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Se il resveratrolo dell’uva rossa è ormai un nome familiare, il suo “cugino” pterostilbene resta molto meno conosciuto, nonostante compaia da anni nella letteratura scientifica come una delle molecole più interessanti da studiare per le sue caratteristiche chimiche. Si trova, tra l’altro, in uno degli alimenti più amati dell’estate: i mirtilli.

Che cos’è il pterostilbene

Il pterostilbene è uno stilbene naturale, chimicamente un analogo dimetilato del resveratrolo: la struttura di base è la stessa, ma due gruppi ossidrile del resveratrolo sono sostituiti da gruppi metossi. Questa piccola differenza chimica ha una conseguenza pratica non banale: il pterostilbene è più lipofilo del resveratrolo, il che gli conferisce, secondo diversi studi in vitro e su modelli animali, una maggiore stabilità metabolica e una biodisponibilità orale superiore rispetto alla molecola “madre”.

Dove si trova

Il pterostilbene è presente naturalmente in quantità significative nei mirtilli (in particolare in alcune varietà di mirtillo americano, Vaccinium angustifolium), oltre che in tracce nell’uva, in alcune varietà di uva da vino e nel legno di alcune specie di alberi come il Pterocarpus marsupium, da cui la molecola prende il nome. Rispetto al resveratrolo, che è concentrato soprattutto nella buccia dell’uva e nel vino rosso, il pterostilbene alimentare arriva quindi prevalentemente dai piccoli frutti di bosco.

È bene avere aspettative realiste sulle quantità: le concentrazioni di pterostilbene naturalmente presenti nei mirtilli freschi sono comunque modeste rispetto ai dosaggi utilizzati negli studi preclinici, motivo per cui gran parte della ricerca disponibile si basa su somministrazioni controllate della molecola isolata, non sul semplice consumo del frutto.

Cosa dice davvero la ricerca

La maggior parte degli studi sul pterostilbene riguarda modelli cellulari e animali, dove la molecola è stata osservata in relazione a diversi processi: attività antiossidante, modulazione di alcuni pathway metabolici, comportamento in modelli di stress ossidativo. Alcuni piccoli studi clinici pilota nell’uomo hanno esplorato l’effetto di supplementazioni di pterostilbene isolato (a dosaggi ben superiori a quelli ottenibili con la sola dieta) su parametri come il profilo lipidico, con risultati preliminari e non uniformi tra gli studi.

Va ribadita con chiarezza la distanza che separa questi dati – spesso ottenuti in vitro o su animali, e solo in minima parte su piccoli campioni umani – da conclusioni cliniche solide e generalizzabili. Al momento non esistono claim sulla salute autorizzati dall’EFSA per il pterostilbene, e la ricerca su questa molecola, pur promettente per alcuni aspetti di biodisponibilità, deve ancora essere confermata da studi clinici randomizzati di dimensioni adeguate.

Pterostilbene e resveratrolo: le differenze principali

Le due molecole condividono la famiglia chimica degli stilbeni ma non vanno considerate intercambiabili: il resveratrolo è più studiato in assoluto (con centinaia di trial clinici alle spalle, per lo più su outcome ancora dibattuti), mentre il pterostilbene vanta una letteratura più limitata ma un profilo di biodisponibilità orale teoricamente favorevole, proprio per la sua maggiore lipofilia. Anche le fonti alimentari sono diverse: uva e vino rosso per il resveratrolo, mirtilli in primo luogo per il pterostilbene.

Come si può includere nella dieta

Al di là degli integratori a base di pterostilbene isolato, il modo più semplice per beneficiare della presenza naturale di questa e altre molecole bioattive è includere regolarmente i mirtilli freschi o surgelati nella propria alimentazione, magari alternandoli ad altri frutti di bosco, nell’ambito di una dieta varia ricca di frutta e verdura, come raccomandato dalle linee guida nutrizionali generali.

Domande frequenti

Il pterostilbene è la stessa cosa del resveratrolo?
No, sono molecole diverse anche se chimicamente imparentate: il pterostilbene è un analogo dimetilato del resveratrolo, con una struttura leggermente differente e una biodisponibilità orale teoricamente superiore secondo gli studi preclinici disponibili.

In quali alimenti si trova il pterostilbene?
Principalmente nei mirtilli, in tracce nell’uva e in alcune varietà di legno utilizzate in medicine tradizionali extraeuropee, non validate dalla scienza occidentale.

Esistono claim EFSA autorizzati per il pterostilbene?
No, ad oggi non risultano claim sulla salute autorizzati dall’EFSA per questa molecola.


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