenti incompleti tra lotti di materie prime e lotti finiti, giacenze non aggiornate o clienti identificati con denominazioni discordanti. Anche un’organizzazione priva di incidenti può avere difficoltà operative nascoste, visibili solo quando si prova a ricostruire l’intera filiera in un tempo limitato.

La ricerca sulla rintracciabilità alimentare indica che la complessità aumenta quando le materie prime vengono trasformate, miscelate o suddivise in più lotti. Qian e colleghi, in una revisione pubblicata su Critical Reviews in Food Science and Nutrition, descrivono proprio le difficoltà di collegare risorse e prodotti in seguito a trasformazioni complesse. La simulazione deve perciò mettere alla prova i collegamenti documentali reali, non un esempio costruito intorno ai dati più semplici da estrarre. Se il risultato è sempre perfetto, conviene chiedersi se lo scenario sia abbastanza rappresentativo.

Prima della prova: definire ruoli e perimetro

Il responsabile qualità dovrebbe approvare un protocollo di esercizio che specifichi motivo simulato, lotto di partenza, data, partecipanti, registrazioni da esaminare e criteri con cui misurare il risultato. È utile designare un coordinatore e un osservatore che raccolga tempi e difficoltà senza risolvere al posto dei partecipanti ogni problema. Per progetti conto terzi si devono identificare in anticipo le persone di riferimento del committente e dello stabilimento, perché i dati di produzione e quelli commerciali possono trovarsi in sistemi diversi.

Occorre stabilire anche il confine dell’esercizio. Se si decide di svolgere soltanto una prova interna senza contattare soggetti esterni, il verbale deve indicarlo chiaramente e non riportare che la reperibilità dei distributori è stata verificata quando non lo è stata. Un secondo livello di esercitazione può coinvolgere canali autorizzati con comunicazioni espressamente contrassegnate come test, concordate preventivamente e incapaci di generare allarme. Non si devono inviare falsi avvisi ai clienti finali o alle autorità con l’intento di «verificare la reazione», perché un errore nella comunicazione potrebbe creare un incidente reale.

Come scegliere uno scenario realistico

Uno scenario può partire da un certificato di analisi non conforme scoperto dopo l’utilizzo di una materia prima. Il punto iniziale è la fornitura identificata dal suo lotto; bisogna cercare tutti gli ordini di produzione in cui è stata impiegata, comprese lavorazioni parziali, riempimenti in più giornate e confezionamenti per marchi differenti. Un altro scenario può partire da una partita di tappi o etichette non idonee, e quindi richiedere una rintracciabilità che segue i materiali di confezionamento anziché la formula. La scelta dovrebbe variare periodicamente per evitare che il personale impari un solo percorso di ricerca.

Un test più impegnativo può includere un lotto di polvere premiscelata utilizzato in più prodotti, una lavorazione interrotta e riavviata oppure spedizioni frazionate a diversi operatori. L’esercizio non deve dichiarare pericolo se non esiste: si tratta di un presupposto fittizio che consente di interrogare i dati. Chi conduce la prova deve descrivere con precisione il punto in cui l’ipotetica non conformità sarebbe stata rilevata, in modo che i partecipanti possano definire correttamente il perimetro dei prodotti coinvolti e non includere o escludere confezioni arbitrariamente.

Dal lotto della materia prima ai prodotti finiti

La ricostruzione in avanti comincia con il lotto ricevuto, il fornitore, la data di ingresso, i documenti di accettazione e le quantità scaricate dal magazzino. I registri devono permettere di collegare le pesate e le operazioni di miscelazione ai batch di produzione. Successivamente occorre associare le quantità di semilavorato alle sessioni di compressione, incapsulamento o confezionamento, identificando i relativi lotti finiti. Se più componenti o lotti vengono miscelati, i collegamenti devono risultare espliciti. È in questa fase che differenze di unità di misura, registrazioni manuali e trasferimenti fra contenitori possono creare difficoltà.

Il batch record degli integratori è una fonte centrale per questa ricostruzione, ma non sempre contiene da solo tutta la catena informativa. Devono essere disponibili anche registri di magazzino, documentazione di rilascio e movimenti di confezionamento. È importante includere quantità scartate, campioni di laboratorio e controcampioni, così da spiegare eventuali differenze fra materiale ricevuto e confezioni ottenute. L’obiettivo non è produrre una tabella apparentemente elegante: è essere in grado di dimostrare come ogni passaggio si collega al precedente.

Dalle confezioni finite a distributori e clienti

La ricostruzione in avanti prosegue con le spedizioni. Per ogni lotto finito vanno identificati quantità, data, documento di trasporto, destinatario e, dove disponibile, eventuali trasferimenti verso ulteriori depositi. Se l’azienda vende anche attraverso marketplace, è necessario chiarire quale soggetto possiede il dato sulla giacenza e quali canali consentono di avvisare il destinatario in caso di emergenza. Le scorte presenti presso magazzini esterni, operatori logistici e piattaforme di vendita non devono essere considerate equivalenti alle quantità già acquistate dal consumatore.

Il dato chiave è poter distinguere le confezioni ancora sotto il controllo dell’azienda da quelle già uscite e, per quanto ragionevolmente possibile, ricostruire il percorso commerciale successivo. L’articolo 18 del Regolamento 178/2002 impone sistemi e procedure capaci di identificare almeno i fornitori e le imprese alle quali i prodotti sono stati forniti, da rendere disponibili alle autorità competenti. La granularità di lotto e il collegamento alle trasformazioni rendono l’esercizio più efficace sul piano operativo. Il test dovrebbe verificare anche se anagrafiche, recapiti e persone responsabili sono aggiornati e reperibili.

Riconciliare le quantità: l’operazione che rivela più errori

Al termine della ricerca bisogna ricostruire quantitativamente l’intero lotto finito. Un prospetto utile può distinguere confezioni prodotte, scartate, trattenute come campioni, presenti in giacenza, già spedite, rese e, se note, oggetto di movimenti interni. Le unità devono essere confrontabili e i dati devono avere una data e un’ora di riferimento. Senza un momento di osservazione definito, un magazzino in movimento produce differenze apparenti anche quando il sistema registra correttamente le uscite. Si deve inoltre prevedere un metodo per risolvere incongruenze tra pezzi, colli, confezioni multiple e singole unità di vendita.

La percentuale di unità riconciliate può essere un indicatore interno, ma non esiste una soglia numerica universale che, da sola, certifichi la conformità di un richiamo. Un errore di pochi pezzi può essere rilevante se nasconde un destinatario sconosciuto; viceversa alcune differenze possono avere una spiegazione documentata. L’analisi deve quindi descrivere sia la quantità riconciliata sia il significato delle eccezioni. In un test serio, ogni voce non spiegata genera un’azione di verifica, con responsabile e termine di completamento.

Tempi di risposta: quali misure raccogliere

Un mock recall dovrebbe annotare l’orario di avvio, il momento in cui vengono identificati tutti i lotti potenzialmente coinvolti, il completamento della riconciliazione e la disponibilità dell’elenco dei destinatari. I tempi-obiettivo vanno scelti in base alle caratteristiche e al rischio dell’organizzazione, senza presentarli come scadenze imposte automaticamente da una norma se non lo sono. Il valore della prova sta nella capacità di mostrare se l’azienda può reagire in modo appropriato alle esigenze di un evento concreto e se le informazioni necessarie sono accessibili anche quando i referenti abituali non sono disponibili.

Può essere utile ripetere lo scenario con un operatore diverso, oppure in una fascia oraria meno favorevole, per verificare la dipendenza da singole persone. Se i dati possono essere estratti solo dal computer di un addetto assente, il problema è reale anche quando l’esercizio si conclude in modo soddisfacente dopo il suo rientro. Una procedura robusta prevede accessi autorizzati, istruzioni recuperabili e backup dei dati, nel rispetto della riservatezza commerciale. In una situazione reale, le informazioni devono poter essere condivise rapidamente con i soggetti legittimati a riceverle.

Che cosa dice la ricerca sulla tecnologia di rintracciabilità

Bhatt e Zhang, in uno studio del 2013 su Journal of Food Science, hanno discusso capacità e interoperabilità delle tecnologie per rintracciare i prodotti alimentari. Il tema resta attuale: software e codici a barre possono facilitare la ricerca, ma un sistema informatico incompleto non ricostruisce automaticamente un’operazione che non è mai stata registrata. Qian e colleghi hanno evidenziato la complessità delle trasformazioni alimentari e la necessità di scegliere il livello adeguato di granularità. Ciò rende comprensibile perché un codice di lotto stampato correttamente sulla boccetta sia necessario ma non sufficiente.

Un’azienda può adottare un ERP, un foglio di calcolo o sistemi misti, purché le registrazioni siano affidabili, controllate e riconciliabili. L’uso di tecnologie più complesse non elimina errori di unità di misura, omissioni di registrazione o anagrafiche commerciali obsolete. Prima di valutare nuove piattaforme conviene verificare l’affidabilità dei processi di base. Il mock recall fornisce un confronto oggettivo nel tempo: se una modifica del sistema riduce le incertezze o i tempi, il risultato diventa misurabile. Se produce solo nuove schermate, il vantaggio è ancora da dimostrare.

La prova con il committente nel conto terzi

Quando il produttore e il titolare del marchio sono due imprese, la catena informativa deve attraversare i confini organizzativi. Il produttore può possedere dati di formulazione, materie prime e confezionamento, mentre il committente può avere la visione più completa delle vendite e dei distributori. È essenziale definire chi attiva il processo, quali informazioni vengono trasferite, come sono identificati i lotti e chi mantiene gli elenchi commerciali. Queste responsabilità dovrebbero risultare da accordi e procedure, non essere scoperte durante un’emergenza.

Una simulazione congiunta permette di verificare anche la compatibilità delle unità di riferimento. Il terzista può registrare un lotto di produzione da migliaia di unità, mentre il cliente vende confezioni singole e pacchi multipli. Il sistema deve consentire di risalire dai formati commerciali ai lotti fisici. Prima dell’esercizio si definiscono le modalità di scambio sicuro dei dati e si decide quali contatti esterni non devono essere coinvolti. Per approfondire la dimensione documentale e operativa si può consultare la guida Noebis sulla tracciabilità, ritiro e richiamo degli integratori per il brand.

Campioni, controcampioni e documenti di supporto

Un’indagine che nasce da una segnalazione analitica potrebbe richiedere documenti e campioni conservati secondo le procedure adottate e gli obblighi applicabili. Il mock recall può includere una richiesta simulata di localizzazione del controcampione, del certificato di analisi o della documentazione di rilascio relativa al lotto coinvolto. È un modo semplice per verificare che le referenze indicate nei registri corrispondano a oggetti e file effettivamente rintracciabili. Le condizioni e i tempi di conservazione devono essere gestiti secondo la disciplina pertinente, senza ipotizzare una durata uniforme per qualsiasi campione.

Il valore del controcampione dipende anche dalla sua identificazione e dalla storia di conservazione. Una busta priva di numero di lotto o una confezione conservata in condizioni non documentate possono essere di utilità limitata. L’approfondimento Noebis sui controcampioni e la loro rintracciabilità chiarisce perché si devono collegare fisicamente e documentalmente al lotto. Nell’esercizio è possibile registrare il tempo richiesto per recuperarli, accanto a quello impiegato per ottenere i dati commerciali.

Come registrare l’esito e le azioni correttive

Il rapporto conclusivo dovrebbe riportare data e scenario, partecipanti, lotti identificati, percorso di tracciabilità, quantità riconciliate, destinatari individuati e tempi osservati. Deve inoltre descrivere le anomalie e distinguere fra criticità che avrebbero ostacolato un intervento reale e semplici miglioramenti di leggibilità. Non è sufficiente scrivere «simulazione completata con successo» quando durante la prova sono servite telefonate informali, conoscenze personali o ricostruzioni manuali non previste. Anche queste deviazioni fanno parte del risultato e indicano come rendere il sistema meno fragile.

Per ogni criticità significativa va definita un’azione correttiva, un responsabile e una verifica dell’efficacia. Potrebbe essere necessario migliorare la registrazione delle quantità scartate, aggiornare le anagrafiche dei distributori o collegare in modo più diretto le sessioni di confezionamento ai lotti di produzione. Una nuova simulazione mirata può verificare che il problema sia stato risolto. La prova successiva, inoltre, non dovrebbe limitarsi a ripetere meccanicamente lo stesso caso: cambiare origine del lotto o tipo di confezione aiuta a misurare la robustezza complessiva.

Quando l’esercizio rivela un problema reale

Può accadere che, durante un mock recall, si scopra una non conformità effettiva oppure un elemento che suggerisce un possibile problema di sicurezza. In quel momento la gestione dell’evento non resta un semplice esercizio. È necessario applicare le procedure reali di valutazione e risposta, coinvolgendo le funzioni responsabili e, quando ricorrono i presupposti, le autorità e i soggetti destinatari delle informazioni. La simulazione non deve essere usata come motivo per rinviare una decisione richiesta dalle norme. Anche il rapporto di esercitazione dovrebbe descrivere chiaramente il punto di passaggio dalla prova al processo reale.

La disciplina dell’articolo 19 del Regolamento 178/2002 non è sostituita dall’esistenza di un piano interno e non dipende da un giudizio commerciale sull’opportunità di comunicare. La valutazione del rischio e degli obblighi deve essere condotta sulla situazione effettiva. Questo chiarimento è essenziale perché un mock recall ben organizzato possa aumentare la prontezza senza creare false sicurezze, e perché il personale riconosca quando una simulazione deve essere interrotta per gestire un evento concreto.

Domande frequenti sulla simulazione di richiamo

Un mock recall richiede di contattare davvero tutti i clienti?

No. Il perimetro viene definito nel protocollo. Una prova interna può verificare la reperibilità degli elenchi senza inviare comunicazioni esterne. Eventuali test di contatto devono essere pianificati, concordati e chiaramente contrassegnati per non generare falsi allarmi.

La presenza del numero di lotto sull’etichetta basta?

No. Il codice deve collegarsi a registrazioni che permettano di ricostruire materie prime, produzione e distribuzione. Senza questi collegamenti, il numero stampato identifica una confezione ma non necessariamente consente una rintracciabilità efficace.

Quanto tempo deve durare una simulazione?

Non esiste un tempo unico da applicare a tutte le aziende. Il piano dovrebbe stabilire obiettivi interni basati sul rischio e sulla struttura della filiera, registrando i tempi reali di ricostruzione, riconciliazione e reperimento dei destinatari.

Un buon risultato elimina la possibilità di un richiamo reale?

No. La simulazione valuta l’efficacia organizzativa del sistema di rintracciabilità e risposta. Non sostituisce i controlli di sicurezza né rende impossibile un evento di non conformità.

Indicatori da registrare in una simulazione di richiamo

Controllo Evidenza da raccogliere Domanda di verifica
Rintracciabilità a monte Lotti e quantità delle materie prime impiegate Si risale ai fornitori pertinenti?
Rintracciabilità a valle Lotti finiti, quantità e destinatari Si identifica dove è stato distribuito il prodotto?
Bilancio quantità Prodotto fabbricato, in giacenza e spedito Le differenze sono spiegate e documentate?
Tempi e decisioni Orari, responsabilità, anomalie e azioni correttive Il processo funziona anche sotto vincoli di tempo?

Conclusioni: misurare la capacità di reagire prima di averne bisogno

Una simulazione di richiamo ben condotta è uno strumento di miglioramento del sistema qualità. Non richiede effetti scenografici né comunicazioni allarmistiche: richiede dati, tempi osservabili, riconciliazione delle quantità e responsabilità definite. L’esercizio diventa particolarmente utile nelle filiere conto terzi e nelle vendite multicanale, dove la tracciabilità deve attraversare più imprese e sistemi gestionali. Ripeterlo con scenari diversi, documentare le criticità e verificare le azioni correttive consente di affrontare con maggiore preparazione una situazione reale, mantenendo distinti i doveri previsti dalla legge e le misure organizzative interne.

Fonti

  1. Bhatt T, Zhang JJ. Food product tracing technology capabilities and interoperability. Journal of Food Science. 2013;78(Suppl 2):B28–B33. doi:10.1111/1750-3841.12299.
  2. Qian J, Dai B, Wang B, Zha Y, Song Q. Traceability in food processing: problems, methods, and performance evaluations—A review. Critical Reviews in Food Science and Nutrition. 2022;62(3):679–692. doi:10.1080/10408398.2020.1825925.
  3. Parlamento europeo e Consiglio. Regolamento (CE) n. 178/2002, articoli 18 e 19.
  4. Parlamento europeo e Consiglio. Direttiva 2011/91/UE relativa alle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare.

Nota editoriale: articolo divulgativo preparato con assistenza di intelligenza artificiale e revisione redazionale. Lo scenario descritto è ipotetico e non si riferisce a un richiamo reale di Noebis Pharma. Le informazioni non sostituiscono il parere di un professionista qualificato né le valutazioni legali, regolatorie e tecniche da svolgere in un evento concreto.