Gli idrocarburi policiclici aromatici, spesso indicati con la sigla IPA o PAH, sono un gruppo di contaminanti che può interessare anche piante essiccate, preparazioni botaniche e alcuni integratori alimentari. In una filiera che parte dalla raccolta vegetale e attraversa essiccazione, trasporto, estrazione e confezionamento, è necessario capire dove possa originarsi la contaminazione e quali controlli siano pertinenti. La difficoltà pratica non è soltanto misurare una concentrazione in laboratorio: occorre distinguere i limiti fissati per specifiche categorie alimentari dalle specifiche interne applicate alle materie prime e valutare il risultato sulla matrice effettivamente analizzata.
Un estratto secco può essere consegnato con un certificato di analisi che riporta il benzo(a)pirene, talvolta insieme alla somma di quattro IPA di riferimento. Numeri apparentemente rassicuranti possono essere interpretati male se mancano unità di misura, limite di quantificazione, metodo, lotto o informazioni sul campo di applicazione della norma. Per una società che produce integratori conto terzi, è utile impostare un percorso che parte dalla valutazione del rischio della materia prima e arriva al prodotto finito, senza applicare automaticamente a un ingrediente concentrato valori normativi previsti per una confezione pronta al consumo.
Che cosa sono gli IPA e perché possono comparire nei botanicals
Gli IPA comprendono numerose sostanze chimiche caratterizzate da più anelli aromatici condensati. Possono formarsi durante combustioni incomplete di materiale organico e raggiungere l’ambiente attraverso emissioni di diversa origine. Le piante possono entrare in contatto con IPA presenti nell’aria, nel particolato o nel terreno; anche alcune modalità di essiccazione o processi in cui il materiale vegetale viene esposto a fumi possono contribuire alla contaminazione. Non tutte le piante raccolte vicino a una fonte potenziale avranno gli stessi livelli e non ogni processo termico comporta necessariamente il medesimo rischio.
La rilevanza dei singoli IPA non è uniforme. Per la valutazione normativa europea in diverse categorie di alimenti si considerano il benzo(a)pirene e la somma di quattro composti marcatori, generalmente chiamata PAH4. La presenza di un contaminante in una matrice non descrive da sola l’esposizione del consumatore: contano concentrazione, quantità ingerita, frequenza e combinazione di altre fonti alimentari. Tuttavia, la conformità ai livelli massimi applicabili resta un requisito separato dall’eventuale stima di esposizione; non può essere sostituita da osservazioni generiche sul basso dosaggio di una capsula.
I quattro IPA usati come marcatori nell’Unione europea
La somma PAH4 comprende benzo(a)pirene, benz(a)antracene, benzo(b)fluorantene e crisene. Questi quattro analiti sono utilizzati come indicatori regolatori per le categorie alimentari elencate nella disciplina europea. Il laboratorio deve indicare chiaramente se il valore si riferisce a un singolo analita oppure alla somma, e con quale criterio siano stati trattati i risultati inferiori al limite di quantificazione. Anche quando il benzo(a)pirene risulta molto basso, gli altri componenti possono contribuire al totale: perciò i due parametri non sono intercambiabili.
Il regolamento (UE) 2023/915 fissa livelli massimi per diversi contaminanti negli alimenti, inclusi gli IPA in categorie specifiche. È necessario leggere l’allegato I nella versione aggiornata e le note associate alla categoria, perché l’applicazione dipende dalla natura dell’alimento. Una tabella copiata da una vecchia scheda commerciale, priva di numero del punto normativo e condizioni di applicazione, può portare a decisioni errate. È preferibile documentare il riferimento preciso utilizzato nella valutazione.
Limiti per gli integratori con botanicals: a quale prodotto si riferiscono?
Nell’allegato I, punto 5.1.16 del regolamento (UE) 2023/915, per gli integratori alimentari contenenti botanicals e loro preparazioni, e per quelli contenenti propoli, pappa reale, spirulina o relative preparazioni, sono indicati valori massimi di 10,0 µg/kg per il benzo(a)pirene e 50,0 µg/kg per la somma PAH4. Si tratta di livelli riferiti alla categoria di integratori individuata dalla norma e soggetti alle relative note. La voce esclude gli integratori contenenti oli vegetali, per i quali occorre esaminare le disposizioni specifiche pertinenti agli oli e alle materie grasse. La lettura della categoria viene prima della scelta del valore numerico.
È un punto decisivo per la gestione delle materie prime: questi valori non vanno presentati come limiti legali automaticamente applicabili a qualsiasi estratto botanico in ingresso. Un ingrediente destinato a entrare in una formula a una determinata percentuale richiede specifiche di acquisto costruite in modo da permettere al prodotto finale di rispettare i requisiti pertinenti. È prudente stabilire limiti interni coerenti con l’impiego atteso, con il contributo di altri ingredienti e con l’incertezza della valutazione. Un estratto che supera numericamente 10 µg/kg non implica, in ogni caso, che il prodotto finito della categoria superi lo stesso valore: bisogna esaminare la formulazione e la norma appropriata prima di concludere.
La nota sul metodo di calcolo per PAH4 fa riferimento al criterio lower bound: nei calcoli della somma, i valori dei quattro analiti inferiori al limite di quantificazione vengono considerati zero. Il laboratorio deve distinguere «non rilevato», «inferiore al limite di quantificazione» e «assente», perché sono affermazioni diverse. Un limite analitico elevato rispetto alle concentrazioni di interesse può rendere il referto poco utile anche quando il risultato è formalmente espresso come inferiore a un certo valore.
Origine della contaminazione: raccolta, essiccazione e lavorazione
La prima fase da analizzare riguarda il territorio e l’ambiente di coltivazione o raccolta. Attività antropiche e deposizione di particolato possono contribuire alla presenza di IPA sulle superfici vegetali o nell’ambiente. L’intensità del fenomeno dipende da molti fattori, inclusa la matrice botanica. Un fornitore dovrebbe essere in grado di indicare almeno la zona di provenienza e le principali fasi di lavorazione, in modo da supportare una valutazione motivata. Le informazioni sulla provenienza non sostituiscono l’analisi quando questa è necessaria, ma aiutano a decidere dove concentrare i controlli. La raccolta delle evidenze sulla filiera è descritta anche nell’approfondimento dedicato alla prevenzione delle frodi negli estratti botanici.
La fase di essiccazione merita una verifica dedicata. Se un processo comporta contatto con fumi di combustione o utilizzo di impianti non opportunamente gestiti, può generare condizioni differenti da quelle di un’essiccazione con aria adeguatamente controllata. La semplice indicazione «essiccato» non dice come sia avvenuta l’operazione. In sede di qualifica del fornitore sono utili informazioni su tipo di impianto, fonti di calore, separazione dei gas di combustione, manutenzione e condizioni operative. La risposta va valutata nel contesto della specifica pianta e della sua preparazione.
Una rassegna del 2024 di Borah e Deka prende in esame l’accumulo di IPA in piante medicinali e i possibili fattori ambientali. Gli studi raccolti mostrano la complessità del fenomeno, ma non consentono di attribuire un livello tipico universale agli estratti commerciali di una singola specie. Per questo è meglio costruire piani di controllo basati su conoscenza della filiera, dati di lotto e risultati ottenuti con metodi idonei, evitando generalizzazioni tra preparazioni diverse.
Che cosa accade durante l’estrazione e la concentrazione
Un estratto botanico non conserva necessariamente la stessa distribuzione dei contaminanti presente nella pianta di partenza. Solvente, rapporto droga-estratto, solubilità delle sostanze, passaggi di filtrazione e concentrazione possono modificare il trasferimento di composti dalla matrice vegetale alla preparazione finale. Non è corretto presumere che una concentrazione cinque volte maggiore di un estratto implichi sempre lo stesso fattore di aumento per tutti gli IPA. Per valutarlo occorrono dati pertinenti al processo e alla sostanza.
La ricerca sul trasferimento di IPA dalle piante essiccate alle infusioni mostra che le concentrazioni e il comportamento dei singoli composti possono cambiare fra matrice di partenza e liquido ottenuto. Uno studio pubblicato su Applied Sciences nel 2025 ha misurato diversi IPA in piante e infusioni mediante GC-MS. È importante chiarire che un’infusione acquosa e un estratto industriale ottenuto con altri solventi non sono preparazioni equivalenti. Lo studio è utile a illustrare la dipendenza dalla matrice, ma non autorizza a utilizzare un coefficiente di trasferimento fisso per tutti gli estratti.
Come scegliere il metodo di analisi e leggere il referto
La determinazione di IPA a basse concentrazioni richiede metodi analitici adeguati alla matrice e agli analiti, per esempio sistemi cromatografici accoppiati a rivelazione selettiva. GC-MS e tecniche HPLC con rivelazione appropriata possono essere utilizzate in contesti differenti, secondo metodi validati o verificati. Il laboratorio deve poter descrivere preparazione del campione, recupero, sensibilità, controlli di qualità e capacità di quantificare le sostanze ai livelli di interesse. Non è sufficiente sapere che il laboratorio dispone di uno strumento tecnologicamente avanzato.
Il regolamento (CE) n. 333/2007, nella versione aggiornata, disciplina aspetti del campionamento e dell’analisi per i controlli ufficiali di diversi contaminanti, inclusi gli IPA pertinenti. Le procedure interne dell’azienda e i metodi del laboratorio incaricato devono essere considerati con attenzione rispetto alla finalità del controllo. La lettura del referto dovrebbe comprendere almeno unità di misura, matrice, identificazione del campione e del lotto, singoli analiti, somma PAH4, limiti di quantificazione e, quando rilevante, informazioni sull’incertezza di misura.
Un referto che riporta «PAH non rilevati» senza ulteriori specifiche è poco informativo. Bisogna sapere quali IPA siano stati cercati, con quali soglie e con quale qualità analitica. La differenza fra microgrammi per chilogrammo e milligrammi per chilogrammo, per esempio, è di un fattore mille e non può essere trattata come un refuso secondario. Allo stesso modo, un risultato riferito al materiale secco non deve essere trasferito senza verifica a un prodotto liquido o a una preparazione con umidità differente.
Il campionamento può incidere sulla validità del risultato
Se un lotto è distribuito su molti sacchi o contiene frazioni con granulometria diversa, un prelievo da un solo punto potrebbe non rappresentare l’intera fornitura. Il piano di campionamento deve tenere conto della struttura del lotto, dei rischi di segregazione e della natura della matrice. Le procedure devono ridurre la possibilità di contaminazione durante il prelievo e preservare l’identità del campione. Tracciabilità dei contenitori, data, operatore e condizioni di conservazione permettono poi di verificare la rappresentatività del risultato in caso di contestazione.
Per gli estratti polverulenti è opportuno valutare l’omogeneità del materiale dopo trasporto e movimentazione. Prelievi non rappresentativi possono creare false discrepanze tra laboratorio interno e fornitore. In caso di risultati discordanti, prima di assumere conclusioni definitive si possono riesaminare metodo e campionamento, mantenendo il materiale non conforme o da chiarire in stato controllato. Una seconda analisi non dovrebbe servire a cercare arbitrariamente il numero più favorevole, ma a risolvere un’incertezza tecnica documentata.
Costruire una specifica interna per il botanico
La specifica può definire quali analiti misurare, quali limiti di accettazione utilizzare, quale laboratorio o metodo prendere come riferimento e con quale frequenza verificare i lotti. La frequenza deve essere proporzionata alla valutazione del fornitore, alla provenienza, alla modalità di essiccazione e alla storia delle analisi. Quando un estratto entra in più formule con percentuali molto diverse, non sempre un’unica soglia interna descrive con precisione tutti gli scenari. È utile motivare il limite scelto e mantenerlo coerente con le condizioni di impiego autorizzate.
Per la produzione conto terzi, la specifica va condivisa in modo chiaro fra cliente, acquisti, responsabile qualità e laboratorio. Il contratto dovrebbe definire chi approva la materia prima e chi è responsabile degli aggiornamenti dei dati sul contaminante. Se il cliente fornisce direttamente l’estratto, la provenienza esterna al magazzino aziendale non elimina la necessità di definire come verificarne l’idoneità alla lavorazione. Anche i materiali destinati a prove pilota dovrebbero essere identificati con lotti e documentazione pertinenti.
Dal lotto di materia prima al lotto di integratore finito
La tracciabilità consente di collegare un risultato analitico al materiale che ha effettivamente contribuito a una produzione. Nel caso di un estratto suddiviso in più pesate, il controllo deve mantenere il collegamento tra lotto di origine, aliquote e ordini di produzione. Una procedura di frazionamento e tracciabilità dei lotti riduce il rischio di confondere materiale conforme, materiale da esaminare e materiale già utilizzato. Anche quantità e resa di produzione possono essere importanti per la ricostruzione successiva.
Quando la valutazione riguarda un integratore contenente più botanicals, il contributo degli ingredienti deve essere esaminato sulla base della formula reale, delle concentrazioni e delle incertezze pertinenti. Una semplice media non ponderata dei referti dei singoli estratti potrebbe essere fuorviante. Inoltre, altre materie prime possono contribuire al profilo del contaminante. Il responsabile tecnico deve assicurare che il criterio adottato rifletta le disposizioni applicabili al prodotto finito e non presuma che la conformità di ciascun singolo ingrediente sia sempre sufficiente.
Gestione di un valore fuori specifica
Quando il risultato supera il limite interno o solleva un dubbio sulla conformità, occorre bloccare l’utilizzo del lotto, verificare la correttezza del campionamento e acquisire una valutazione tecnica. È necessario capire se l’anomalia riguarda una materia prima ancora in magazzino o una produzione già realizzata. La decisione dovrebbe essere documentata e collegata al piano HACCP per integratori, alle procedure sulle non conformità e, se pertinente, ai processi di tracciabilità e richiamo.
Il fornitore va coinvolto con un quesito puntuale che contenga lotto, metodo e valore contestato. Se la situazione richiede un controcampione o un’analisi di conferma, devono essere definiti prima i criteri di scelta e interpretazione. La chiusura della segnalazione non dovrebbe limitarsi alla sostituzione di un certificato: bisogna comprendere l’origine del problema, valutare eventuali altri lotti coinvolti e decidere se aggiornare la qualifica del fornitore o il piano di controlli. Il riesame delle cause è il passaggio che trasforma un evento isolato in apprendimento per il sistema qualità.
Quali indicazioni può dare la letteratura scientifica
Uno studio del Joint Research Centre della Commissione europea, pubblicato nel 2015 da Zelinkova e Wenzl, ha misurato quattro IPA marcatori in diversi integratori commerciali, inclusi preparati botanici e prodotti apistici, utilizzando metodi analitici con controlli di qualità. I campioni presentavano ampia variabilità. Non sarebbe corretto trasformare i risultati di quel campione in una prevalenza valida per tutte le produzioni o per il mercato attuale; la ricerca è invece una dimostrazione della necessità di metodi e criteri adeguati alle matrici analizzate.
Il lavoro di Borah e Deka del 2024 affronta invece le vie di accumulo degli IPA in piante medicinali, mentre lo studio di Bratu e colleghi del 2025 esamina il trasferimento dalle piante alle infusioni. I tre contributi rispondono a domande diverse. Insieme illustrano perché origine ambientale, processo e matrice sono fattori essenziali nella valutazione. Nessuno dei tre, da solo, dimostra che un dato estratto acquistato oggi superi o rispetti una specifica: per quello servono documenti e risultati riferiti al lotto concreto.
Domande frequenti sugli IPA negli estratti botanici
I valori 10 e 50 µg/kg valgono per ogni polvere vegetale?
No. I valori indicati al punto 5.1.16 del regolamento (UE) 2023/915 si riferiscono alle categorie di integratori alimentari specificate e alle relative note. Non devono essere copiati automaticamente come limiti legali di qualsiasi materia prima. Una specifica di acquisto per un estratto può essere impostata in funzione del prodotto finale, della quantità impiegata e della valutazione del rischio.
Se il benzo(a)pirene è basso, il prodotto è già conforme per tutti gli IPA?
Non necessariamente. La disciplina distingue il singolo benzo(a)pirene dalla somma PAH4. Occorre verificare entrambi i parametri nei casi in cui sono previsti, usando metodi e limiti analitici adeguati. Le concentrazioni degli altri tre marcatori possono contribuire alla somma anche quando il benzo(a)pirene è poco rilevabile.
Il certificato di analisi del fornitore basta sempre?
È una parte importante del dossier, ma la sua adeguatezza dipende da identificazione del lotto, metodo, matrice, sensibilità, specifica e affidabilità del fornitore. Un piano basato sul rischio può prevedere verifiche indipendenti o controlli periodici, soprattutto dopo variazioni di processo o provenienza. La decisione deve essere documentata, non assunta automaticamente dalla presenza di un PDF.
Un estratto naturale è automaticamente privo di IPA?
No. L’origine botanica non esclude contaminanti ambientali o di processo. Anche per ingredienti naturali è necessaria una valutazione pertinente della filiera. La presenza o l’assenza di IPA non può essere inferita dal linguaggio di marketing, dall’aspetto della polvere o dal solo certificato «biologico» quando questo non risponde alla specifica domanda analitica.
Fonti
- Regolamento (UE) 2023/915, allegato I, sezione 5.1, livelli massimi degli IPA per categorie alimentari specifiche, e modifiche vigenti.
- Regolamento (CE) n. 333/2007, criteri per campionamento e analisi in controlli ufficiali di contaminanti.
- Zelinkova Z, Wenzl T. EU marker polycyclic aromatic hydrocarbons in food supplements: analytical approach and occurrence. Food Additives & Contaminants (2015). doi:10.1080/19440049.2015.1087059.
- Borah P, Deka H. Polycyclic aromatic hydrocarbon accumulation in selected medicinal plants: a mini review. Environmental Science and Pollution Research (2024). doi:10.1007/s11356-024-33548-8.
- Bratu MM e colleghi. Determination of Polycyclic Aromatic Hydrocarbons Transfer from Dried Medicinal Plants in Infusions. Applied Sciences (2025). doi:10.3390/app15010447.
Nota editoriale: contenuto tecnico informativo redatto con assistenza di intelligenza artificiale e controllo delle fonti indicate. Le informazioni non sostituiscono il parere del responsabile qualità o del consulente regolatorio, né la valutazione del lotto e della normativa aggiornata applicabile. Gli studi riportati non attestano la conformità di materie prime o prodotti Noebis specifici. Nessun beneficio per la salute è attribuito a un integratore finito.






