Chi si avvicina all’arrampicata, anche solo in palestra su una parete indoor, scopre presto una cosa: non sono le gambe a cedere per prime, ma gli avambracci. Dopo pochi tiri, la presa comincia a “bruciare”, le dita perdono forza e serve una pausa più lunga del previsto prima di riprendere. È un tipo di fatica molto localizzata, diversa da quella di una corsa o di una pedalata, e per questo spesso sottovalutata da chi pratica questo sport per la prima volta.
Con il tempo e la pratica costante, la resistenza specifica della presa migliora sensibilmente, ma resta comunque uno degli aspetti più impegnativi da allenare, tanto negli sportivi alle prime armi quanto in chi arrampica da anni.
Perché l’arrampicata affatica i muscoli in modo così specifico
Durante un’arrampicata, i muscoli dell’avambraccio lavorano in una condizione particolare: contrazioni isometriche prolungate, cioè il muscolo resta contratto senza allungarsi né accorciarsi, per sostenere il peso del corpo attraverso le dita. Questo tipo di sforzo consuma energia molto rapidamente e limita il flusso di sangue proprio nel muscolo che ne avrebbe più bisogno, accelerando la comparsa di quella sensazione di bruciore e perdita di forza che chi si arrampica conosce bene con il nome informale di “pompaggio”.
A questo si aggiunge lo sforzo di tutta la catena muscolare che stabilizza il corpo contro la parete: spalle, schiena, core, e naturalmente le gambe, che nell’arrampicata ben eseguita dovrebbero fare gran parte del lavoro. Il risultato, a fine sessione, è una stanchezza muscolare diffusa che si fa sentire soprattutto il giorno dopo.
Non è un caso che tra gli scalatori esperti circoli spesso il consiglio di “arrampicare con le gambe”: più si riesce a scaricare il peso sugli arti inferiori, che dispongono di muscoli molto più grandi e resistenti, meno lavoro rimane da fare alle dita e agli avambracci. Ma anche con la miglior tecnica possibile, una parte di sforzo isometrico sulla presa resta inevitabile, soprattutto sui passaggi più tecnici o strapiombanti.
Magnesio e potassio: due minerali chiave per muscoli e sistema nervoso
Il magnesio contribuisce alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento, al normale metabolismo energetico e al normale funzionamento di muscoli e sistema nervoso. Il potassio, dal canto suo, contribuisce alla normale funzione muscolare e al normale funzionamento del sistema nervoso. Due contributi complementari, particolarmente rilevanti per chi sottopone i propri muscoli a contrazioni intense e ripetute come quelle richieste dall’arrampicata.
Con Magnesio e Potassio Noebis Pharma (300 compresse), la formula a base di Magnesio Citrato e Potassio Citrato permette di modulare l’assunzione da 2 a 6 compresse al giorno secondo le proprie esigenze, seguendo le indicazioni riportate in etichetta.
Una formula pensata per adattarsi a esigenze diverse: chi si allena solo nel weekend può orientarsi verso il dosaggio più contenuto, mentre chi frequenta la falesia o la palestra di arrampicata più volte a settimana può valutare, sempre nel rispetto delle indicazioni d’uso, un apporto più regolare nel tempo.
Il ruolo del riposo tra una sessione e l’altra
Chi si arrampica con regolarità sa che il progresso non arriva solo allenandosi di più, ma anche recuperando bene tra una sessione e l’altra: i tendini delle dita, in particolare, richiedono tempi di adattamento più lunghi rispetto ai muscoli, ed è una delle ragioni per cui molti scalatori evitano di allenarsi sulla stessa presa due giorni di fila. Dare al corpo gli strumenti giusti per gestire la fatica muscolare accumulata è un tassello importante di questa strategia di recupero.
Anche il sonno gioca un ruolo importante in questo processo di recupero: è durante le fasi di riposo notturno che i micro-danni muscolari accumulati in sessione vengono effettivamente riparati. Chi si allena più volte a settimana dovrebbe considerare il riposo come parte integrante dell’allenamento stesso, non come un’interruzione di esso.
Qualche consiglio pratico per chi si avvicina all’arrampicata
Un buon riscaldamento specifico per le dita, prima ancora di quello generale, aiuta a ridurre il rischio di infortuni ai tendini. Alternare prese di forza a prese più tecniche durante l’allenamento distribuisce meglio lo sforzo tra i diversi gruppi muscolari, evitando di sovraccaricare sempre gli stessi avambracci. E naturalmente, idratarsi bene prima e durante la sessione resta una delle abitudini più semplici ma più trascurate da chi si concentra solo sulla tecnica di salita, dimenticando che anche il corpo ha bisogno delle sue attenzioni per sostenere la performance.
Un ultimo aspetto spesso trascurato riguarda l’abbigliamento e l’attrezzatura: scarpette troppo strette o non adatte al proprio livello possono aumentare inutilmente la fatica dei piedi, mentre una magnesite di buona qualità aiuta a mantenere la presa asciutta durante le sessioni più lunghe, riducendo lo scivolamento e quindi lo sforzo extra richiesto alle mani per compensare.
Per approfondire
Per chi arrampica e sollecita spesso avambracci e presa, puo\u2019 essere utile Magnesio Chelato 350 mg + Vitamina B6: il magnesio contribuisce alla normale funzione muscolare e alla riduzione di stanchezza e affaticamento.


