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Perché le gambe si gonfiano durante un volo lungo

Chi affronta un volo di diverse ore conosce bene quella sensazione: verso la fine del viaggio le caviglie sembrano più strette nelle scarpe, i pantaloni tirano leggermente al polpaccio e le gambe sembrano più pesanti del solito. Non è un’impressione: durante i voli lunghi il corpo tende davvero a trattenere più liquidi nella parte bassa delle gambe, ed esistono ragioni fisiologiche precise dietro questo fenomeno che riguarda moltissimi passeggeri, indipendentemente dall’età o dalla forma fisica.

Il primo fattore è la posizione seduta prolungata. Quando le gambe restano piegate e immobili per ore, i muscoli del polpaccio, che normalmente aiutano a “pompare” il sangue venoso verso l’alto contraendosi a ogni passo, lavorano molto meno. Il ritorno venoso rallenta e una parte di liquido tende a passare dai vasi sanguigni ai tessuti circostanti, causando quel senso di gonfiore. A questo si aggiunge la pressurizzazione della cabina: in quota l’aria è più secca e la pressione atmosferica leggermente più bassa rispetto al livello del mare, condizioni che possono favorire una lieve ritenzione di liquidi in molte persone.

Gonfiore normale o segnale da non sottovalutare?

Nella grande maggioranza dei casi il gonfiore da volo è un fenomeno transitorio e innocuo: interessa entrambe le gambe in modo simmetrico, si accompagna a una sensazione di pesantezza diffusa e tende a migliorare entro qualche ora dall’atterraggio, soprattutto camminando e tenendo le gambe sollevate. È il tipico gonfiore “posizionale” legato all’immobilità, comune a chiunque resti seduto a lungo, in aereo come in auto o in treno.

Esistono però segnali che meritano attenzione medica e non vanno confusi con il semplice gonfiore da viaggio: un gonfiore che riguarda una sola gamba, un dolore localizzato e persistente al polpaccio, una zona calda, arrossata o particolarmente dolente al tatto, oppure difficoltà respiratorie nei giorni successivi al volo. Questi sintomi, soprattutto se combinati tra loro, richiedono una valutazione medica tempestiva, perché in casi rari l’immobilità prolungata può favorire la formazione di coaguli nelle vene profonde delle gambe. Non è un motivo per allarmarsi prima di ogni volo, ma è utile sapere riconoscere la differenza tra un gonfiore comune e un campanello d’allarme.

Cosa fare durante il volo per aiutare la circolazione

La strategia più efficace ed economica resta il movimento. Alzarsi e fare qualche passo nel corridoio ogni ora o due, quando le condizioni di volo lo permettono, aiuta a riattivare la pompa muscolare del polpaccio. Anche restando seduti si può fare molto: flettere ed estendere le caviglie, sollevare le punte dei piedi e poi i talloni a ripetizione, oppure ruotare lentamente le caviglie sono movimenti semplici che stimolano il ritorno venoso senza dare fastidio ai vicini di posto.

Anche l’abbigliamento e le abitudini a bordo fanno la differenza. Evitare pantaloni troppo stretti in vita e alla caviglia, scegliere calze a compressione graduata per i voli particolarmente lunghi, e prestare attenzione a idratazione e alimentazione sono accorgimenti concreti: l’aria in cabina è secca e favorisce la disidratazione, mentre un consumo eccessivo di alcolici o di cibi molto salati durante il volo può accentuare la ritenzione di liquidi. Bere acqua con regolarità, anche senza avere sete, è una delle abitudini più semplici e sottovalutate per arrivare a destinazione con le gambe più leggere.

Dopo l’atterraggio: come favorire il recupero

Una volta a terra, il modo più naturale per smaltire il gonfiore accumulato è rimettere in moto la circolazione con una camminata, anche breve, appena possibile. Il movimento delle gambe riattiva rapidamente il ritorno venoso e nella maggior parte dei casi il gonfiore si riduce sensibilmente già nelle prime ore. Se possibile, tenere le gambe sollevate per una ventina di minuti, magari appoggiate su un cuscino a fine giornata, può accelerare ulteriormente il recupero, specialmente dopo un volo intercontinentale.

Anche la reidratazione dopo l’arrivo merita attenzione: durante i voli lunghi si perdono più liquidi del solito, in parte per l’aria secca in cabina e in parte per l’aumento della diuresi tipico di chi resta seduto a lungo. Ripristinare un buon equilibrio idrico bevendo con regolarità nelle ore successive all’atterraggio aiuta l’organismo a ritrovare più rapidamente il proprio equilibrio, e per chi affronta spesso voli intercontinentali può valere la pena parlarne con il proprio medico per individuare, caso per caso, le strategie di prevenzione più adatte.

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