Se addentate uno spicchio d’arancia e vi capita anche solo un lembo della parte bianca e spugnosa che sta subito sotto la buccia (l’albedo), state assaggiando, tra le altre cose, esperidina praticamente allo stato puro: è lì che questo flavonoide si concentra di più. È uno dei flavanoni più studiati al mondo, ma anche uno dei più fraintesi, perché il suo nome ricorre spesso accanto a promesse sulla circolazione che vanno lette con molta cautela. Proviamo a fare chiarezza.
Cos’è l’esperidina
L’esperidina è un flavanone glicosilato, cioè un flavonoide legato a uno zucchero (un rutinoside), appartenente alla stessa famiglia chimica della naringenina, di cui abbiamo già parlato su questo blog a proposito del pompelmo. Mentre la naringenina è il flavanone tipico del pompelmo, l’esperidina è il flavanone caratteristico delle arance e, più in generale, degli agrumi dolci come mandarini e limoni. Dal punto di vista chimico, la sua aglicone (la forma senza lo zucchero) è chiamata esperetina: è una distinzione tecnica che in etichettistica e in letteratura scientifica va tenuta presente, perché le due forme hanno comportamenti farmacocinetici diversi una volta ingerite.
Dove si trova: non solo nella polpa
Il dato che sorprende di più è che la concentrazione di esperidina non è uniforme nel frutto: la buccia e soprattutto l’albedo (la parte bianca) ne contengono quantità nettamente superiori rispetto alla polpa succosa che siamo abituati a mangiare. È uno dei motivi per cui, nell’industria alimentare, gli scarti di lavorazione degli agrumi (bucce, membrane) sono una fonte interessante per l’estrazione di questo flavonoide. Per chi consuma arance intere, comprese le parti bianche interne (come capita spontaneamente quando si mangia uno spicchio senza “pulirlo” perfettamente), l’apporto di esperidina è quindi superiore rispetto a chi beve solo succo filtrato.
Esperidina, diosmina e “salute delle vene”: cosa si può dire davvero
Il contesto in cui il nome esperidina compare più spesso è quello degli integratori per il benessere della circolazione venosa, spesso in abbinamento a un altro flavonoide, la diosmina. Questa associazione ha una storia d’uso lunga, soprattutto in ambito farmaceutico in alcuni paesi, dove combinazioni di flavonoidi micronizzati sono utilizzate come coadiuvanti in caso di disturbi venosi diagnosticati da un medico. È importante però essere precisi: si tratta di un ambito che riguarda specifici prodotti registrati con indicazioni terapeutiche proprie, non un claim generico applicabile a un qualunque integratore alimentare a base di esperidina. Per gli integratori alimentari, ad oggi non esiste un claim sulla salute per l’esperidina autorizzato dal Regolamento (CE) 1924/2006 e dal Registro EFSA: significa che non è consentito attribuire a un integratore a base di esperidina effetti come “migliora la circolazione” o “riduce la pesantezza alle gambe” senza un’autorizzazione specifica. Chi ha sintomi legati alla circolazione venosa dovrebbe sempre rivolgersi al proprio medico, non affidarsi all’autodiagnosi tramite un integratore.
Un flavonoide, tanta ricerca preliminare
Al di là del filone “circolazione”, l’esperidina è oggetto di un ampio numero di studi di laboratorio che ne esplorano le proprietà antiossidanti dirette e le interazioni con diversi percorsi cellulari. Come per la maggior parte dei flavonoidi alimentari, buona parte di questa ricerca è condotta in vitro o su modelli animali: sono dati utili per orientare la ricerca futura, ma non equivalgono a evidenze cliniche solide sull’uomo né autorizzano claim sulla salute. Anche la biodisponibilità orale dell’esperidina è un tema attivo di studio: essendo un glicoside, deve essere idrolizzata dalla flora intestinale prima di essere assorbita in forma di esperetina, un passaggio che varia sensibilmente da persona a persona.
Come si trova normalmente nella dieta
Non serve alcuna strategia particolare per includere l’esperidina in un’alimentazione varia: consumare regolarmente agrumi freschi, di stagione, meglio se con una parte della membrana bianca interna, è il modo più naturale per farlo, insieme all’apporto di vitamina C, fibra e altri polifenoli tipici di questi frutti. Il succo d’arancia spremuto fresco ne contiene comunque una quota, anche se inferiore a quella del frutto intero con la sua parte bianca.
Domande frequenti
L’esperidina è la stessa cosa della naringenina?
No. Sono entrambi flavanoni ma di agrumi diversi: l’esperidina è tipica delle arance, la naringenina del pompelmo. Hanno strutture chimiche simili ma non identiche.
Un integratore di esperidina può dichiarare di “aiutare la circolazione”?
Non esiste, ad oggi, un claim sulla salute per l’esperidina autorizzato dall’EFSA per gli integratori alimentari: un’azienda seria non può attribuire questo tipo di effetto a un prodotto del genere.
Dove si concentra di più nell’arancia?
Nella buccia e nell’albedo, la parte bianca e spugnosa subito sotto la buccia, più che nella polpa succosa.
Noebis Pharma: chi siamo
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



