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C’è un amminoacido insolito che il corpo umano non riesce a produrre da solo, ma che le nostre cellule custodiscono con una cura particolare: possiedono un trasportatore dedicato, chiamato OCTN1, il cui unico compito sembra essere quello di far entrare questa sostanza nei tessuti e trattenerla il più a lungo possibile. Si chiama ergotioneina, e da qualche anno gli scienziati discutono se meriti di essere classificata come una vera e propria “vitamina condizionata”, anche se ufficialmente non lo è ancora. Vediamo che cosa si sa davvero, senza anticipare conclusioni che la ricerca non ha ancora raggiunto.

Che cos’è l’ergotioneina

L’ergotioneina è un amminoacido solforato naturale, chimicamente imparentato con l’istidina, capace di agire come antiossidante intracellulare. A differenza della maggior parte delle sostanze che introduciamo con l’alimentazione, non viene sintetizzata dalle piante superiori né dagli animali: a produrla sono soltanto alcuni funghi e alcuni microrganismi, in particolare cianobatteri e actinomiceti presenti nel suolo. Piante e animali, uomo compreso, la accumulano esclusivamente assorbendola dall’esterno, attraverso la dieta o, nel caso delle piante, dal terreno in cui crescono.

Ciò che rende l’ergotioneina particolarmente studiata non è solo la sua origine insolita, ma il modo in cui l’organismo la tratta una volta assorbita: viene concentrata in modo selettivo in midollo osseo, fegato, cristallino dell’occhio, globuli rossi e alcuni altri tessuti esposti a stress ossidativo, e vi resta per settimane, un tempo di permanenza molto più lungo rispetto alla maggior parte degli antiossidanti idrosolubili conosciuti.

Dove si trova naturalmente

La fonte alimentare di gran lunga più ricca sono i funghi, in particolare le specie eduli coltivate e selvatiche: gallinacci, funghi porcini, shiitake e, in generale, quasi tutti i funghi commestibili contengono quantità significative di ergotioneina, con variazioni anche ampie a seconda della specie e delle condizioni di coltivazione. Oltre ai funghi, si trovano quantità più modeste in alcuni cereali integrali come l’avena e in alcuni legumi, in particolare i fagioli neri e i fagioli rossi, probabilmente per un accumulo indiretto legato ai microrganismi del suolo. Anche il fegato di alcuni animali ne contiene tracce, sempre per effetto della catena alimentare.

Le abitudini alimentari incidono molto: in una dieta povera di funghi l’apporto giornaliero di ergotioneina può essere modesto, mentre popolazioni che consumano funghi con regolarità tendono ad avere livelli plasmatici più alti. Non esiste, ad oggi, un fabbisogno giornaliero raccomandato definito da EFSA o da altri enti regolatori europei: l’ergotioneina non rientra tra le sostanze per cui è stato stabilito un valore nutritivo di riferimento (VNR).

Cosa dice davvero la ricerca scientifica

L’interesse scientifico per l’ergotioneina è cresciuto molto negli ultimi quindici anni, soprattutto dopo la scoperta del trasportatore OCTN1 e la conferma che l’organismo umano investe energia per trattenerla selettivamente. Questo ha portato alcuni ricercatori, in particolare il gruppo dello studioso Bruce Ames, a proporre l’ipotesi che l’ergotioneina possa comportarsi come una “vitamina condizionata” o un micronutriente longevità-correlato. È importante essere precisi: si tratta di un’ipotesi di lavoro, sostenuta da studi osservazionali e da ricerche di laboratorio, non di una conclusione consolidata o di un claim approvato.

Gli studi osservazionali disponibili, condotti principalmente su popolazioni anziane, hanno rilevato un’associazione tra livelli plasmatici più bassi di ergotioneina e alcuni marcatori di invecchiamento cognitivo o di fragilità, così come alcuni studi hanno indagato una possibile associazione con il rischio cardiovascolare. Si tratta però di correlazioni osservate in coorti specifiche, che non dimostrano un rapporto di causa-effetto: persone che consumano più funghi potrebbero avere, nel complesso, abitudini alimentari e stili di vita diversi, ed è proprio questo il limite classico degli studi osservazionali in nutrizione.

Sul fronte degli studi di laboratorio e sui modelli cellulari, l’ergotioneina ha mostrato una capacità di neutralizzare specifiche specie reattive dell’ossigeno, in particolare il radicale idrossile e gli acidi ipocloridi, con un meccanismo d’azione diverso da quello di antiossidanti più noti come la vitamina C o la vitamina E. Anche in questo caso, però, si tratta di dati preclinici: gli studi clinici randomizzati e controllati sull’uomo, quelli che permettono di stabilire con maggiore certezza un effetto e la sua entità, sono ancora pochi e condotti su campioni piccoli o per periodi brevi. Non esistono, al momento, studi di ampia scala che dimostrino un beneficio clinico definito legato all’assunzione di ergotioneina come integratore.

Ergotioneina e integrazione alimentare: cosa dice la normativa

A livello europeo, l’ergotioneina non compare nel Registro dei claim nutrizionali e sulla salute dell’Unione Europea con un’indicazione autorizzata: nessuna dicitura che colleghi la sua assunzione a un beneficio per la salute è stata al momento validata dall’EFSA (European Food Safety Authority). Questo significa che qualunque prodotto o contenuto che affermi che l’ergotioneina “previene”, “cura” o “rallenta” un particolare processo di invecchiamento o una patologia userebbe un linguaggio non conforme al Regolamento (CE) 1924/2006 sui claim nutrizionali e sulla salute. È corretto invece parlare di essa come di una sostanza naturalmente presente in alcuni alimenti, oggetto di ricerca scientifica in corso, distinguendo sempre con chiarezza tra dati preclinici e osservazioni sull’uomo.

Domande frequenti sull’ergotioneina

L’ergotioneina è la stessa cosa della melatonina o della glutatione?

No. Nonostante venga talvolta accostata ad altri antiossidanti endogeni come il glutatione, l’ergotioneina ha una struttura chimica e un metabolismo distinti. Il glutatione viene sintetizzato dall’organismo stesso, mentre l’ergotioneina deve necessariamente provenire dalla dieta, perché l’uomo non possiede gli enzimi per produrla.

Cucinare i funghi distrugge l’ergotioneina?

L’ergotioneina è una molecola termicamente piuttosto stabile rispetto ad altri composti bioattivi sensibili al calore: diversi studi di settore indicano che una parte consistente resiste alla normale cottura domestica, sebbene le percentuali esatte di perdita varino in base al metodo di cottura e al tempo di esposizione al calore.

Esistono integratori di ergotioneina?

Sul mercato sono presenti integratori a base di ergotioneina, spesso ottenuta per via fermentativa. Come per qualunque integratore alimentare, la scelta va valutata con un professionista sanitario, verificando che le informazioni riportate in etichetta rispettino la normativa e non attribuiscano proprietà terapeutiche non autorizzate.

Noebis Pharma: chi siamo

Noebis Pharma è un’azienda italiana, gestita da farmacisti, che produce i propri integratori in stabilimento proprio e offre anche un servizio di produzione conto terzi per altri marchi del settore. Prima di iniziare l’assunzione di un nuovo integratore, in presenza di terapie farmacologiche in corso, gravidanza o allattamento, è sempre consigliabile un confronto con il proprio medico o farmacista di fiducia.