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Sugli scaffali degli integratori sportivi si trovano almeno tre nomi diversi che contengono la parola “carnitina”: L-carnitina, acetil-L-carnitina, propionil-L-carnitina. Non sono la stessa cosa venduta con etichette diverse: sono tre forme della stessa molecola di base, ciascuna con un profilo di utilizzo e una letteratura scientifica in parte distinta. Vediamo cosa le differenzia davvero.

La molecola di base: cos’è la L-carnitina

La L-carnitina è una molecola sintetizzata dall’organismo a partire da due amminoacidi, lisina e metionina, con il contributo di vitamina C, vitamina B6, niacina e ferro come cofattori. Il suo ruolo fisiologico meglio documentato è il trasporto degli acidi grassi a catena lunga all’interno dei mitocondri, dove vengono ossidati per produrre energia: senza carnitina, questo trasporto è compromesso. Si trova naturalmente soprattutto in carne rossa, pesce e latticini; gli apporti alimentari nei vegetariani stretti sono più bassi, ma la sintesi endogena in un soggetto sano copre generalmente il fabbisogno.

Acetil-L-carnitina: la forma acetilata

L’acetil-L-carnitina è la L-carnitina legata a un gruppo acetile. Questa modifica chimica la rende in grado di attraversare più facilmente alcune barriere biologiche, incluso un maggiore passaggio a livello del sistema nervoso centrale rispetto alla forma non acetilata: per questo motivo è la forma più studiata in relazione alle funzioni cognitive e al tessuto nervoso, oltre che per il metabolismo energetico generale. È anche la forma più diffusa in ambito sportivo amatoriale, spesso proposta come supporto durante l’allenamento.

Propionil-L-carnitina: la forma meno conosciuta

La propionil-L-carnitina è legata invece a un gruppo propionile. È la forma meno diffusa nei prodotti da banco generalisti, ma è quella più studiata in letteratura in relazione alla circolazione periferica e alla funzione cardiovascolare, grazie a un doppio meccanismo: il rilascio del gruppo propionile (che può entrare nel ciclo di Krebs come substrato energetico per il tessuto muscolare, incluso quello cardiaco) e l’azione della carnitina liberata sul trasporto degli acidi grassi. È la forma meno “generalista” delle tre: la sua presenza sul mercato è più legata a prodotti specifici che a formulazioni sportive standard.

Tre forme, tre ambiti di ricerca prevalenti

È utile essere chiari su un punto: le tre forme condividono la stessa molecola di base e quindi in parte le stesse funzioni generali, ma la letteratura scientifica si è concentrata storicamente su ambiti diversi per ciascuna. La L-carnitina “semplice” resta la più studiata per il metabolismo lipidico generale; l’acetil-L-carnitina per il sistema nervoso; la propionil-L-carnitina per l’ambito cardiovascolare periferico. Questo non significa che una forma “funzioni” e le altre no, ma che gli studi disponibili non sono sempre sovrapponibili tra le tre.

Cosa dice il Registro claims EFSA

Ad oggi l’EFSA, nell’ambito del Regolamento (CE) 1924/2006, non ha autorizzato claim sulla salute specifici per nessuna delle tre forme di carnitina in relazione a dimagrimento, prestazione sportiva o funzione cognitiva. Le affermazioni che si sentono spesso in ambito commerciale su “brucia grassi” o “aumento della performance” non sono claim autorizzati e non possono essere legalmente attribuiti a questi integratori in etichetta o comunicazione. La ricerca scientifica di base è ampia, ma la normativa europea richiede standard di evidenza specifici che, ad oggi, non sono stati raggiunti per questi claim.

Come scegliere

La scelta tra le tre forme non dovrebbe basarsi sul marketing ma sull’obiettivo per cui l’integratore viene proposto e, sempre, su un confronto con un professionista sanitario. Non esiste una forma “superiore” in assoluto: la letteratura le ha semplicemente indagate in ambiti diversi.

Domande frequenti

La carnitina fa dimagrire?
Non esiste un claim EFSA autorizzato in tal senso. Il suo ruolo documentato è nel trasporto degli acidi grassi nei mitocondri, un passaggio del metabolismo energetico, non una promessa di perdita di peso.

Le tre forme si possono usare insieme?
Non c’è una ragione fisiologica nota per combinarle sistematicamente: la scelta va discussa con un medico o farmacista in base all’obiettivo specifico.

Chi è a rischio di bassi livelli di carnitina?
La sintesi endogena copre generalmente il fabbisogno in un adulto sano; alcune condizioni cliniche specifiche possono alterare i livelli, ma vanno sempre valutate da un medico, non gestite con l’autointegrazione.


Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, patologie renali o cardiache, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.

Fonti: Regolamento (CE) 1924/2006 e Registro UE dei claim nutrizionali e sulla salute; EFSA NDA Panel; Fritz IB, Yue KT, “Long-chain carnitine acyltransferase and the role of acylcarnitine derivatives”, Journal of Lipid Research, 1963; Malaguarnera M, “Carnitine derivatives: clinical usefulness”, Current Opinion in Gastroenterology, 2012.