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C’è un dettaglio del lavoro di chi vola per mestiere che chi sta a terra fatica a immaginare: il corpo non fa mai in tempo ad abituarsi a un solo orario. Un pilota o un assistente di volo su rotte intercontinentali può decollare da Milano al mattino, atterrare a New York con sei ore di differenza, dormire poche ore in hotel, e ripartire due giorni dopo per un’altra destinazione con un fuso diverso ancora. Mentre per un viaggiatore occasionale il jet lag è un fastidio di qualche giorno che poi si esaurisce, per chi lavora in volo con regolarità diventa una condizione quasi permanente, un ritmo che il corpo non riesce mai a fissare del tutto.

L’orologio biologico, quello che regola sonno, fame, temperatura corporea e attenzione, si basa su segnali ambientali costanti: la luce del giorno, il buio della notte, gli orari dei pasti. Quando questi segnali cambiano ogni due o tre giorni, l’organismo si trova a rincorrere un equilibrio che non arriva mai davvero a completarsi. Non è un caso che il personale di volo, insieme a chi lavora su turni notturni, sia tra le categorie professionali più studiate quando si parla di ritmi circadiani cronicamente disallineati.

Chi vive questa condizione ogni settimana sa che non esiste una soluzione unica, ma piccole abitudini che aiutano a contenere il disagio. Una delle più citate da chi lavora in questo settore riguarda la gestione della luce: appena possibile, cercare l’esposizione alla luce naturale nelle ore che corrispondono al “giorno” della destinazione in cui ci si trova, ed evitare schermi luminosi nelle ore che dovrebbero essere notturne, anche se il fuso di partenza suggerirebbe il contrario. Non è sempre facile in un aeroporto illuminato a giorno ventiquattr’ore su ventiquattro, ma anche pochi minuti all’aperto possono fare la differenza nel dare al cervello un punto di riferimento.

Anche l’alimentazione durante gli spostamenti merita attenzione. Mangiare pasti pesanti nel cuore di quella che per il corpo dovrebbe essere la notte rende il riposo ancora più difficile da recuperare; meglio orientarsi su pasti più leggeri quando gli orari sono sfasati, e riservare i pasti principali ai momenti in cui, secondo il nuovo fuso, ha senso farlo. L’idratazione, spesso trascurata durante i voli lunghi per via dell’aria secca in cabina, resta comunque un punto fermo: bere regolarmente aiuta a contenere la stanchezza generale che si somma già al disallineamento del sonno.

Anche il modo in cui ci si organizza nelle ore di riposo a terra, tra un volo e l’altro, incide parecchio. Chi lavora stabilmente su rotte intercontinentali spesso costruisce piccoli rituali che restano uguali indipendentemente dal fuso: la stessa sequenza di gesti prima di coricarsi, che si tratti delle sei del mattino o delle dieci di sera locali, per dare al corpo un segnale di “adesso si dorme” che non dipende dall’orologio sul muro. Non è una soluzione magica, ma per chi vive con questa routine per anni può essere uno degli strumenti più concreti per proteggere la qualità del riposo, anche quando la quantità di ore disponibili è limitata.

È un lavoro che affascina da fuori e che richiede, da dentro, una cura del proprio corpo fuori dal comune: non tanto per un singolo volo, quanto per sostenere nel tempo un ritmo di vita che va controcorrente rispetto a quello della maggior parte delle persone. Piccole abitudini costanti, ripetute volo dopo volo, sono spesso ciò che fa la differenza tra arrivare a fine carriera stanchi e arrivarci ancora in equilibrio.

Fusi orari che cambiano, un corpo che deve riadattarsi in fretta

Attraversare più fusi orari nella stessa settimana mette alla prova il ritmo biologico più di quanto si immagini, con un’esposizione solare irregolare che può incidere sui livelli di vitamina D. La vitamina D contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e al mantenimento di muscoli normali, mentre il magnesio contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso, utile per chi deve riadattarsi rapidamente a orari sempre diversi.

Per chi vola regolarmente su rotte con fusi orari diversi, nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata, la linea Noebis Pharma propone Vitamina D3 e Magnesio Bisglicinato.