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È un’idea diffusa e in parte fondata: in estate, con più ore di sole e più tempo trascorso all’aperto, il corpo produce naturalmente più vitamina D. Ma la realtà è più sfumata di quanto sembri, e molte persone continuano ad avere un apporto insufficiente anche nei mesi più soleggiati. Vediamo perché, e cosa dice davvero la scienza su questo nutriente così particolare.

La vitamina D è, in un certo senso, un’eccezione tra le vitamine: il nostro corpo può sintetizzarla autonomamente, a partire dal colesterolo presente nella pelle, quando questa viene esposta ai raggi UVB del sole. È un meccanismo elegante dal punto di vista biologico, ma anche molto sensibile a fattori esterni che spesso sottovalutiamo, ed è proprio questo che rende il tema più complesso di un semplice “basta un po’ di sole”.

Perché il sole da solo spesso non basta

La sintesi cutanea di vitamina D dipende da diversi fattori, e non tutti sono sotto il nostro controllo diretto. L’uso di creme solari, ad esempio, riduce l’esposizione ai raggi UVB e di conseguenza anche la produzione di vitamina D: un fattore di protezione 30 può ridurre la sintesi cutanea di oltre il 95%, secondo diversi studi in materia. Questo non significa che vada evitata la protezione solare, che resta fondamentale per la salute della pelle, ma è un aspetto da tenere presente.

Anche il tempo effettivo trascorso all’aperto nelle ore centrali della giornata incide molto: chi lavora in ufficio, chi si sposta soprattutto in auto o mezzi pubblici, o chi esce di casa principalmente la sera, ha un’esposizione solare molto più limitata di quanto si potrebbe pensare guardando solo il calendario. Anche in una città soleggiata, una vita prevalentemente indoor può tradursi in un’esposizione reale di pochi minuti al giorno.

Il tono della pelle è un altro fattore rilevante: la melanina, il pigmento che dà colore alla pelle, agisce anche come filtro naturale per i raggi UVB, motivo per cui chi ha una pelle più scura tende a sintetizzare vitamina D più lentamente a parità di esposizione. Anche l’età gioca un ruolo, perché la capacità della pelle di produrre vitamina D tende a ridursi con il passare degli anni. Infine, anche l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane può filtrare parte dei raggi UVB, riducendo ulteriormente la sintesi cutanea.

Cosa dice davvero l’EFSA sulla Vitamina D

Secondo i claim ufficialmente autorizzati dall’EFSA, la Vitamina D contribuisce al normale assorbimento e utilizzo di calcio e fosforo, al mantenimento di ossa e denti normali, alla normale funzione muscolare e alla normale funzione del sistema immunitario. Sono claim che riguardano il contributo nutrizionale della vitamina nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata, non un effetto terapeutico su condizioni specifiche.

È inoltre una vitamina che l’alimentazione da sola raramente riesce a garantire in quantità sufficiente, indipendentemente dalla stagione: gli alimenti che ne contengono quantità significative, come il pesce grasso (salmone, sgombro, aringhe), le uova o alcuni latticini fortificati, sono relativamente pochi e non sempre presenti con regolarità nella dieta di tutti i giorni. Per questo motivo, in molti paesi europei, tra cui l’Italia, le linee guida nutrizionali segnalano da tempo livelli di apporto spesso inferiori a quelli raccomandati nella popolazione generale.

Un controllo vale più di un’assunzione alla cieca

Prima di decidere se e quanto integrare, il modo più affidabile per sapere a che punto si è è un semplice esame del sangue che misura la 25-idrossivitamina D (25-OH-D), il principale indicatore dello stato di vitamina D nell’organismo. È un esame comune, spesso incluso nei pannelli di controlli di routine, e il medico può prescriverlo e interpretarlo in base al proprio quadro individuale, età, stile di vita ed eventuali condizioni di salute.

Il nostro Vitamina D3 2000 U.I. è pensato per un apporto quotidiano regolare, con dose indicata in etichetta, in un formato da 240 compresse pensato per una fornitura di lunga durata. Come per ogni integratore, resta sempre consigliabile un confronto con il proprio medico per stabilire il dosaggio più adatto al proprio caso, soprattutto per chi ha già una carenza accertata o assume altri farmaci.