Quando si parla di ashwagandha (Withania somnifera), il discorso si ferma quasi sempre alla pianta nel suo insieme. Ma dentro la radice di questo arbusto, coltivato da secoli in India e in alcune zone del Medio Oriente, ci sono delle molecole specifiche a cui la ricerca scientifica guarda con particolare attenzione: i withanolidi. Sono loro, insieme ad altri componenti minori, a dare all’ashwagandha buona parte della sua caratterizzazione chimica.
Che cosa sono i withanolidi
I withanolidi sono una classe di lattoni steroidei, cioè molecole con una struttura di base simile a quella degli steroidi vegetali, a cui è legato un anello lattonico. Sono stati isolati per la prima volta proprio dalla Withania somnifera, da cui prendono il nome, ma si trovano anche in altre piante della famiglia delle Solanacee, come alcune specie di Physalis (gli alchechengi).
Ad oggi sono stati identificati diverse decine di withanolidi diversi nella sola ashwagandha. I più studiati sono la withaferina A e la withanolide A, ma la composizione varia molto a seconda della parte della pianta (radice o foglia), della varietà botanica, del terreno di coltivazione e del metodo di estrazione utilizzato per produrre gli estratti standardizzati.
Dove si trovano e come si misurano
Nella pianta, i withanolidi sono concentrati soprattutto nella radice, che è infatti la parte tradizionalmente utilizzata nella medicina ayurvedica indiana. Gli estratti di ashwagandha venduti come integratori alimentari vengono spesso standardizzati proprio in base al contenuto di withanolidi totali, espresso in percentuale (per esempio “estratto al 5% di withanolidi”). Questo valore serve a garantire una certa uniformità tra un lotto di produzione e l’altro, ma è bene sapere che i metodi analitici per misurare i withanolidi non sono sempre identici tra un laboratorio e l’altro, il che può generare percentuali diverse anche a parità di materia prima.
Perché la ricerca si interessa a queste molecole
La curiosità scientifica verso i withanolidi nasce dal fatto che si tratta di molecole con una struttura chimica complessa e con un’attività biologica misurabile in laboratorio: in studi preclinici (su cellule e su modelli animali) sono stati osservati effetti su diversi bersagli cellulari, in particolare quelli legati alla risposta allo stress ossidativo. Questo ha portato a ipotizzare un ruolo dei withanolidi come componenti “attivi” alla base degli effetti osservati negli studi sull’ashwagandha nel suo complesso, in particolare quelli relativi alla percezione soggettiva dello stress e alla qualità del sonno.
È importante essere precisi su un punto: la maggior parte degli studi clinici sull’uomo ha valutato l’estratto di ashwagandha nel suo complesso, non i withanolidi isolati e purificati. Questo significa che gli effetti osservati non possono essere attribuiti con certezza a una singola molecola, ma vanno considerati come il risultato dell’azione combinata di withanolidi, saponine, alcaloidi e altri componenti presenti nell’estratto.
Cosa dice davvero la ricerca (e cosa no)
Al momento, in Europa, nessun claim sulla salute relativo ai withanolidi o all’ashwagandha è stato valutato positivamente dall’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ai fini del Regolamento (CE) 1924/2006 sui claim nutrizionali e sulla salute. Questo significa che, sul piano della comunicazione commerciale in Italia e nell’Unione Europea, non è consentito attribuire a un integratore contenente ashwagandha o withanolidi la capacità di curare, prevenire o trattare qualsiasi condizione medica, né di modificare in modo garantito lo stato di stress, il sonno o l’umore.
Quello che si può dire, con il dovuto rigore, è che esiste una letteratura scientifica in crescita, alcuni studi randomizzati controllati compresi, che ha esplorato l’uso di estratti di ashwagandha standardizzati in relazione alla percezione soggettiva dello stress. Si tratta però di un’area di ricerca ancora in evoluzione, con studi che differiscono per dosaggio, tipo di estratto, durata e popolazione osservata: la comunità scientifica è concorde nel dire che servono ulteriori studi più ampi e indipendenti prima di trarre conclusioni definitive.
Un punto di attenzione: sicurezza e uso responsabile
Come per molti botanicals, anche per l’ashwagandha e i suoi withanolidi vale il principio di cautela. Diverse agenzie regolatorie, incluse alcune autorità sanitarie europee, hanno segnalato negli ultimi anni casi isolati di alterazioni della funzionalità epatica associati all’uso di integratori a base di ashwagandha, motivo per cui se ne raccomanda un uso consapevole, a dosaggi appropriati e per periodi limitati, evitando l’automedicazione soprattutto in presenza di patologie epatiche preesistenti, gravidanza, allattamento o terapie farmacologiche in corso: in questi casi il confronto preventivo con il medico o il farmacista di fiducia è sempre la scelta corretta.
Va inoltre ricordato che l’ashwagandha appartiene alla famiglia delle Solanacee, la stessa di pomodoro, melanzana e peperone: chi ha allergie note a piante di questa famiglia dovrebbe usare cautela.
Withanolidi e altre molecole simili
Dal punto di vista chimico, i withanolidi fanno parte della più ampia famiglia dei fitosteroli e dei composti steroidei vegetali, un gruppo che comprende anche molecole come il beta-sitosterolo (di cui abbiamo parlato in un altro approfondimento). La differenza principale è che i withanolidi possiedono l’anello lattonico caratteristico e un’attività biologica considerata più specifica, mentre i fitosteroli “classici” sono soprattutto noti per la loro interazione con l’assorbimento del colesterolo alimentare.
Domande frequenti
I withanolidi sono la stessa cosa dell’ashwagandha?
No. L’ashwagandha è la pianta (e il suo estratto), mentre i withanolidi sono uno dei gruppi di molecole che si trovano al suo interno, insieme ad altri componenti come saponine e alcaloidi.
Un estratto con più withanolidi è automaticamente migliore?
Non necessariamente. La percentuale di withanolidi è un indicatore di standardizzazione utile per il controllo di qualità, ma non esiste al momento un consenso scientifico su quale sia la percentuale “ottimale”, anche perché i metodi di misurazione differiscono tra laboratori.
I withanolidi hanno un claim EFSA approvato?
No, ad oggi nessun claim sulla salute relativo ai withanolidi o all’ashwagandha risulta autorizzato nel Registro europeo dei claim nutrizionali e sulla salute.
In sintesi
I withanolidi sono un gruppo di lattoni steroidei che caratterizzano chimicamente la radice di ashwagandha e su cui la ricerca preclinica si sta concentrando per comprendere meglio il funzionamento di questa pianta. Restano però molecole ancora in fase di studio, non associabili a claim sulla salute autorizzati, e il loro utilizzo, come per ogni botanical, va sempre affrontato con informazione corretta e, quando necessario, con il consiglio di un professionista sanitario.
Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.



