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Vitamina K2 MK-7: cosa significa davvero il dosaggio in etichetta e quali precauzioni conoscere

Duecento microgrammi possono sembrare una quantità minuscola. In un’etichetta di vitamina K2 MK-7, però, quel numero dice qualcosa di molto preciso: indica la quantità dichiarata di menachinone-7 nella dose indicata. Non dice automaticamente che il prodotto sia più efficace di un altro, né che sia adatto a qualunque persona. Per scegliere con criterio serve capire la forma della vitamina, i valori di riferimento, ciò che è effettivamente autorizzato a comunicarne gli effetti e, soprattutto, le interazioni con alcuni medicinali.

La vitamina K è un nutriente coinvolto in processi fisiologici normali. Il suo nome viene spesso associato alla coagulazione, ma nelle informazioni nutrizionali europee compare anche il mantenimento di ossa normali. Proprio perché si tratta di una vitamina importante e non di un ingrediente generico, vale la pena andare oltre formule pubblicitarie come "più potente", "fissa il calcio" o "protegge le arterie": alcune espressioni non corrispondono ai claim autorizzati per gli integratori.

Che cos’è la vitamina K e perché K1 e K2 non sono sinonimi

Con "vitamina K" si indica una famiglia di composti liposolubili, non una singola molecola. La vitamina K1 è chiamata fillochinone ed è particolarmente presente nelle verdure a foglia verde. La vitamina K2 comprende invece diversi menachinoni, identificati dalla sigla MK seguita da un numero che distingue la struttura della catena laterale.

Si può quindi incontrare MK-4, MK-7 o un altro menachinone senza che ciò significhi che tutte le forme abbiano lo stesso profilo nell’organismo. Le differenze di struttura si riflettono nella distribuzione e nel comportamento farmacocinetico, ma non autorizzano a dedurre da sole risultati clinici superiori. La valutazione EFSA sui valori dietetici di riferimento per la vitamina K distingue esplicitamente fillochinone e menachinoni e sottolinea le incertezze ancora presenti nei dati disponibili per le forme K2.

In un prodotto chiamato "K2 MK-7", dunque, la dicitura fondamentale è il menachinone-7. Non è semplicemente una variante grafica del nome: identifica l’ingrediente specifico dichiarato in formula.

MK-7: cosa possiamo dire e cosa resta da dimostrare

Il menachinone-7 è studiato da anni perché il suo comportamento nell’organismo non coincide necessariamente con quello del fillochinone. Talvolta viene descritto in termini di maggiore permanenza o di maggiore capacità di modificare alcuni marcatori biochimici legati alle proteine dipendenti dalla vitamina K. Sono aspetti di ricerca, non una prova generale che qualunque integratore MK-7 prevenga fratture, aterosclerosi o altre malattie.

È una distinzione essenziale. Un biomarcatore può cambiare in risposta all’assunzione di un nutriente, ma il cambiamento non equivale automaticamente a un beneficio clinico dimostrato per ogni dose, durata o persona. Anche l’EFSA, nella valutazione dei fabbisogni del 2017, osservava che le evidenze relative alle differenti forme non erano sufficienti per assegnare coefficienti di attività separati e riferimenti nutrizionali specifici ai menachinoni.

Per il consumatore, la lettura più utile non è quindi cercare la promessa più ambiziosa, ma controllare che siano chiari nome della forma, quantità apportata, dose giornaliera e avvertenze.

I due claim autorizzati per la vitamina K nell’Unione europea

Il regolamento (UE) n. 432/2012 contiene due indicazioni sulla salute ammesse per la vitamina K, da utilizzare nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa: "La vitamina K contribuisce alla normale coagulazione del sangue" e "La vitamina K contribuisce al mantenimento di ossa normali".

Le parole contano. "Normale coagulazione" non vuol dire che una compressa migliori la circolazione, fluidifichi il sangue oppure tratti un disturbo della coagulazione. "Mantenimento di ossa normali" non significa che il prodotto curi l’osteoporosi, aumenti di una quantità certa la densità ossea oppure prevenga le fratture.

Anche frasi molto diffuse come "elimina il calcio dalle arterie", "impedisce le calcificazioni vascolari" o "dirige il calcio esattamente nelle ossa" non sono equivalenti ai due claim autorizzati: non andrebbero presentate come benefici dimostrati o approvati di un normale integratore di vitamina K. La possibilità di utilizzare un claim presuppone inoltre che il prodotto soddisfi le condizioni quantitative richieste.

Che cosa significano 200 mcg e 267% VNR

L’unità mcg, o µg, sta per microgrammo. Mille microgrammi corrispondono a un milligrammo. Duecento microgrammi di vitamina K2 sono quindi 0,2 milligrammi: una conversione matematica, non un giudizio sulla dose ideale.

Il valore nutritivo di riferimento, abbreviato VNR, è una quantità standard usata nell’etichettatura per esprimere l’apporto percentuale dei nutrienti. Nell’allegato XIII del regolamento (UE) n. 1169/2011 il VNR della vitamina K per gli adulti è pari a 75 µg. Se la porzione giornaliera di un prodotto fornisce 200 µg di vitamina K, la percentuale si calcola dividendo 200 per 75 e moltiplicando per cento: circa il 267% VNR.

Questo non vuol dire che tutti debbano assumere quotidianamente 200 µg, che 267% significhi "267% di salute" o che una dose maggiore sia necessariamente migliore. Il VNR è un riferimento di etichettatura, non una soglia individuale prescritta e non un limite superiore di sicurezza. Le valutazioni dei fabbisogni alimentari usano inoltre metodi e finalità differenti dalle percentuali esposte sulle confezioni.

Per confrontare due integratori occorre prima confrontare la stessa unità, la stessa porzione e la stessa forma dichiarata. Le indicazioni "120 compresse" e "240 compresse", invece, descrivono il numero di unità presenti nel flacone: non modificano per definizione i microgrammi apportati da una singola compressa.

Come leggere una confezione senza farsi guidare dagli slogan

La prima riga da controllare è la dose giornaliera consigliata: una o più compresse? Il numero di unità per confezione va interpretato insieme alle istruzioni d’uso. Poi si legge la quantità di vitamina K nella dose e si cerca se sia identificata come MK-7. Infine si consultano gli ingredienti, gli eventuali allergeni, le condizioni di conservazione, le indicazioni per gruppi specifici e l’operatore responsabile.

Un elenco ingredienti non coincide con la tabella nutrizionale. La presenza di cellulosa o di un antiagglomerante, per esempio, indica una funzione tecnologica nella compressa; non implica che quell’eccipiente svolga il ruolo fisiologico attribuito alla vitamina K. Allo stesso modo, la dimensione del flacone non è una misura della qualità della materia prima.

Sono utili anche la leggibilità della dose e l’indicazione di lotto e termine minimo di conservazione. Chi confronta prodotti diversi dovrebbe soffermarsi su queste informazioni prima di attribuire valore a espressioni vaghe come "premium", "fortissimo" o "assorbimento totale".

Vitamina K2 e vitamina D: sono sempre da assumere insieme?

La vitamina D e la vitamina K sono nutrienti differenti. Entrambe compaiono spesso in prodotti dedicati al benessere osseo, ma possiedono funzioni e claim autorizzati distinti. La presenza delle due vitamine in un’unica formulazione non rende automaticamente la combinazione necessaria per chiunque, né dimostra una specifica superiorità clinica rispetto a un’alimentazione adeguata o a prodotti singoli.

La scelta di assumere un prodotto combinato dipende dall’apporto complessivo, dalla situazione nutrizionale, dall’età e dalle eventuali indicazioni di un professionista. Chi già prende vitamina D con altri integratori dovrebbe controllare le dosi cumulative per evitare sovrapposizioni inutili. In presenza di terapie o condizioni cliniche, l’eventuale associazione deve essere valutata individualmente.

Le due vitamine sono liposolubili. Seguire le istruzioni riportate nella confezione, eventualmente collocando l’assunzione durante un pasto quando l’etichetta lo indica, è più sensato che improvvisare regole uguali per tutti.

Da quali alimenti proviene la vitamina K

La vitamina K1 è abbondante in varie verdure a foglia verde, come spinaci e altri ortaggi. I menachinoni della famiglia K2 si trovano in quantità variabili in alcuni alimenti di origine animale e fermentati, tra cui alcuni formaggi e il natto, un alimento giapponese ottenuto dalla fermentazione della soia.

È importante non generalizzare: la quantità di vitamina K2 nei cibi fermentati dipende dal tipo di alimento e dalle condizioni di produzione, e non tutti i cibi fermentati sono equivalenti. Il natto è un esempio utile per comprendere l’origine alimentare di alcuni menachinoni, ma la sua fotografia non va usata per far credere che una compressa contenga direttamente natto o che sia stata prodotta con lo stesso processo, se questo non è documentato.

Nel linguaggio comune, "naturale" e "sintetico" vengono spesso contrapposti come se bastasse questa distinzione a descrivere sicurezza o utilità di un integratore. In realtà contano identità chimica, specifiche della materia prima, formulazione, controlli e correttezza dell’etichetta.

Attenzione agli anticoagulanti: il punto da non sottovalutare

La vitamina K ha un rapporto diretto con i meccanismi della coagulazione. Per questo gli integratori che la contengono possono interferire con la terapia basata su antagonisti della vitamina K, come il warfarin. Se si utilizza questo medicinale, non bisogna iniziare, sospendere o modificare autonomamente un’integrazione con vitamina K: serve il confronto con il medico o con il servizio che segue il controllo dell’INR.

Le indicazioni cliniche britanniche ricordano anche l’importanza di mantenere relativamente costante l’apporto alimentare di vitamina K durante la terapia con warfarin. Non significa eliminare automaticamente le verdure verdi dalla dieta. Significa evitare cambiamenti bruschi o non concordati che potrebbero influenzare la gestione della terapia. Una compressa di K2 è una variazione dell’apporto che deve essere valutata.

Gli anticoagulanti non sono però tutti uguali. Altri medicinali, come apixaban o rivaroxaban, seguono meccanismi diversi e non condividono necessariamente le stesse restrizioni alimentari del warfarin. Ciò non autorizza comunque a considerare ogni integratore automaticamente compatibile con ogni terapia: è sempre opportuno informare il curante di ciò che si assume.

In caso di gravidanza, allattamento, malattie note o altri trattamenti farmacologici, il consiglio professionale resta particolarmente importante. Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce indicazioni individuali.

Come scegliere il formato: 120 o 240 compresse

A parità di dose giornaliera, il numero di compresse serve soprattutto a stimare la durata teorica della confezione. Sul sito Noebis Pharma sono disponibili, alla data di verifica di questo articolo, due pagine di prodotto dedicate alla vitamina K2 MK-7 da 200 µg per compressa: una confezione da 120 compresse e una da 240 compresse.

La pagina del formato da 120 compresse è consultabile qui: https://noebispharma.it/integratore/vitamina-k2-mk7-200-mcg-120-compresse/

La pagina del formato da 240 compresse è consultabile qui: https://noebispharma.it/integratore/vitamina-k2-mk7-200-mcg-240-compresse/

Se le istruzioni di etichetta prevedono una compressa al giorno, i due formati coprono rispettivamente circa 120 e 240 giorni. La durata teorica non è una raccomandazione a utilizzare la vitamina per mesi senza rivalutare la propria situazione. Le informazioni sul sito e la confezione fisica devono sempre coincidere; in caso di differenze prevalgono le indicazioni aggiornate dell’etichetta del lotto posseduto.

Domande frequenti sulla vitamina K2 MK-7

K2 e K1 sono la stessa vitamina?

Appartengono alla famiglia della vitamina K, ma differiscono per struttura chimica e fonti alimentari. K1 indica il fillochinone; K2 comprende più menachinoni.

MK-7 significa che la compressa contiene sette microgrammi?

No. Il numero 7 identifica il tipo di menachinone. La quantità effettiva si legge separatamente nella tabella della dose, per esempio 200 µg.

Duecento microgrammi sono sempre la dose giusta?

No. È una quantità dichiarata e confrontabile con il VNR; l’appropriatezza dipende dalle condizioni individuali e dalle indicazioni d’uso.

Che cosa vuol dire 267% VNR?

Significa che la dose dichiarata è circa 2,67 volte il riferimento di etichettatura di 75 µg. Non significa efficacia maggiore del 267% e non sostituisce il parere medico.

Un integratore di K2 può essere usato con il warfarin?

Non va iniziato autonomamente. La vitamina K può modificare la risposta agli antagonisti della vitamina K: occorre concordare la gestione con il medico o il centro anticoagulazione.

La K2 protegge automaticamente cuore e arterie?

Non è corretto presentare come risultato accertato, per qualsiasi integratore, la prevenzione di calcificazioni, infarti o malattie cardiovascolari. I claim europei autorizzati per la vitamina K riguardano normale coagulazione e mantenimento di ossa normali.

Meglio una confezione grande o piccola?

La scelta del formato riguarda praticità, durata e corretta conservazione. Prima della dimensione del flacone vanno valutate dose, indicazioni, lotto ed eventuali terapie.

In sintesi, scegliere in modo informato è più utile che scegliere in base al numero più alto

La sigla MK-7 identifica una forma specifica della vitamina K2; i microgrammi indicano la dose; il VNR consente un confronto standardizzato. Sono informazioni diverse che non dovrebbero essere confuse. I due contributi fisiologici autorizzati nell’Unione europea sono il mantenimento di ossa normali e la normale coagulazione del sangue, non il trattamento di malattie.

Per leggere correttamente un integratore servono quindi etichetta completa, dose giornaliera e contesto personale. E se si assumono farmaci anticoagulanti — soprattutto antagonisti della vitamina K — la verifica con il curante viene prima di qualsiasi acquisto o cambiamento.

Fonti e approfondimenti

  1. Regolamento (UE) n. 432/2012, allegato: indicazioni sulla salute autorizzate per la vitamina K. https://www.legislation.gov.uk/eur/2012/432/annexes
  2. Regolamento (UE) n. 1169/2011, allegato XIII: VNR vitamina K 75 µg per adulti. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2011/1169/oj/eng/pdf
  3. EFSA NDA Panel, Dietary reference values for vitamin K, EFSA Journal 2017;15(5):4780, DOI 10.2903/j.efsa.2017.4780. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2017.4780
  4. NHS, Anticoagulant medicines — Considerations, indicazioni su warfarin, dieta e integratori contenenti vitamina K. https://www.nhs.uk/medicines/anticoagulants/considerations/
  5. Cambridge University Hospitals, Dietary advice for patients taking warfarin, versione 16/04/2025. https://www.cuh.nhs.uk/patient-information/dietary-advice-for-patients-taking-warfarin/
  6. Noebis Pharma, pagine prodotto K2 MK-7 200 µg formato 120 e 240 compresse, consultate il 11/10/2026. https://noebispharma.it/integratore/vitamina-k2-mk7-200-mcg-120-compresse/ ; https://noebispharma.it/integratore/vitamina-k2-mk7-200-mcg-240-compresse/