Due succhi di frutta possono mostrare un pH simile e, nello stesso tempo, un’acidità titolabile diversa. Non è una contraddizione: i due numeri descrivono aspetti differenti del campione. La distinzione è utile quando si leggono schede tecniche, certificati di analisi di estratti vegetali e dati di laboratorio relativi a succhi o puree.
Che cosa indica il pH
Il pH descrive l’attività degli ioni idrogeno nella fase acquosa. La scala è logaritmica: a parità delle altre condizioni, una differenza di una unità di pH corrisponde a una variazione di circa dieci volte dell’attività degli ioni idrogeno. Un valore basso indica una soluzione più acida sotto questo specifico profilo, ma non dice da solo quanti acidi organici siano presenti.
Nei succhi il risultato dipende dall’equilibrio fra gli acidi, le loro forme dissociate, i sali e le altre sostanze in grado di contribuire all’effetto tampone. La presenza di acido malico nelle mele o di acido citrico in molti agrumi aiuta a comprendere la composizione, ma la matrice reale è più complessa di una soluzione di un solo acido in acqua.
Per la determinazione del pH nei prodotti di frutta e verdura esiste un metodo potenziometrico descritto dalla norma ISO 1842:1991, tuttora indicata da ISO come vigente.
Che cosa misura l’acidità titolabile
L’acidità titolabile è un risultato analitico ottenuto aggiungendo a una quantità definita di campione una soluzione basica a concentrazione nota, fino al punto finale stabilito dal metodo. In termini pratici, indica quanta base occorre per raggiungere quel punto finale: riflette quindi la capacità complessiva del campione di reagire durante la titolazione.
Il risultato viene spesso espresso come equivalente di un acido di riferimento, per esempio in grammi di acido citrico o di acido malico per 100 grammi o per 100 millilitri di prodotto. La dicitura «espressa come acido citrico» non significa che tutto l’acido presente sia necessariamente citrico: è una convenzione di calcolo che rende il risultato leggibile e confrontabile, se il metodo e le unità coincidono.
La norma ISO 750:1998 riguarda proprio la determinazione dell’acidità titolabile nei prodotti di frutta e verdura. ISO la riporta come norma pubblicata e confermata. Quando si confrontano due analisi, occorre verificare che il laboratorio abbia seguito un metodo compatibile e che abbia espresso il dato nello stesso modo.
Perché un pH uguale non implica un’acidità titolabile uguale
Immaginiamo, solo come esempio didattico e non come dato sperimentale, due succhi con pH 3,5. Nel primo la quantità di soluzione basica necessaria per arrivare al punto finale della titolazione può essere maggiore che nel secondo. Il pH iniziale risulta simile, ma la risposta alla titolazione è diversa perché cambiano concentrazione degli acidi dissociabili e composizione del sistema tampone.
È il motivo per cui sarebbe improprio affermare che «il succo con pH più basso contiene sempre più acido» senza chiarire cosa si intenda per «più acido». Il pH si riferisce a una proprietà dell’equilibrio chimico; l’acidità titolabile deriva da una misurazione quantitativa eseguita fino a un punto finale.
Come si svolgono le misure in laboratorio
Misura del pH
Si utilizza normalmente un pHmetro con elettrodo idoneo alla matrice. La preparazione del campione, la taratura con soluzioni tampone, la temperatura e le condizioni dell’elettrodo incidono sulla qualità del risultato. Campioni con polpa o particelle in sospensione richiedono una gestione coerente con il metodo adottato. Un valore scritto in etichetta senza indicazione delle condizioni di misura può essere poco utile per confronti tecnici rigorosi.
Misura dell’acidità titolabile
Il laboratorio preleva una quantità nota del campione, effettua le eventuali preparazioni previste e aggiunge progressivamente il titolante. Il punto finale può essere rilevato con un sistema potenziometrico, particolarmente utile quando il colore naturale del prodotto rende difficile osservare un indicatore visivo. Il volume consumato entra nel calcolo, insieme alla concentrazione del titolante, alla quantità di campione e al fattore di espressione scelto.
Non basta quindi trascrivere un numero isolato. Per interpretarlo servono almeno metodo, unità di misura e acido di riferimento, oltre all’identificazione del campione.
Acidità, gradi Brix e percezione del gusto
Nelle schede dei succhi compaiono talvolta anche i gradi Brix, un indice legato ai solidi solubili determinato con specifiche modalità strumentali. Nei succhi sono spesso correlati alla frazione zuccherina, ma non costituiscono una misura esclusiva e diretta di tutti i singoli zuccheri.
Per la percezione sensoriale l’equilibrio fra componenti dolci e acidi è importante. Due campioni con simile acidità titolabile possono apparire diversi al gusto se cambia la composizione complessiva. Per questo pH, acidità titolabile e Brix vanno letti come parametri complementari, non come sinonimi e neppure come una graduatoria automatica di qualità.
Come leggere un certificato di analisi di succo o estratto
Di fronte a un documento tecnico, cinque domande aiutano a evitare interpretazioni affrettate:
- Qual è la matrice? Succo tal quale, concentrato, purea, estratto acquoso e polvere ricostituita non sono campioni equivalenti. Conta anche l’eventuale diluizione.
- Qual è il parametro? «pH» e «acidità titolabile» devono essere riportati su righe distinte, con significati distinti.
- Quale metodo è stato usato? Il riferimento al metodo analitico e al suo punto finale è indispensabile soprattutto per l’acidità titolabile.
- Come è espresso il risultato? g/100 g, g/L e g/100 mL non vanno confusi; va specificato anche l’acido di riferimento.
- Il campione è confrontabile? Lotto, temperatura, grado di concentrazione, trattamento ed eventuale incertezza di misura aiutano a capire se due valori possono essere confrontati correttamente.
Un referto che riporta solo «acidità: 0,8» senza unità o metodo è incompleto per una valutazione tecnica: non consente di sapere con precisione cosa rappresenti quel numero.
L’acidità non misura la vitamina C e non dimostra un beneficio per la salute
Un errore frequente è dedurre il contenuto di vitamina C dal gusto aspro o dal pH di un succo. La vitamina C è una sostanza specifica, da determinare con un’analisi appropriata. Il pH e l’acidità titolabile possono dipendere in misura rilevante da altri acidi organici, anche quando la vitamina C è presente.
Allo stesso modo, un numero di pH non costituisce la prova di effetti «alcalinizzanti», «detossificanti» o terapeutici dell’alimento. La comunicazione commerciale nell’Unione europea deve rispettare le regole di informazione corretta previste dal Regolamento (UE) n. 1169/2011; le indicazioni sulla salute sono soggette alla disciplina specifica e agli elenchi di claim autorizzati, tra cui il Regolamento (UE) n. 432/2012. I parametri di acidità non sostituiscono queste verifiche.
pH e sicurezza del prodotto: attenzione alle semplificazioni
Il pH è un parametro importante anche nello studio della stabilità e nei processi alimentari, ma non permette, da solo, di dichiarare sicuro un succo o di prevederne la durata. Per una valutazione servono il prodotto concreto, il processo applicato, le condizioni di conservazione e i controlli microbiologici appropriati. Un dato chimico non equivale a una certificazione di sicurezza.
Domande frequenti
Un pH più basso significa sempre maggiore acidità titolabile?
No. Il pH e l’acidità titolabile dipendono da proprietà diverse del campione. La relazione può variare fra prodotti e lotti.
Posso confrontare un dato «come acido malico» con uno «come acido citrico»?
Non direttamente confrontando le sole cifre: cambiano i fattori usati per esprimere il risultato. Occorre riportare i valori a una base coerente e verificare i metodi.
L’acidità titolabile misura tutti gli acidi presenti?
È una misura operativa della risposta alla titolazione fino a un punto finale definito. Non è un elenco né una quantificazione separata delle singole molecole acide: per quello servono altre tecniche analitiche.
In sintesi
Il pH descrive l’acidità attiva della soluzione secondo una scala logaritmica; l’acidità titolabile quantifica la risposta del campione a una titolazione definita. Per chi acquista, formula o controlla succhi ed estratti di frutta, leggerli insieme è utile, purché si conoscano metodo, unità e matrice. Nessuno dei due parametri, preso isolatamente, certifica proprietà salutistiche o qualità globale del prodotto.
Fonti e approfondimenti
- ISO 1842:1991 – Fruit and vegetable products — Determination of pH.
- ISO 750:1998 – Fruit and vegetable products — Determination of titratable acidity.
- Regolamento (UE) n. 1169/2011 sull’informazione ai consumatori.
- Regolamento (UE) n. 432/2012 relativo alle indicazioni sulla salute consentite.
Immagine di copertina: schema di titolazione pubblicato su Wikimedia Commons, autore MusKid, file adattato da Musichem, licenza CC BY-SA 3.0. L’immagine non è stata modificata da Noebis Pharma.






