Da qualche anno l’acido ellagico è uno dei nomi più citati quando si parla di antiossidanti naturali, spesso associato alla melagrana e a un metabolita più recente, l’urolitina A, diventato popolare nella ricerca sull’invecchiamento cellulare. Ma cosa sappiamo davvero di questa molecola, al netto delle semplificazioni che circolano online?
Che cos’è l’acido ellagico
L’acido ellagico è un polifenolo appartenente alla famiglia dei tannini idrolizzabili. Raramente è presente negli alimenti nella sua forma libera: nella maggior parte dei casi si trova legato in molecole più grandi chiamate ellagitannini, che vengono scisse durante la digestione, rilasciando gradualmente acido ellagico libero nell’intestino.
Dove si trova
La melagrana è probabilmente l’alimento più associato agli ellagitannini, ma non è l’unico: quantità significative si trovano anche in lamponi, fragole, mirtilli, more, noci, mandorle e melograno essiccato. È proprio l’ampia diffusione di questi frutti nella dieta mediterranea tradizionale che ha attirato l’interesse dei ricercatori su questa classe di composti negli ultimi vent’anni.
Il ruolo del microbiota: dagli ellagitannini all’urolitina A
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca recente riguarda ciò che accade dopo l’assunzione: gli ellagitannini e l’acido ellagico libero non vengono assorbiti direttamente in quantità rilevanti nell’intestino tenue. È il microbiota intestinale del colon a trasformarli, attraverso una serie di reazioni, in metaboliti chiamati urolitine, tra cui la più studiata è l’urolitina A. Un dato interessante emerso dagli studi è che la capacità di produrre urolitina A a partire dagli ellagitannini varia molto da persona a persona, in base alla composizione individuale del microbiota: non tutti i soggetti sono infatti “produttori efficienti” di questo metabolita, il che spiega perché la ricerca su questo argomento sia ancora oggetto di numerosi studi scientifici.
Acido ellagico e ricerca in laboratorio
In studi condotti su modelli cellulari e animali, l’acido ellagico e i suoi metaboliti sono stati studiati per il loro comportamento come antiossidanti, cioè come molecole capaci di contrastare i radicali liberi in condizioni sperimentali controllate. Si tratta però, in larghissima parte, di ricerca preclinica: gli studi condotti sull’uomo sono ancora limitati per numero di partecipanti e durata, e non permettono, allo stato attuale delle conoscenze, di trarre conclusioni definitive applicabili alla popolazione generale.
Cosa si può dire (e cosa no)
È utile chiarire un punto normativo importante: l’acido ellagico non è associato, nel Registro europeo dei claim nutrizionali e sulla salute previsto dal Regolamento CE 1924/2006, a un’indicazione sulla salute autorizzata dall’EFSA. Un integratore o un alimento che lo contiene non può quindi riportare legalmente affermazioni come “previene”, “cura” o “rallenta l’invecchiamento”, perché queste espressioni configurerebbero un claim terapeutico non autorizzato. La comunicazione corretta si limita a descrivere l’origine botanica della sostanza, la sua natura chimica di polifenolo e lo stato della ricerca scientifica in corso, senza trasformare dati preclinici in promesse di risultato per il consumatore.
Non confondere: acido ellagico e urolitina A non sono la stessa cosa
Un errore comune nella comunicazione online è usare acido ellagico e urolitina A come sinonimi. Non lo sono: il primo è il composto presente (in forma legata) negli alimenti, la seconda è il metabolita che il microbiota intestinale produce a partire da esso, e non tutti gli organismi lo producono nella stessa misura. Questa distinzione è centrale per capire perché la ricerca più recente si sia spostata proprio sullo studio dell’urolitina A come molecola a sé stante.
Domande frequenti
L’acido ellagico è la stessa cosa dell’acido tannico?
No. Entrambi appartengono alla più ampia famiglia dei tannini, ma hanno strutture chimiche e comportamenti diversi nell’organismo.
Basta mangiare melagrana per avere gli stessi effetti visti negli studi?
Gli studi disponibili utilizzano spesso estratti standardizzati a dosaggi specifici, difficilmente paragonabili al consumo alimentare comune: per questo la ricerca scientifica e il consumo alimentare quotidiano restano due piani distinti da non sovrapporre.
Ci sono controindicazioni?
Come per ogni sostanza assunta tramite alimenti o integratori, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento è sempre opportuno un confronto preventivo con il proprio medico o farmacista.
Noebis Pharma: chi siamo
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



