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Perché anche l’estate ha i suoi pollini

Quando si pensa alle allergie stagionali, la mente corre quasi automaticamente alla primavera, ai prati fioriti e agli alberi in boccio. In realtà il calendario pollinico non si ferma affatto con l’arrivo del caldo: se in primavera a dominare sono i pollini degli alberi come betulla, nocciolo e cipresso, tra la fine della primavera e l’estate prendono il sopravvento le graminacee, una delle famiglie di piante più diffuse e più allergizzanti in assoluto, seguite più avanti nella stagione da alcune erbe infestanti.

Questo significa che chi soffre di allergie respiratorie può continuare ad avere sintomi ben oltre i mesi primaverili, spesso senza collegarli subito alla causa corretta, perché il caldo e le attività estive all’aperto, come picnic, gite in campagna o passeggiate nei prati, aumentano proprio l’esposizione a questo tipo di pollini nel momento in cui la loro concentrazione nell’aria è più alta.

Come riconoscere un’allergia da un semplice raffreddore

Distinguere un’allergia stagionale da un comune raffreddore non è sempre immediato, ma esistono alcuni indizi utili. I sintomi allergici tendono a comparire e persistere per settimane, spesso con un andamento legato al momento della giornata o alle condizioni meteo, per esempio peggiorando nelle giornate ventose o secche e migliorando dopo la pioggia, che “lava” l’aria dai pollini. Il prurito, sia agli occhi che al naso e alla gola, è un segnale tipicamente allergico, meno comune in un raffreddore da virus.

Anche l’assenza di febbre è un indizio significativo: le allergie stagionali, a differenza delle infezioni virali, raramente si accompagnano a febbre o a un forte malessere generale. Starnuti a raffica, naso che cola con secrezione chiara e liquida, occhi arrossati e lacrimosi che si aggravano dopo aver trascorso tempo all’aperto sono tutti elementi che, insieme, orientano più verso un’origine allergica che infettiva.

Abitudini quotidiane che riducono l’esposizione

Alcuni piccoli accorgimenti pratici possono ridurre sensibilmente il contatto con i pollini durante la giornata. Le concentrazioni polliniche tendono a essere più alte nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio-sera nelle giornate calde e ventose: programmare le attività all’aperto, quando possibile, nelle ore centrali della giornata o dopo la pioggia può fare una vera differenza per chi è particolarmente sensibile.

Tenere le finestre chiuse durante le ore di maggiore concentrazione pollinica, usare l’aria condizionata in auto con i finestrini chiusi, e fare una doccia con cambio d’abiti al rientro da un’uscita all’aperto in un prato o in campagna aiutano a limitare l’accumulo di pollini su pelle e capelli, riducendo l’esposizione anche durante le ore notturne trascorse a letto. Anche lavare con regolarità la biancheria da letto contribuisce a mantenere più basso il carico allergenico complessivo nell’ambiente domestico.

Quando rivolgersi a un allergologo

Se i sintomi si ripresentano ogni anno nello stesso periodo, interferiscono significativamente con il sonno, il lavoro o le attività quotidiane, o non migliorano con i normali accorgimenti di igiene ed esposizione, può essere utile una valutazione da un allergologo. I test allergologici permettono di identificare con precisione a quali pollini o altri allergeni si è sensibili, informazione preziosa per pianificare in anticipo le settimane dell’anno in cui prestare maggiore attenzione.

Un consulto specialistico diventa particolarmente importante se ai sintomi nasali e oculari si aggiungono difficoltà respiratorie, respiro sibilante o tosse persistente, che potrebbero indicare un coinvolgimento delle vie respiratorie inferiori e meritano quindi un approfondimento medico mirato, per distinguere una semplice rinite allergica da condizioni che richiedono un monitoraggio più attento nel tempo.

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